sabato 5 dicembre 2015

Brasile, non è un disastro: è un crimine ambientale

(foto: la città di Mariana dopo il disastro)
Il fango tossico fuoriuscito dalla rottura di due dighe della società mineraria Samarco ha ormai ha raggiunto l’Atlantico. I piani di evacuazione non sono scattati, i conflitti di interesse della politica sono molti e la multa che la società dovrà pagare è un’inezia rispetto al fatturato

Janaina Cesar

Lo tsunami velenoso costituito da 62 milioni di metri cubi di fanghi e residui tossici fuoriusciti dal cedimento delle dighe Fundao e Santarem, di proprietà della società mineraria Samarco, ha devastato il bacino del fiume Rio Doce nella regione di Minas Gerais ed è arrivato all'Atlantico, inquinando le spiagge di Espirito Santo. Ora cammina verso il sud della Bahia . Questo senza dubbio è il più grande disastro ambientale della storia del Brasile (la mappa interattiva della zona interessata).

Nessuna sirena è suonata. Nessuno piano di evacuazione è stato messo in atto. I pochi fortunati che hanno saputo quel che stava accadendo hanno avuto la notizia per telefono. Gli altri, sfortunati, sono stati travolti dal fango tossico contaminato da piombo, mercurio, arsenico. Spazzatura proveniente dalla lavorazione delle miniere. Il risultato della catastrofe: 11 persone sono morte, 12 scomparse, una migliaio di sfollati e tutta una biodiversità distrutta. Solo dal fiume Rio Doce, sono stati prelevati duemila tonnellate di pesci morti...


Vista aerea del villaggio di Bento Rodrigues (Douglas Magno/AFP/Getty Images)

È senza dubbio il più grande disastro ambientale della storia del Brasile. E non è stato fatto niente per salvare chi ne è stato travolto. Perché un piano di sicurezza esisteva, ma non era mai stato messo in pratica dell’azienda.

I fanghi tossici hanno raggiunto l'Oceano Atlantico nello stato di Espirito Santo.

L’indagine

Le dighe si sono rotte il 5 novembre e dopo venti giorni dall'accaduto l’azienda non sa ancora spiegare che cosa sia successo quel giorno e il suo presidente Ricardo Vescovi, ha sottolineato che il tempo per avere una risposta va da sei mesi a un anno. Samarco ha annunciato delle misure di emergenza per aiutare la popolazione locale, tuttavia mancano chiarimenti sulle dinamiche

Com'è possibile che un'azienda con un fatturato di 2,8 miliardi di Real (705 milioni di euro,ndr) non sappia spiegare che cosa sia successo in quel giorno? Perché non aveva un piano di evacuazione e sicurezza, un sistema di barriere per impedire che il fango arrivasse nel fiume e nel mare, neanche una sirena avevano per avvertire la popolazione locale?

Sfollati nel villaggio di Bento Rodrigues (Douglas Magno/AFP/Getty Images)

L'azienda ha provato a limitare l’accesso al sotto-distretto di Bento Rodrigues, luogo dove sono costruite le dighe-rifiuti. Loro, i responsabili del disastro, erano quelli che avevano in mano l’indagine. Hanno chiuso le vie d'accesso a Bento Rodrigues, nessuno entrava e nessuno usciva. Agli sfollati che sono stati alloggiati negli alberghi del paesi vicini è stato chiesto il silenzio stampa. A denunciare questa bizzarra situazione è stata la giornalista Laura Caprioli. La situazione però non sembra molto cambiata.

La verità è che il piano di sicurezza esisteva, ma non era mai stato messo in pratica dell'azienda.
È stato elaborato nel 2009 dall'azienda paulista Rescue Training International (RTI). Secondo il suo direttore Randal Fonseca, nel piano erano incluse anche delle esercitazioni con la popolazione nel caso di una situazione di emergenza e dice che tale piano non è stato messo in pratica per una crisi economica.


Vista aerea del villaggio di Bento Rodrigues (CHRISTOPHE SIMON/AFP/Getty Images)

I responsabili del disastro erano quelli che avevano in mano l’indagine. Hanno chiuso le vie d'accesso a Bento Rodrigues. Agli sfollati che sono stati alloggiati negli alberghi del paesi vicini è stato chiesto il silenzio stampa

La responsabilità del gruppo Vale

Fondata nel 1977, la Samarco è una controllata dal gigante minerario brasiliano Vale e dall’anglo-australiana Bhp Billiton. La Vale non ha mai ammesso nessuna responsabilità sull’accaduto, ma secondo il giornale Folha de S.Paulo, l’azienda non è solo un'azionista che detiene il 55% della Samarco, ma usava anche la diga Fundao per depositare il suo pattume minerario. La Vale ha confermato l’esistenza di un contratto per lo scarico nel Fundao. Il che vuole dire sfruttamento al massimo delle ricorse e della capacità di contenimento della diga.

Da notare che la Vale ha finanziato la campagna politica di vari parlamentari e di vari partiti, avendo donato circa di 49 milioni di Real, il partito che ha ricevuto di più è stato il Pmbd, circa 23 milioni di Real. Tale partito ha indicato il ministro delle miniere e energie e vari dirigenti dell'ente Departamentos Nacionais de Produção Mineral (Dnom). In questo senso è difficile anche capire come la commissione parlamentare del Rio Doce possa non avere un serio conflitto d'interesse. La commissione che lavora per la preservazione e recupero del bacino del fiume, è formata da 21 deputati di Minas Gerais e Espirito Santo, di cui 12 hanno ricevuto 388,7 mila Real in donazione politica dalla Vale.



Nel 2014 un procuratore dell'ente aveva chiesto addirittura l'embargo della diga Fundão. Perché non hanno accolto la sua richiesta?

L’embargo ignorato

Intanto si scopre che Samarco ha ricevuto due multe dall'Ibama - Instituto Brasileiro do Meio Ambiente e dos Recursos Naturais Renováveis – per disboscamento della vegetazione oltre a quello consentito e la mancata riforestazione di un’area di 263 ettari. Nel 2014 un procuratore dell'ente aveva chiesto addirittura l'embargo della diga Fundão. Perché non hanno accolto la richiesta del procuratore dell'Ibama?

La Procura della Repubblica ha aperto l’indagine per capire chi è o chi sono i colpevoli di questo crimine, visto che dal 2013 anche le autorità brasiliane sapevano che la diga fosse a rischio di crollo ma le operazioni sono andate avanti. Oltre al procuratore, sono numerose le persone ed enti che vedono la devastazione non come un disastro, ma come un crimine vero e proprio. Su facebook e twitter è iniziata la campagna #naofoiacidente(non è stato un incidente, ndr).

Ma a parlare chiaramente e in faccia ai dirigenti della Samarco è stato Enivaldo dos Anjos durante un incontro alla camera dei deputati di Espirito Santo. «Come potete essere sorpresi dalla rottura della questo [rottura diga]? Non riesco a capire come una società come Samarco possa essere sorpresa quando si costruisce un deposito di rifiuti che può esplodere e finire nel fiume. Qual è la logica di questa sorpresa di fronte a una tragedia ambientale? È stata una vostra mancanza di responsabilità. Voi siete dei criminali per ciò che avete causato a Espirito Santo e Minas Gerais. Dov'è la responsabilità sociale di una società delle dimensioni di Samarco?»

Ora la Samarco dovrà pagare 250 milioni di Real per i danni, nulla al confronto del suo fatturato annuo

Habeas corpus

Per paura di essere arrestato, il presidente dell'azienda Ricardo Vescovi, ha chiesto unhabeas corpus di carattere preventivo. Questo perché il giudice Menandro Taufner Gomes, della prima sezione della Fazenda Pública Estadual, Registro Público e Meio Ambiente, aveva chiesto il suo arresto e che fossero applicate multe giornaliere nel valore di 300 mila Real nel caso una serie di misure di emergenza non fossero state accolte entro il 27 novembre, il prossimo venerdì.

La presidente Dilma Rousseff ha paragonato il disastro ambientale, alla catastrofe della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, che nel 2010 ha inquinato il Golfo del Messico. Ora la Samarco dovrà pagare 250 milioni di Real per i danni, nulla al confronto del suo fatturato annuo.

Fonte: www.linkiesta.it


Ricordiamo che la ditta che gestisce la diga, la Samarco Mineracao Sa, è controllata dalla brasiliana Vale ma anche dalla anglo-australiana Bhp Billiton, entrambi colossi delle miniere.

La BHP Billiton è controllata a sua volta dalla Royal Dutch/Shell che, insieme alla Exxon Mobil, la Chevron-Texaco e la BP Amoco, sono i quattro colossi del mercato dell'energia. Non solo possiedono il petrolio, ma praticamente tutte le fonti energetiche del pianeta. Vogliamo anche ricordare che soldi e petrolio sono alla base di tutti i conflitti e le guerre in atto?
La regina d’Olanda Juliana e Lord Victor Rothschild sono i maggiori azionisti di Royal Dutch/Shell.
Sarebbe stato strano che non ci fosse lo zampino della famiglia che controlla quasi tutto su questa Terra..
Ma le responsabilità, chi se le prende?
Catherine


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