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martedì 4 luglio 2023

JEANS: una affascinante storia dal tessuto denim al capo d'abbigliamento

Il mondo cambia, i blue jeans
no. E se non esistessero, bisognerebbe inventarli.
(Jean Baudrillard) [1]


Un segno universale
 
Universali, transazionali, indipendenti dalla razza, dalla nazione, dallo status politico e sociale (si pensi, negli anni sessanta, al movimento studentesco i cui giovani indossavano il jean "made in USA" pur ispirandosi a Mao e alla Cina), adatti a tutti e da tutti utilizzati: dall'avvocato quando va alla partita, al giovane professionista che li indossa assieme alla giacca ed alla cravatta, quando vuole sottolineare di non essere (ancora) completamente integrato; ed ancora li indossa la ragazza che ha il piacere di mostrare le gambe lunghe e il sedere alto; e naturalmente li indossa lo studente e l'operaio, l'immigrato e il gitante. Insomma proprio tutti.

Qui, brevemente, si narra la storia di un successo quotidiano [2] che qualcuno ha chiamato cult objects. Gli usi, i costumi e gli oggetti che rendono tangibili le culture degli uomini sono oggi più o meno simili dappertutto; la gente si comporta in maniera analoga e tende a spostare le differenze dal piano della geografia a quello della storia, dallo spazio al tempo, dall'esotico alla moda. Fra New York e Mosca, fra Tokio e Pechino, tra Parigi e Rio de Janeiro, perfino gli umori sono sempre più simili, e soprattutto in via di ulteriore omologazione. Osservare tale diffusione planetaria nel caso dei jeans è accessibile, tanto che normalmente non ci si fa caso. In un mondo così arbitrario e simbolico come quello dell'abbigliamento il jean rappresenta una grande rivoluzione ...


[1] Filosofo francese, citazione tratta dal breve saggio "Il mondo cambia, i blue jeans no". Secondo Baudrillard, i jeans hanno si cambiato la vita, "ma se hanno potuto registrare un tale sfolgorante successo, è perché la vita era già cambiata". "I jeans sono il grado zero dell'abito, o il non-abito universale, senza bisogno di abbinamenti né accessori". E dove quel grado zero, avverte il filosofo, "non è una definizione peggiorativa" ma l'esatto contrario. "Se i contadini portano i jeans - continua il filosofo - è perché non sono più contadini. Se le donne portano i jeans è perché il loro corpo non è più lo stesso, è meno aderente alle costrizioni dell'essere donna, alla messa in scena della loro femminilità". Solo una questione di unisex? No, approfondisce Baudrillard, "i jeans, dopo aver livellato le caratteristiche sessuali, possono ridiventare un oggetto sensuale, sottolineando fino all'oscenità le forme del corpo".
[2] Oggi nel mondo si vendono un miliardo e 800 milioni di jeans all'anno (dato al 2009) ...

mercoledì 5 maggio 2021

Il maglioncino di lana d'angora

La lana d'angora viene prodotta utilizzando il morbidissimo, caldissimo e lungo pelo di una particolare razza di conigli bianchi: gli Angora.

Con questa lana vengono confezionate maglie, berretti, sciarpe, guanti, maglieria intima, indumenti per bambini e vengono preparati tessuti destinati alla confezione di abiti, giacche e cappotti; una parte della produzione d'angora viene commercializzata sotto forma di gomitoli di lana da lavorare ai ferri all'uncinetto.

Tradizionalmente i conigli d'angora venivano pettinati manualmente; il pelo oramai "maturo" che restava impigliato al pettine veniva raccolto e filato e naturalmente la produzione era di modeste quantità.

In seguito alcuni cominciarono a tosare i conigli, pratica tuttora molto in uso negli allevamenti della Nuova Zelanda, ma il pelo così ottenuto, privo della parte finale in quanto tagliato, è di qualità inferiore rispetto a quello intero ...