venerdì 4 settembre 2020

Quando il buio rivela

di Francesco D'Oria

Dopo il tramonto del Sole, il cielo si riempie di infiniti puntini luminosi che rapiscono il nostro sguardo e la nostra immaginazione, ci portano via, lontano da tutto ciò che ogni giorno vediamo e tocchiamo con mano, per sbalzarci in uno spazio infinito e remoto, animato da oggetti cosmici più massicci ed enormemente più grandi di qualsiasi altra cosa sulla Terra, coinvolti in fenomeni estremi.

E siamo lì, sotto quella che sembra una tranquilla cupola nera cosparsa di puntini luminosi, troppo lontani per farci del male.

Quando il Sole cala sotto l’orizzonte, il più antico e gran bel spettacolo si apre sulle nostre teste, pura meraviglia, fino a quando le prime luci dell’alba porteranno via la magia della notte. 
Il carisma del cielo stellato affascina la mente dell’uomo dacché ha occhi per vedere ...


L’intelligenza dell’uomo moderno è la stessa dell’uomo di millenni fa, il segreto è nella consapevolezza e comprensione di ciò che c’è là fuori, oltre la Terra. 

Noi, oggi, possiamo rivolgere lo sguardo lassù e viaggiare nel passato, unire quei puntini per ricreare quelle sagome di animali e personaggi mitologici che tenevano compagnia all’uomo antico nel buio della notte. Oppure, possiamo scrutare il cielo con un approccio meno romantico e più scientifico, osservando e studiando le delicate spirali delle galassie o meravigliarci davanti alle straordinarie sfumature delle nebulose.

Ormai da anni, l’astronomia non è più relegata ai soli astronomi professionisti, la tecnologia offre agli astrofili una gran varietà di strumenti e informazioni con le quali approcciarsi al cielo. Ogni astrofilo cova in sé la passione, la voglia di mettere in gioco e rivalutare la propria percezione del proprio posto nell’universo. Volontà, queste, che possono esplicitarsi in vari modi, tra cui l’osservazione visuale.

Ecco chi è l’osservatore del cielo, un ammiratore delle morbide e tenui sfumature nascoste lassù, nel nero della notte. Il visualista è colui che, forse un pò nostalgicamente, si dedica all’osservazione della cupola celeste così come tanti prima di lui hanno fatto nel corso dei secoli e dei millenni.

Ma l’osservatore del cielo è anche avido, perché ogni fotone conta e fa di tutto per catturarne quanti più possibile. Non solo, è anche un animale notturno ingordo, che sceglierà sempre il posto più buio in assoluto per cacciare, perché il buio gli consente di vedere meglio le sue prede e di cacciarne di più.


Ancora, non è sempre molto socievole, perché, nelle notti abbastanza buie, si isola per ore cacciando una preda dopo l’altra, e si sa, la fame vien mangiando.

L’osservazione visuale è un’arte antica che ancora oggi attrae migliaia di occhi curiosi. Non si tratta di avere nell’oculare le definite strutture galattiche o di riuscire a vedere la meravigliosa tavolozza di colori così come nelle fotografie astronomiche. Al contrario, l’osservazione visuale si condensa nell’abilità e nella soddisfazione del riuscire a osservare ogni dettaglio, grande o piccolo, colorato o meno che sia, con i nostri soli occhi, senza sfruttare la tecnologia moderna. Tra noi e il cielo non deve esserci nulla che non sia fatto esclusivamente di lenti o specchi. Si tratta di scoprire cosa i nostri occhi sono capaci di farci vedere.

Così, l’astrofilo cerca di creare un rapporto intimo con il cielo, conoscendolo pian piano, notte dopo notte, saltellando da una stella all’altra alla ricerca dei tesori nascosti tra le costellazioni, che siano essi ammassi stellari, nuvole di gas intergalattico dalle più svariate forme o galassie lontane. E perchè no, osservare i pianeti, le loro lune o la nostra, le comete, il Sole, proprio qui nel giardino dietro casa.

Per fare tutto ciò, l’osservatore sceglie i suoi soli e formidabili occhi, niente tecnologia, come a mantenere la naturale proporzione tra il piccolo uomo che scruta l’immensità dell’universo.

Per l’osservatore del cielo, non c’è niente di più entusiasmante del percepire fotoni che hanno viaggiato nello spazio e nel tempo per arrivare fino a lui. Quei fotoni, partiti da quei luoghi così lontani e irraggiungibili, hanno viaggiato per migliaia o milioni di anni alla velocità 300.000 Km/s e che, alla fine, vuoi per il destino o per la casualità degli avvenimenti, finiscono nel suo occhio ed elaborati dal suo cervello, in quel preciso luogo e in quel dato momento nel quale volgeva lo sguardo in quella direzione. Insomma, nulla di così sfacciatamente appariscente, ma con un senso profondo.

Per poter tornare a casa soddisfatti dopo una serata osservativa, è assolutamente necessario comprendere ciò che si osserva, e ogni lettura introduttiva all’osservazione e alla comprensione della natura degli oggetti celesti è sempre la miglior compagnia per iniziare questo viaggio. Se non si conosce ciò che si osserva, alla lunga, il visuale può diventare stancante e monotono, riducendosi a osservare tante macchioline grigiastre prive di significato. Qualche lettura preliminare, o in parallelo con le osservazioni, è quindi necessaria. D’altronde parliamo di astronomia.

Sono pochi ma fondamentali, i requisiti che devono esserci per fiondarsi in questo viaggio armati dei nostri soli occhi:

- Passione.

- Voglia di VEDERE.

- Pazienza, soprattutto all’inizio.

La pazienza, al contrario delle prime due, è l’unica indirettamente proporzionale al tempo, ma con l’avanzare delle lancette dell’orologio si acquisirà sempre più esperienza, e il fabbisogno di nervi nuovi scenderà sempre più velocemente. La maturazione di maggior esperienza, unitamente allo scorrere del tempo, non farà altro che fornire sempre più energia alla passione e alla voglia di scoprire e osservare, al punto che non se ne potrà più fare a meno, diventerà parte essenziale della propria vita, almeno così è stato per me.

Buon viaggio.

Fonte: blog.emout.org

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