Pochi giorni fa sono uscite le nuove linee guida americane sul colesterolo: 123 pagine. E ti dico subito una cosa: fanno paura. Non fanno paura solo per quello che dicono. Fanno paura anche per quello che non dicono. E per quello che vogliono fare ai nostri figli.
Il 13 marzo 2026, l’American College of Cardiology e l’American Heart Association, le due organizzazioni cardiologiche più potenti del mondo, hanno pubblicato le nuove linee guida sulla gestione della dislipidemia. Un documento importante, firmato da undici società scientifiche internazionali.
E il messaggio di fondo è questo, te lo riassumo in poche parole: “colesterolo più basso, il prima possibile.” Lo chiamano il mantra “lower LDL for longer“, LDL più basso e più a lungo.
E già qui ci sarebbe da discutere. Ma aspetta di leggere come vogliono raggiungere questo obiettivo...
I punti critici delle nuove linee guida
Punto numero uno: screening universale del colesterolo per tutti i bambini tra i 9 e gli 11 anni. Tutti, non solo quelli con familiarità. Non solo quelli in sovrappeso. Tutti. Poi un secondo screening tra i 17 e i 21 anni, e poi ogni cinque anni per tutta la vita.
Ora, attenzione, perché questo è il punto che mi ha messo più a disagio.
Per i bambini e gli adolescenti con ipercolesterolemia familiare raccomandano terapia con statine ad alta intensità. Atorvastatina 40-80 milligrammi, oppure rosuvastatina 20 milligrammi. Lo stesso dosaggio che si dà a un adulto dopo un infarto. Obiettivo? LDL sotto i 100. In un bambino. Che deve crescere, che deve entrare in pubertà, che deve costruire ormoni ad un ritmo che non farà mai più nella sua vita, per svilupparsi, per diventare uomo o donna. Come già saprai, ta le tante funzioni essenziali del colesterolo, c’è quella anche del creare tantissimi ormoni, compresi quelli sessuali.
Te l’ho raccontato molte volte. Il colesterolo non è il nemico. Va considerato il contesto, vanno considerati esami molto utili, te ne avevo citati alcuni qui, conta lo stile di vita, conta il mosaico in generale, ed è unico per ogni paziente. La maggior parte di chi ha il famoso asterisco sul colesterolo totale non va trattato per forza. L’ho visto migliaia di volte coi miei pazienti. Alcuni avranno necessità di un trattamento, se c’è un terreno sfavorevole, se c’è una cattiva salute metabolica, se ci sono insulinoresistenza, infiammazione, e tante altre cose che trovi in tanti altri miei articoli. E possibilmente non con le deleterie statine, che verranno spazzate via, appena saranno meno remunerative, da molecole molto più efficaci già oggi disponibili, di cui ti avevo parlato qui.
Anche la genetica conta, l’esempio classico è la lipoproteina(a), di cui ti avevo parlato qui. Ma a parte questo c’è una differenza enorme tra trattare una situazione genetica e creare un sistema organizzato in cui lo screening di massa porta inevitabilmente a una medicalizzazione precoce di milioni di giovani e milioni di bambini, con statine.
E sai qual è il problema? È che queste linee guida creano una cascata. Screening a 9 anni, colesterolo un po’ alto, magari per motivi alimentari banali, panico del genitore, visita dal cardiologo, e… statina. A dieci anni.
Fonte: valeriosolari.com

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