sabato 27 agosto 2022

Caccia, prof. Mazzatenta: "La caccia è la causa scatenante della proliferazione dei cinghiali"

Ora è ufficiale. Anche i dati scientifici dimostrano in modo inconfutabile come la proliferazione della popolazione del cinghiale e quindi anche l'aumento dei danni causati all'agricoltura e degli incidenti stradali, sia conseguenza diretta della pressione venatoria nei confronti di questa specie.

Ad affermare questo concetto non sono dei “fanatici animalisti”, ma lo stimato Prof. Andrea Mazzatenta, docente della Facoltà di medicina veterinaria all’Università di Teramo, ed esperto di “feromoni”, in occasione di un recente convegno a Vasto sulle “Ragioni biologiche della diffusione del cinghiale e i problemi giuridici annessi”. 

Nella sua relazione il Prof. Mazzatenta dimostra con dati e grafici inequivocabili come l'aumento della popolazione del cinghiale non dipenda affatto dalla presenza di aree protette dove questi animali trovano rifugio, come finora è invece stato sempre sostenuto sia dai cacciatori che dai politici, quale pretesto per aprire la caccia anche nei parchi o nelle riserve naturali. Infatti l'area dell'ATC Vastese, che è stata presa in esame per gli studi sulla popolazione del cinghiale, ha la minore percentuale di aree protette dell'Abruzzo (solo l'1%) ...


Quindi il Prof. Mazzatenta, con la sua accurata ricerca, ha dimostrato come la causa scatenante della proliferazione e diffusione sul territorio del cinghiale sia proprio la caccia accanita che, specie negli ultimi decenni, è stata fatta nei confronti di questo ungulato. E non si tratta di un paradosso! 

Come spiega, infatti, il Prof. Mazzatenta, i branchi dei cinghiali sono dominati dalle femmine “matriarche”, le quali sono le uniche che si riproducono, proprio grazie all’emissione dei feromoni, che inibiscono la fertilità delle femmine di rango inferiore. I cacciatori, che peraltro sono quelli che hanno creato il problema, introducendo per i loro interessi venatori la specie di cinghiale ungherese in Italia, molto più grossa e prolifica di quella italica, conoscono bene questo fenomeno. 

Infatti, durante le loro braccate al cinghiale, abbattono volutamente le femmine matriarche, creando quindi la disgregazione dei branchi, ed innescando una reazione “liberatoria” nelle altre femmine di rango inferiore, che vanno subito in estro, riproducendosi più volte nello stesso anno e formando a loro volta altri branchi. 


Questa semplice “verità”, che come LAC stiamo cercando da molti anni e con estrema difficoltà di spiegare all’opinione pubblica, sta finalmente iniziando ad essere presa in considerazione, come dimostra la decisione del TAR Toscana di sospendere la caccia in braccata al cinghiale, proprio per evidenziare la correlazione tra la pressione venatoria e l'incremento della popolazione del cinghiale. 

Ci aspettiamo ora analoghe prese di posizione ed atti legislativi conseguenti da parte di politici di ogni livello, come pure una corretta analisi del fenomeno da parte delle associazioni degli agricoltori, che finora si sono invece preoccupate molto di più di tutelare gli interessi dei cacciatori che quelli dei loro associati. 
Inoltre, ci attendiamo maggiore onestà intellettuale e serietà professionale da parte di certi giornalisti che, pur di avere qualche follower o visibilità personale in più, continuano a dare credito e spazio al falso mito della caccia quale risolutrice di tutti i problemi e quindi a fare il gioco dei cacciatori, diffondendo nell’opinione pubblica l’errata percezione che ci sia in atto un’invasione da parte dei cinghiali.

Quanti agricoltori, ad esempio, sono al corrente che la Regione Marche dà loro la possibilità di utilizzare dei recinti/trappola per catturare i cinghiali, in grado di intrappolare anche 20/30 animali alla volta? 
Ebbene, si contano sulle dita di una mano gli agricoltori marchigiani che hanno fatto richiesta e sono poi riusciti a dotarsi di questi recinti! 

Questo dimostra come da parte di certi giornalisti, dei politici e amministratori, ma soprattutto da parte delle associazioni agricole (Coldiretti, CIA, Confagri, ecc…), non vi sia in realtà alcun interesse a risolvere il problema “cinghiali”, ma ci sia invece la volontà di lasciare le cose come stanno, ed ovviamente di “regalare” i lauti guadagni derivanti dal ricco business che ruota intorno alla macellazione e vendita dei cinghiali uccisi, a coloro che il problema lo hanno determinato, ovvero proprio agli ATC ed alle associazioni venatorie!






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