Si chiama digital divide, e significa barriera digitale. Con questo termine si intende la linea ideale di demarcazione che separa le persone che accedono regolarmente all’informazione in rete (informazione “digitale”, appunto) da quelle che non lo fanno.
Fin dagli esordi di Internet ha cominciato a notarsi questa forte differenza, nel momento in cui i “non-utenti” continuavano a ricevere informazioni da un unico punto di vista – quello istituzionale – mentre gli utenti della rete scoprivano che molte questioni importanti, come ad esempio la guerra del Kosovo, potevano anche essere viste dal lato opposto – quello del popolo serbo, in quel caso – cambiando completamente di colore.
Chi guardava la televisione, o leggeva la stampa mainstream, sentiva un’unica voce a reti unificate: “I ribelli serbi seminano il terrore nei villaggi albanesi, ammazzando donne e bambini senza pietà”. Chi invece andava in rete scopriva anche che “i ribelli serbi” erano stati addestrati, finanziati ed armati segretamente dagli americani. Poi poteva trarre le sue conclusioni.
Il salto di qualità fu immediato, e fin dai primi anni di Internet …
