In America, intorno alla metà degli anni Sessanta del Novecento, si delinea un nuovo movimento artistico, l’Iperrealismo, la cui denominazione deriva dalla esplicita volontà di riprodurre la realtà in maniera quanto più dettagliata e precisa possibile, al punto da non poter più distinguere un dipinto da una fotografia.
Affermatosi come decisa reazione all’Astrattismo che aveva dominato la prima metà del secolo, l’Iperrealismo spesso prevede l’uso del mezzo fotografico come punto di partenza per garantire una assoluta aderenza al reale, tra primissimi piani e panoramiche.
Coniato nel 1973 dal gallerista belga Isy Brachot, il termine Hyperréalisme fu il titolo della mostra organizzata da quest’ultimo nella sua galleria di Bruxelles, mostra che vide protagonisti alcuni importanti esponenti americani ed europei in pittura e scultura, tra cui Duane Hanson, Richard Estes e Chuck Close...
Ron Mueck – Boy – 1999
Il quotidiano come soggetto artistico e la scultura iperrealista
Dal punto di vista contenutistico l’Iperrealismo trova nella vita quotidiana – fin negli aspetti più banali e perfino triviali – il suo soggetto di indagine prediletto.
In scultura, attraverso l’impiego di calchi in resina, poliestere o vetroresina, l’azzeramento tra realtà e finzione è tale da portare il pubblico a non sapere distinguere tra realtà e arte, complice anche l’utilizzo di materiale organico, come veri peli e capelli, oltre che di reali accessori e capi di vestiario.
"Cleaning lady", di Duane Hanson (1972)
A tal proposito, appare emblematica la scultura Donna delle pulizie a riposo di Hanson, collocata al MoMA, non in una sala del Museo ma in un angolo di passaggio, ingannando così molti visitatori, in conformità con le intenzioni dell’artista.
Consenso del pubblico e controversie critiche
Particolarmente apprezzato dal pubblico, l’Iperrealismo ha suscitato perplessità nella critica, talvolta a ragion veduta vista la tendenza di alcuni artisti a una riproduzione acritica che nulla aggiunge alla realtà.
Non mancano tuttavia artisti in grado di suscitare riflessioni con le loro opere, mettendo lo spettatore di fronte a una realtà non edulcorata, fatta di madri di famiglia esauste, coppie annoiate e corpi che mostrano segni di cedimento. Tali rappresentazioni risultano particolarmente forti in una società dove la perfezione estetica è considerata alla stregua di un valore morale.
Ron Mueck al lavoro
Tra gli artisti che in anni recenti hanno saputo intercettare il gusto del pubblico, creando una forte empatia nello spettatore, non si può non citare lo scultore australiano Ron Mueck, classe 1958, le cui opere ci mettono di fronte alla nuda realtà dell’esperienza umana, suo campo di indagine elettivo, dal concepimento alla morte.
Fonte: www.frammentirivista.it




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