domenica 10 giugno 2018

Parlare due o più lingue - Gli effetti sulla personalità

Poliglotti come camaleonti: "Se parlano un'altra lingua cambiano personalità"

Secondo una tesi pubblicata sul giornale The Economist le persone cambiano atteggiamento a seconda del linguaggio parlato. E uno studio pubblicato su Neurology: il multilinguismo allontana il rischio di demenza.

POLIGLOTTI simili a camaleonti. Pronti a cambiare personalità quando parlano in un'altra lingua. Assumendo così di volta in volta toni e atteggiamenti diversi.
E' l'altra faccia del bilinguismo.

Persone che saltano da un linguaggio all'altro e come Zelig, nel film di Woody Allen, si trasformano. Assorbendo completamente un'altra cultura si plasmano. Fino a modificare la loro visione del mondo. E' il semplice fatto di esprimersi in un idioma diverso da quello imparato da bambino, a far emergere aspetti nuovi del proprio carattere.

A raccogliere le voci di una serie di esperti che sostiene la tesi del 'multilinguismo camaleontico' è il giornale The Economist, che da tempo ha dato vita anche a un blog sul linguaggio. 
Si chiama Johnson, in onore dell'autore del dizionario inglese Samuel Johnson ...


Linguaggio e visione del mondo 
Ad aprire il dibattito, in un articolo pubblicato su The Economist, un'intuizione di Benjamin Lee Whorf, un linguista statunitense morto nel 1941. Fu lui infatti a sostenere per primo il rapporto fra idioma e visione del mondo, un tema ribattezzato Whorfianism. 
Numerosi psicologi ed esperti hanno continuato nel tempo a seguire questa strada e sono convinti che il linguaggio possa influenzare il pensiero.

"Pensiero e parola" 
Non ci sono dubbi sul fatto che avere accesso a diverse culture influisca direttamente sul modo di essere dell'individuo. Padroneggiare una seconda lingua il più precocemente possibile permette di avere una marcia in più in diversi campi. Secondo uno studio di un anno fa, i poliglotti riuscirebbero a capire più velocemente qual è la scelta giusta in una situazione di conflitto. 

La personalità 
Ma parlare una lingua piuttosto che un'altra potrebbe anche cambiare la personalità delle persone. Almeno ne sono convinti diversi psicologi che hanno studiato una serie di comportamenti. Dal momento che è quasi impossibile essere perfettamente bilingui, nella maggior parte dei casi si è più forti in uno dei due idiomi. Ed è proprio questo aspetto a cambiare, secondo i sostenitori del Whorfianism, l'atteggiamento di chi parla che, sentendosi più insicuro in determinate situazioni, finisce per modificare atteggiamento. 

La lingua madre 
Inoltre i poliglotti pensano più lentamente quando parlano una lingua straniera e per questo si sentono in qualche modo 'diversi' quando fanno conversazione. Mentre quando invece tornano alla lingua madre acquistano sicurezza, sono più spontanei, spesso più sciolti e persino più divertenti. Numerosi test di psicologi hanno dimostrato che è perfettamente bilingue, si comporterà in modo diverso parlando il linguaggio che conosce di più. Un portoricano di New York, ad esempio, sarà più sciolto in spagnolo anche se parla perfettamente inglese. 

"Allontana rischio di demenza" 
Nel tempo sono stati pubblicati numerosi studi sull'effetto del bilinguismo sul cervello. Secondo una ricerca indiana dell'Institute of Medical Sciences di Hyderabad, appena pubblicata su Neurology, parlare una seconda lingua può ritardare l'insorgenza di tre tipi di demenze. I ricercatori hanno analizzato un campione di 700 persone e hanno visto che coloro che parlavano due lingue si sono ammalate più tardi di Alzheimer, di demenza fronto-temporale e di demenza vascolare rispetto a coloro che parlavano una sola lingua.


Si cambia personalità cambiando lingua?

Il linguaggio e personalità sembra essere un problema di causa ed effetto.

Le lingue hanno un impatto sulla personalità a causa della gente con cui si pratica e delle interazioni sociali. 

Ogni lingua è dotata di una società culturale diversa nella quale è inclusa la sua storia e le sue usanze. Capita che le persone che parlano una lingua diversa si sentono come se fossero persone diverse perché adattano e modificano la loro personalità per potersi integrare nell’altra cultura. 

Gli studenti che studiano italiano a volte si sentono diversi quando parlano italiano in classe perché i riferimenti culturali sono italiani e si devono adattare anche alla cultura italiana, perciò l’adattamento non è solo linguistico ma anche mentale. Inoltre, le parole, specie quelle identiche, hanno significati diversi in italiano in contrasto all’inglese; un esempio sono le espressioni idiomatiche, che fanno riflettere molto gli studenti prima che ne possano capire il significato e le possano usare bene nelle conversazioni. 

Anche quando si legge si può aveva una sensazione diversa in base alla versione inglese o italiana, perché nel linguaggio e nella lettura c’è sempre la cultura. Da questo possiamo capire perché molti studenti non fanno i progressi che dovrebbero durante l’apprendimento dell’italiano: resistono alla cultura perché senza esserne consapevoli sentono anche un cambiamento nella loro personalità.

Dalla mia auto-osservazione tra l’inglese e l’italiano, la gran parte della differenza è dovuta allo stile linguistico di fornire informazioni piuttosto che sulle altre proprietà critiche del linguaggio. 

Per esempio, quando si tratta di espressione emotiva, l'inglese di solito tende ad essere più semplice, mentre l’italiano lo fa in un modo più sottile e meno trasparente. Quindi l’inglese è diritto al punto e più specifico mentre l’italiano ci gira intorno al punto ed è meno specifico. Detto questo è comprensibile attribuire alcuni tratti della personalità culturale a questa differenza anche se, in entrambi i casi, non ha nulla a che fare con la forza e la qualità delle emozioni ma solo nel modo di come vengono usate le espressioni scritte o parlate tra una cultura e l’altra. Molte persone sono a conoscenza di come una lingua non ha solo parole perché la parte della cultura è la parte più difficile da cogliere (che è la connotazione delle parole; la stessa parola può avere un significato diverso a secondo del luogo o della lingua) soprattutto quando non si studia la lingua nel paese dove viene parlata. 

Alcune persone imparano una lingua perché ne sono attratti, ma la lingua non s'impara in isolamento ma contemporaneamente e insieme alla sua cultura.

Per finire, bisogna ampliare la propria visione e aprire la propria mente a un modo più vario di pensare, e questo influenza la personalità di chi impara e cambia la lingua; un processo lungo, difficile e che a volte porta disagio.


Bilinguismo e mente: le lingue modellano la nostra capacità di elaborare le informazioni

Le prime ricerche sul bilinguismo, condotte prima del 1960 avevano legato il bilinguismo a punteggi più bassi di QI, a deficit cognitivi e anche a ritardo mentale. 

Questi studi avevano riferito che i bambini monolingui erano fino a tre anni più avanti dei bambini bilingui, sia in intelligenza verbale che non verbale. Da questi studi, è cresciuta una percezione da parte del pubblico che il bilinguismo portasse ad un 'handicap del linguaggio'.

"Parlando con i miei studenti delle loro esperienze d'infanzia, ho scoperto che molti di loro erano stati scoraggiati dal parlare due lingue durante la crescita. Questo era basato su una percezione sbagliata che così facendo si sarebbe ritardato lo sviluppo", dice la Prof.ssa Yang Hwajin, psicologa cognitiva e dello sviluppo della Singapore Management University (SMU).

Da allora, questi primi studi linguistici sono stati ampiamente smentiti, e i linguisti non credono più che il bilinguismo provochi deficit cognitivi. "Quello che abbiamo trovato negli ultimi tre decenni, è che il bilinguismo ha un impatto notevole sulla funzione cognitiva, sul modo in cui pensiamo, prendiamo decisioni, percepiamo le cose, troviamo soluzioni e così via", osserva.

In realtà, il multilinguismo può conferire una forma molto utile di allenamento cognitivo, dice la prof.ssa Yang. "Per esempio, io parlo coreano e inglese. Quando parlo inglese, devo inibire i pensieri di grammatica coreana, e concentrarmi sulla grammatica inglese, le due lingue non condividono nessuna struttura grammaticale. Parlare queste due lingue mi ha addestrato a inibire le distrazioni e a concentrarmi meglio".

La ricerca della prof.ssa Yang sul bilinguismo è cresciuta naturalmente dal suo interesse per i fattori che influenzano la funzione esecutiva del cervello, quella che dirige i processi che ci permettono di risolvere i cruciverba, di decostruire l'ultimo episodio di Game of Thrones, o di ricordare quello che abbiamo avuto per cena la settimana scorsa.

Essere bilingue ha dimostrato di migliorare la funzione esecutiva del cervello, e anche di ritardare l'insorgenza della demenza o dell'Alzheimer. 

"Ero interessata ai fattori che influenzano tale controllo esecutivo, in quanto possono a loro volta formare le nostre prestazioni sul lavoro, a scuola, e in altre parti della nostra vita. Dopo tutto, le funzioni cognitive più cruciali influenzano la nostra vita in vari ambiti, indipendentemente dall'età", dice.
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Un altro settore che la prof.ssa Yang vorrebbe esplorare è la biologia che sta dietro l'acquisizione della seconda lingua. In particolare, i bilingui mostrano modelli diversi nell'anatomia e nella fisiologia del cervello? 

"Finora ci siamo concentrati sui dati comportamentali, come le prestazioni e l'attitudine al lavoro. Non abbiamo ancora toccato le neuroscienze (il cervello) in particolare nel contesto asiatico. Ad esempio, sarebbe interessante esaminare quali cambiamenti ha prodotto il bilinguismo nel mio cervello negli ultimi 20 anni, e se questo può a sua volta essere associato al mio comportamento", ha concluso.


C'è però chi sostiene che il multilinguismo dà alla mente una marcia in più ma presenta anche qualche rischio che è bene conoscere.

La scienza scopre anche l’altra faccia del bilinguismo non sempre positiva: il disadattamento.
Secondo una ricerca americana di David Luna del Baruch College di New York e Laura Peracchio della University of Wisconsin-Milwaukee, infatti, chi conosce due lingue è in grado di passare rapidamente da uno stato mentale all’altro scatendando un effetto "doppia personalità".

Il bilinguismo, infatti, induce a vedere le cose in maniera differente a seconda dell’idioma che si sta usando in un dato momento.

Apprendere le lingue ha, tuttavia, più effetti positivi che negativi. Così, ad esempio, a furia di attivare uno o l’altro degli stati si "rinforzano" le cellule celebrali, facendole invecchiare più lentamente, ma capita anche di vedere letteralmente il mondo sotto punti di vista diversi.
Nel corso della ricerca, pubblicata dal britannico New Scientist sono stati osservati i comportamenti di un gruppo di donne che parla indifferentemente spagnolo e inglese.
I ricercatori hanno mostrato loro una serie di pubblicità, prima in inglese e poi, dopo diversi mesi, in spagnolo. Le donne dovevano giudicare le protagoniste dello spot. Quando vedevano lo spot in spagnolo, giudicavano le attrici donne indipendenti, intraprendenti, capaci di scelte anche rischiose; quando invece la visione dello stesso spot era in inglese, le protagoniste apparivano come donne sole, senza speranza e confuse.
Imparare le lingue, dunque, va bene ma con moderazione.
Articolo completo qui: www.staibene.it

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