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sabato 19 luglio 2025

Il piccolo Albert

John Broadus Watson, nato nel 1878, è conosciuto come il padre del comportamentismo. Siamo nel periodo in cui la psicologia adotta sempre di più una metodologia sperimentale che la avvicina alle altre scienze e l’importante diventa cogliere le relazioni tra ambiente e comportamento. 

Per questo motivo appena ottiene una cattedra alla John Hopkins University si fa allestire un laboratorio per lo studio del comportamento umano e animale. Negli anni del primo dopoguerra, la scienza psicologica fa i bagagli dal Vecchio Mondo e si trasferisce in America, dove troverà fertile terreno di studiosi pronti ad accoglierla.
Rosalie Rayner, classe 1898, è stata studentessa, collaboratrice e in seguito moglie di Watson. Non ancora sposati, hanno condotto l’esperimento noto come “Piccolo Albert”, dal nome del bambino partecipante allo studio, chiamato Albert B. 

Torniamo quindi negli anni 20, cercando di capire quali erano i presupposti alla base dello studio. In letteratura il dibattito è relativo alla possibilità o meno di originare diversi tipi di risposte emotive nei soggetti, ma mancano ancora evidenze scientifiche a supporto di una posizione. 
Watson e Morgan hanno appena elaborato una teoria, che afferma che nell’infanzia vi è un limitato numero di pattern di risposta emotiva osservabili, riconducibili a paura, rabbia e amore. S’immaginano anche che sia possibile elicitare questi pattern con stimoli piuttosto semplici, mentre nell’adulto la situazione sembra essere molto più complessa e quindi più difficile da studiare...