giovedì 28 luglio 2016

La verità ci renderà liberi...di restare come siamo?

Curioso il fatto che ci si concentri sempre sullo spiegare, svelare, informare...

Eppure i fatti in sé, le informazioni, o nuove spiegazioni, rappresentano al massimo una NUOVA MAPPA del territorio, e come tale potrebbe determinare un cambiamento nella persona, ma... si sta sempre parlando di una risposta all'informazione, di una reazione che l'individuo dovrebbe mostrare al nuovo dato!
Si tratta di un "fare", ma rispondere "si" o "no" dipende inevitabilmente dalle nostre personali predilezioni, ovvero da ciò che SIAMO. La realtà ed i nostri comportamenti dipendono da ciò che siamo, dall'essere, non dal fare.

Dunque qualunque informazione non può cambiare la persona, in quanto la summa delle informazioni in suo possesso già ci indica la sua predilezione, ovvero a quali informazioni abbia voluto credere e a quali no in ragione della sua qualità esserica.
Qualunque nostro reale cambiamento non dipende da ciò che sappiamo, ma da come reagiamo a tale conoscenza, da ciò che siamo!

E questo vale anche per noi persone "moderne", dove la parte razionale e informa-tica della mente governa le nostre vite, mentre la parte intuitiva è relegata al ruolo di "decoratore" perché reputata inaffidabile al pari di un bambino.

Un reale cambiamento sopravviene invece quando la parte informatica finisce in una strada senza uscita, inducendovi enweaking.
Solo quel tipo di informazioni, quelle che mostrano una via chiusa, senza speranza, se incorporate, produrrebbero quel cambiamento personale di cui si parla, ma come effetto secondario.
Ma ho detto "produrrebbero"...

Infatti, per lo stesso meccanismo che ci ha portato a cercare e conservare alcune informazioni e ad eliminarne o ignorarne altre, qualunque avvicinamento reale di informazioni "scomode" produce un indurimento della membrana di apprendimento quale meccanismo di difesa verso elementi verso i quali sperimentiamo repulsione.

L'ego adotta la filosofia "squadra vincente non si cambia". La formazione viene considerata vincente sino alla morte. Difatti è solo la morte, o il paventato pericolo di morte, ad indicare all'ego che una formazione non sia più vincente!
Forse per questo il buon Don Juan (Castaneda) diceva che un Maestro non può far nulla di diverso dal mettere trappole...

In mancanza di un radicale cambiamento nella nostra gerarchia interna di poteri e priorità, i reali cambiamenti che incontreremo saranno tutti accompagnati da una crisi (enweaking) e psichicamente traumatici.

Nessun benessere dovrebbe essere considerato tale se alcune parti di noi non sono state invitate. Questo tipo di alternativa, molto gettonata ai tempi attuali, fa perder la vista all'Anima.

[Eros Poeta - LA VIA CHIUSA]

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