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martedì 3 marzo 2020

Oltre Darwin

di Pietro Buffa

Da quando Charles Darwin (1809-1882) propose nel 1859 la sua ormai storica teoria sull'evoluzione delle specie per selezione naturale (1), essa cominciò sempre più ad influenzare il pensiero umano mettendo le basi ad una possibile visione alternativa a quella in vigore, che vedeva l'uomo come l'ultimo atto di un processo di creazione divina.

La teoria fu elaborata dopo cinque anni di studi sui fossili ed una attenta osservazione delle specie viventi negli incontaminati habitat naturali della pampa argentina e delle isole Galapagos.

Darwin riuscì ad estrarre in quegli anni una gigantesca mole di dati che lo portarono ad affermare come persino l'uomo moderno (Homo sapiens), al pari di tutte le altre specie viventi, doveva essere considerato come un prodotto dell'evoluzione.

Il successivo ritrovamento dei resti fossili dell'uomo pleistocenico di Neanderthal (1856), a pochi anni dalla pubblicazione della sua teoria, gli dette ulteriore conferma. Per la chiesa, le nuove scoperte furono inaccettabili, subito viste come una minaccia a tutte quelle elaborazioni teologiche basate sul libro della genesi, secondo il quale, tutta l’umanità discenderebbe da una sola coppia di esseri umani già moderni, fatti ad immagine e somiglianza di un Dio creatore che, infondendo in loro un "alito di vita", li rese e ci rese differenti da ogni altra specie vivente. Darwin spodestava l'uomo dal suo piedistallo e, nonostante i forti attacchi e le numerose critiche alla sua teoria, il velato odore di una scoperta rivoluzionaria era ormai nell'aria, pronta a mettere l’uomo sulle razionali tracce della sua identità biologica, come mai prima di allora ...