sabato 27 luglio 2013

L'invasione degli intraterrestri (seconda parte)


Nel sottosuolo reale e nel sottosuolo della Storia ci mena l’ingegnere polacco, Ferdinand Ossendovsky: nel suo celebre libro, “Uomini, bestie e dei”, sono citati i luoghi noti come Shamballah ed Agarthi. 

Lo scrittore narra l’odissea occorsagli tra il 1920 e il 1921 quando, attraversando l’Asia centrale, avrebbe scoperto l’entrata di uno straordinario regno ipogeo. Ospite poi del Bogdo Khan di Mongolia, venne a sapere che più di sessantamila anni fa un santo scomparve nel sottosuolo con un’intera tribù e non riapparve mai sulla faccia della Terra. Tuttavia, da allora, molte persone hanno visitato quel regno: Sakyamuni, Undur Gheghen, Khan Baber ed altri ancora. Nessuno sa dove si trovi questo luogo. Alcuni indicano l’Afghanistan, altri l’India. Tutti coloro che vivono nel regno scavato nella terra sono salvi dal Male ed entro i suoi confini il crimine non alligna. La scienza ha potuto svilupparsi pacificamente e non esiste minaccia di distruzione. Il popolo sotterraneo ha raggiunto le vette della conoscenza. Oggi è un grande regno popolato da milioni di uomini e il Re del mondo è il loro sovrano. Egli conosce tutte le forze della natura, legge in tutte le anime umane e nel grande libro del loro destino. Infine governa non visto ottocento milioni di uomini sulla superficie della Terra ed essi seguono ogni suo ordine...


Secondo la leggenda, narrata da René Guénon nel saggio “Il Re del mondo”, trenta o quaranta secoli fa esisteva nel Gobi una civiltà che, in seguito ad una catastrofe, forse nucleare, fu falcidiata. Il Gobi diventò un deserto e gli scampati emigrarono: alcuni verso l’Europa settentrionale, altri verso il Caucaso. I maestri della civiltà, i detentori della conoscenza, si insediarono in un immenso labirinto di caverne sotto la catena dell’Himalaya. Colà si scissero in due gruppi, seguendo l’uno la via della mano destra, l’altro la via della mano sinistra. La prima via avrebbe trovato il suo centro in Agarthi, luogo di contemplazione e di saggezza; la seconda sarebbe passata per Shamballah, città della sopraffazione e della potenza le cui forze comandano agli elementi, alle masse umane ed affrettano l’arrivo della Storia allo spartiacque dei tempi.

Costantino Paglialunga ha dedicato una monografia agli abitanti della Terra cava. Paglialunga ritiene che il nostro pianeta non sia una sfera con un nucleo di magma incandescente, ma che, escluso uno strato esterno spesso 1250 km, sia vuoto e dotato di un sole centrale dalla luce dorata in grado di illuminare e riscaldare i continenti disposti lungo la superficie interna della crosta. La lava occuperebbe solo la zona mediana della falda esterna del pianeta e, sempre in quella zona, la polarità della gravità si invertirebbe, permettendo agli abitanti sotterranei di aderire al loro suolo, rovesciato rispetto al nostro. Sarebbe possibile accedere al mondo interno attraverso aperture circolari che periodicamente si formano ai Poli o anche passando per altri varchi del pianeta (pure in Italia) o mediante ingressi interdimensionali.

Innumerevoli leggende rievocano luoghi meravigliosi come Eldorado, Shamballah, Shangri-là, Agarthi… popolati, secondo Paglialunga, da terrestri evoluti, tra cui molti scienziati, extraterrestri appartenenti a diversi livelli evolutivi, i Grigi (?) originari del sole centrale di Giove, eredi di popolazioni che abitavano in continenti distrutti da cataclismi.

Paglialunga annota: “E’ indispensabile chiarire che in Occidente il termine Agartha si usa per identificare un altro continente sotterraneo localizzato nel nord della Terra. Si estende in corrispondenza della parte settentrionale dell’Europa, della Russia, dell’Alaska e del Canada… E’ un luogo di espiazione per tutti gli esseri che hanno condotto un’esistenza dissoluta”.

In alcuni casi, le leggende sui regni sotterranei si legano alle visite, avvenute in tempi remoti, di esseri dello spazio. Si pensi all’épos concernente Akakor.

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