martedì 3 settembre 2019

Il mito perduto di Lilith

Esiste una storia omessa o poco raccontata nei miti della Genesi che parla della prima donna creata da Dio, il cui nome è Lilith e non Eva.

Una leggenda antica narra che la prima moglie di Adamo fosse proprio Lilith creata dalla stessa sostanza del compagno e a questi contemporaneo nella nascita.

“Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò “ (Genesi, 1:27; 10)
Nel secondo capitolo si ripete poi, con parole diverse, prima la creazione dell’uomo con polvere del suolo (Genesi 2:7) e poi, dalla costola di Adamo (Genesi 2:22), la creazione della donna chiamata Eva. 

Prima ancora che nell’Antico Testamento, il mito di Lilith compare nelle antiche religioni mesopotamiche ed ebraiche. Di Lilith si sa che preferì fuggire dal Paradiso Terrestre piuttosto che sottomettersi alla volontà di Dio e di Adamo. 
Non volle giacere sotto al suo compagno in senso fisico e simbolico e così andò via.
La cultura Medioevale non ci si mise molto a trasformare la figura di Lilith in quella di un demone...


Si legge ne “L’alfabeto di Ben-sira” (di autore anonimo, scritto nel X secolo dopo Cristo) “Ella disse ‘Non starò sotto di te, ‘ ed egli disse ‘E io non giacerò sotto di te, ma solo sopra. Per te è adatto stare solamente sotto, mentre io sono fatto per stare sopra.”

Lilith pronunciò così infuriata il nome di Dio, prese il volo ed abbandonò il giardino del Paradiso, rifugiandosi sulle coste del Mar Rosso. Lilith non avendo toccato l’Albero della Conoscenza non fu condannata alla mortalità.

Lilith divenne così nell’immaginario comune sinonimo di male.


Antiche leggende narrano che Lilith (al pari di Lamia un’altra dea divenuta demonessa) rubasse i bambini e li uccidesse. Il mito che precede la sua demonizzazione invece la ricorda come protettrice delle partorienti, invocata per tutelare le donne gravide.

Non ci vuole molto ad individuare nel mito di Lilith la paura dell’uomo nei confronti di una donna che non si conforma alle sue leggi. In Lilith riecheggiano tutti i timori al maschile per una donna che dice “no”, che non si lascia addomesticare e che segue la sua natura ferina.

Qualcuno insinua che il serpente tentatore della Genesi fu proprio Lilith (alcune raffigurazioni la rappresentano con coda di serpente, altri con artigli rapaci).

Mi piace sostenere quest’ipotesi. Mi piace pensare che allegoricamente Lilith ricordi alle donne il potere che le è proprio, il potere di scegliere, il potere di non essere addomesticabili. Mi piace anche pensare che Lilith aiuti le donne a cercare la conoscenza dentro di sé e a non demandare all’esterno l’esercizio del proprio potere.
Naturalmente quella di Lilith è un’immagine archetipica e come tale alberga nelle profondità del nostro inconscio, una perfetta centratura fa parlare ogni archetipo, dà voce ad ogni sé, non censura Lilith, ma non fa neppure di essa l’unica figura nella quale ci si identifica.

Il movimento femminista e quello Wicca ha riesumato il mito di Lilith e l’ha reso in alcuni casi il simbolo dell’emancipazione e della forza femminile.

Se si intravede in Lilith l’unica figura per mezzo della quale esprimere la femminilità si rischia di mettere il bavaglio ad altre energie che dimorano nella nostra coscienza. Censurare a piè pari Lilith analogamente significa rendere monca l’espressione della natura femminile che conserva una parte selvaggia e ingovernabile.

Come ogni polarizzazione conduce alla messa tacere di altre energie che, se soffocate, provocano disagi, così, ti invito ad ascoltare le tentazioni di Lilith, ma a non fare di essa l’unica immagine a cui ispirarsi.

E’ importante dire “no” quanto è importante dire “si”. 

E’ fondamentale saper discernere quando esserci con una presenza attiva e consapevole così come quando decidere che è ora di andare con fermezza ed autorevolezza.

In questo contesto in cui si parla spesso di “sacro femminino” mi piace inoltre riabilitare la figura del “sacro mascolino“, il principio al maschile che si esprime molto bene in figure archetipiche come quelle de “Il sole”, “L’imperatore” e “Il Papa” negli arcani maggiori.

Unendo queste tre energie ne vien fuori l’immagine di un uomo risoluto che non tentenna costantemente, che non vacilla (L’Imperatore) che media l’azione con il sentire caldo del cuore (Il Sole) e che comunica autenticamente (Il Papa) senza fronzoli, né esagerazioni l’essenza delle sue intenzioni.

Un uomo consapevole è così pronto per unirsi ad una donna consapevole che ha mediato le energie delle altre 3 figure universali: la fascinazione de “L’imperatrice“, l’accettazione incondizionata de “La Luna” e la gestazione de “La Papessa“. E’ una donna che sa accettare e trasformare dentro di sé, che si fa ricettacolo di attrazione, inglobazione ed evoluzione, una donna salda, conscia del suo potere e della sua legittimazione nell’esercitarlo.

Quando un uomo e una donna consapevoli si incontrano non c’è spazio per le beghe tra Lilith e Adamo per chi deve stare sotto e chi deve stare sopra, né tentativi di de-responsabilizzazione su chi ha mangiato la mela e perché.

Quando un uomo consapevole e una donna consapevole si incontrano non c’è mito che tenga ad ispirare la loro storia, perché loro sono IL MITO fondativo, ogni giorno spargono sensazione di unità tutt’intorno, ispirando accettazione e tolleranza ad ogni incedere.
Con amore a tutti gli uomini e donne.

Fonte: tanogabo.com

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