martedì 24 dicembre 2013

Necronomicon

Howard Phillips Lovecraft, nato nel 1890 a Providence nel Rhode Island, scrisse un'ottantina di racconti, romanzi, liriche e saggi nell'ambito della narrativa fantastica e dell'orrore. Quando morì, all'età di 46 anni, gran parte della sua produzione era ancora inedita o pubblicata su riviste popolari, ignorate dalla critica ufficiale. Il suo successo è postumo e legato soprattutto alla traduzione dei suoi testi nelle lingue europee.

Oggi Lovecraft è divenuto l'oggetto di un vero culto letterario ed è riuscito ad influenzare la narrativa moderna soprannaturale.

A lui molti attribuiscono in realtà la stesura del libro chiamato "Necronomicon", che sarebbe tutto frutto della sua fervida fantasia. Altri invece asseriscono che Lovecraft, per la stesura del libro, si sia ispirato ad un vecchio manoscritto che fu realmente in suo possesso e che, quindi, tutto ciò che si trovava illustrato e descritto nello stesso non fosse un'espressione di pura fantasia, bensì fosse fondato su matrici reali. Il Necronomicon, il "Libro dei Morti", scritto dal folle arabo Abdul Alhazred, costituisce uno degli "scherzi letterari" più riusciti nella storia della letteratura. Infatti, pur non esistendo, è tutt'oggi più vivo che mai.

Secondo le credenze il libro fu scritto da Abdul Alhazred, un arabo ritenuto folle. Venne poi tradotto in inglese da un certo Olaus Wormius, bruciato poi sul rogo.

Data la crescente popolarità del libro e l'enorme domanda registrata presso i bibliotecari, molti scrittori presero in considerazione la possibilità di reinventarlo. Gli studi sulle opere di Lovecraft furono fondamentali per comprendere da quali fonti fossero state attinte le informazioni necessarie per il concepimento del Necronomicon.

Costoro compresero che la linea di demarcazione esistente tra libri reali e libri leggendari (esistiti solo nell'immaginario collettivo), non è quasi mai chiaramente definita. In alcuni casi, questi "pseudobiblia" (così chiamati da L.Sprague de Camp) finiscono col diventare così famosi da essere citati in opere di narrativa. Ricreare un libro fittizio, pertanto, risulta un'operazione piuttosto semplice per un erudito esperto nel settore e grande conoscitore delle opere di saggistica che ruotano intorno ad esso.

Il Necronomicon è considerato il più potente libro di magia nera "che sia mai esistito". 
Un grimorio così importante non poteva restare solo una leggenda. 
Doveva esistere ...



Data per vera la sua reale esistenza, iniziarono le ricerche. 
Ma in questo modo fornirono un terreno fertile per alcuni scrittori che fiutarono l'affare. Ma da dove partono le ipotesi che vedono tale scritto realmente esistito?

Winfield Lovecraft (padre di H.P. Lovecraft) era membro del ramo egizio della Massoneria, fondato o almeno reso pubblico da Alessandro, conte di Cagliostro, famigerato impostore, sì, ma anche pericoloso manipolatore di forze occulte.

Gli attuali praticanti della Massoneria Egiziana conservano una notevole tradizione occulta, espressa in rituali che soltanto gli iniziati possono spiegare, sebbene sia condivisa in una certa misura, solo dal punto di vista dei rituali, dai praticanti della massoneria comune.

Al padre di Lovecraft venne insegnato a leggere questi estratti del Necronomicon nientemeno che da Tall Center (Alto Cedro) che aveva avuto il testo sacro da Innermost Shrine (Tempio Interiore) che l’aveva a sua volta ricevuto da Fouquier Tinville, lo Dzherzhinsky della Rivoluzione Francese, il quale ultimo l’aveva ottenuto non senza ricorso alla tortura dai seguaci di Cagliostro.

In seguito a straordinarie scoperte archeologiche effettuate nell'Iraq sud orientale, a Kut-al-Amara, piccolo centro agricolo dell'Iraq sud-orientale sul fiume Tigri (l'antica Kutu, città di origine sumera consacrata alle divinità ctonie; è stata dal 1987 oggetto di scavo da parte di una spedizione del Centro Scavi di Torino per il Medio Oriente e l'Asia), nel 1990, gli archeologi rinvennero, poco fuori del pomerio di Kutu (ferocemente distrutta intorno al VII secolo a.C. per ordine del re assiro Sannacherib), un tempio sotterraneo perfettamente conservato, Nel sancta sanctorum di questo tempio, che aveva la forma di uno ziqqurat rovesciato, oltre ad altro materiale di rilevante interesse archeologico, è stata rinvenuta una grande quantità di tavolette di argilla contenenti interessantissimo materiale letterario in lingua sumera. Dopo varie vicissitudini, tali tavolette, ribattezzate immediatamente come le "tavolette di Kutu" sono state tradotte dal professor Venustiano Carranza, docente di paleografia semitica all'Università di Città del Messico, una delle massime autorità mondiali nel campo della assirologia. I risultati a cui ha portato questa traduzione sono stati a dir poco sconvolgenti; è stata confermata un'ipotesi, che collega i Miti di Chtulhu alla religione e mitologia sumero-babilonese.

È stato individuato nel corpo di una corrotta edizione del Poema della Creazione babilonese, l'Enuma Elish, contenuta nelle tavolette di Kutu, numerosi riferimenti ai cosiddetti "Grandi Antichi": Azatoth, Yogsothoth, Hastur, Nyarlathotep, Shub-Niggurath.

Il contenuto delle tavole di Kutu, secondo l'eminente studioso messicano, si era irradiato nella cultura occidentale ben prima dell'VIII secolo d.C., secolo a cui Lovecraft aveva datato la scrittura dell'Al Azif da parte di Abdul Alhazred.

È stata dimostrata, quindi, l'esistenza di una sorta di Proto-Necronomicon, di una formulazione epico-magico originaria, databile probabilmente intorno al 1000 a.C. che costituisce il complemento del grimorio decriptato da Turner dal codice del mago e negromante John Dee.

Intorno al 1927, Lovecraft scrisse (non con intenti di pubblicazione, ma come uno scherzo a beneficio degli amici e corrispondenti più intimi) una breve "storia editoriale" del Necronomicon, che si diffuse immediatamente tra gli appassionati del fantastico, ottenendo una fama ben al di là delle intenzioni del suo autore. È qui riportata la versione integrale della prefazione al Necronomicon:

Ascolta ciò che ti dice Abdul Alhazred:
gli Antichi Dèi han posto i Maledetti in sonno. 
E chi manipola i sigilli e i dormienti ridesta, 
è maledetto anch'egli.
E dico ancora: qui chiuse son le càbale in cui s'asconde 
il torbido potere d'infrangere i sigilli millenari 
che serrarono Cthulhu e la sua orda.
Ho perso tutta la vita per delucidarle.
La notte s'apre sull'orlo dell'abisso.

Le porte dell'inferno sono chiuse: a tuo rischio le tenti. 
Al tuo richiamo si desterà qualcosa per risponderti.
Questo regalo lascio all'umanità: ecco le chiavi.
Cerca le serrature: sii soddisfatto.
Ma ascolta ciò che dice Abdul Alhazred: 
per primo io le ho trovate: 
e sono matto.

Abdul Alhazre

All'interno è possibile trovare tutta una serie di formule magiche per evocare i demoni e altre forze diaboliche. Si dice che, nella versione originale, le pagine e le relative rilegature siano di pelle umana prelevata da corpi di persone uccise dalla stregoneria. Inoltre, pare che la lettura a voce alta di tale lettura possa evocare spiriti maligni e che alcune persone dimenticatesi delle cautele abbiano letto tale libro ad alta voce diventando poi vittime di incidenti orribili.

Per questo, si dice che esistano poche copie di questo libro e che vengano custodite in famose biblioteche tra cui quella Vaticana, in stanze di sicurezza.
Fonte: www.croponline.org

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Introduzione alla versione PDF (che troverete alla fine del presente articolo):

Nota introduttiva: sebbene H.P. Lovecraft abbia più volte assicurato che il Necronomicon, ed il suo folle autore, erano solamente il frutto della sua immaginazione, ancora oggi molte persone credono che entrambi siano realmente esistiti. Non è scopo di questo scritto valutare se si tratti di realtà o finzione, ognuno è libero di credere ciò che vuole. Il mio intento è quello di fornire, ai tanti appassionati di giochi di ruolo, un argomento affascinante da utilizzare per creare avventure o caratterizzare personaggi.
A prescindere dal motivo che vi spinge a consultare questo documento scoraggio vivamente la pratica dei rituali in esso contenuti, non garantisco che siano corretti e completi, in ogni caso non sono responsabile degli eventuali esiti nel caso decidiate di attuarli.
Crediti e Copyright: non ho idea se il materiale qui trattato sia coperto da qualche forma di copyright, avendo trovato le mie fonti su Internet suppongo di no, in ogni caso quest’opera è distribuita senza scopi di lucro. Siete liberi di usarla, modificarla e distribuirla a piacimento, a patto che non diventi fonte di guadagno (compreso il baratto) e che le informazioni presenti sulla prima pagina non vengano eliminate o modificate.

Lo “scherzo” di Lovecraft

Segue la versione originale (tradotta) dell’editoriale scritto da Lovecraft. Doveva trattarsi, a detta dello stesso autore, di una “burla tra amici”, in realtà lo scritto ebbe un notevole successo ed un’ampia diffusione, tanto che con il passare del tempo numerosi scrittori ed appassionati di fantasy contribuirono a trasformare l’invenzione in leggenda.

Storia del Necronomicon

Il titolo originale dell'opera è Al Azif: "Azif" è l'allocuzione usata dagli arabi per indicare gli strani suoni notturni (dovuti agli insetti) che si supponevano essere l'ululato dei dèmoni.
L'autore è Abdul Alhazred, un poeta folle di Sanaa, capitale dello Yemen, che si dice sia vissuto nel periodo dei Califfi Ommiadi, nell'ottavo secolo dopo Cristo. Fece molti misteriosi pellegrinaggi fra le rovine di Babilonia e le catacombe segrete di Memphis, e trascorse dieci anni in completa solitudine nel grande deserto dell'Arabia meridionale, il Raba El Khaliyeh, o "Spazio vuoto" degli arabi antichi, e Dahna, o "Deserto cremisi" dei moderni, ritenuto dimora di spiriti maligni e mostri mortiferi. Di questo deserto coloro che pretendono di averlo attraversato, narrano molte storie strane ed incredibili meraviglie.
Nei suoi ultimi anni di vita Alhazred abitò a Damasco, dove venne scritto Al Azif, e del suo trapasso o scomparsa (nel 738 d.C.) si raccontano molti particolari terribili e contraddittori. Riferisce Ibn Khallikan (un biografo del dodicesimo secolo), che venne afferrato in pieno giorno da un mostro invisibile e divorato in maniera agghiacciante di fronte ad un gran numero di testimoni gelati dal terrore.

Anche la sua follia è oggetto di molti racconti. 
Egli affermava di aver visitato la favolosa Irem, la Città dalle Mille Colonne, e di aver trovato fra le rovine di un innominabile villaggio desertico le straordinarie cronache ed i segreti di una razza più antica dell'umanità. Non seguiva la religione musulmana, ma adorava delle Entità sconosciute che si chiamavano Yog e Cthulhu.
Intorno all'anno 950, l'Al Azif, che era stato diffuso largamente, anche se in segreto, tra i filosofi dell'epoca, venne clandestinamente tradotto in greco dall'erudito bizantino Teodoro Fileta, col titolo Necronomicon, cioè, letteralmente: "Libro delle leggi che governano i morti".
Per un secolo favorì innominabili esperienze, finché non venne soppresso e bruciato intorno al 1050 dal vescovo Michele, patriarca di Costantinopoli. Dopo di ciò il suo nome fu solo furtivamente sussurrato ma, nel tardo Medioevo (1228), il danese Olaus Wormius ne fece una traduzione latina, basata sulla versione greca di Fileta, che vide la stampa due volte: una alla fine del quindicesimo secolo, in caratteri gotici (evidentemente in Germania), e una nel diciassettesimo (probabilmente in Spagna).

Entrambe le edizioni sono prive di qualsiasi segno di identificazione, e possono essere localizzate nel tempo e nello spazio solo in base a considerazioni riguardanti il tipo di stampa.
L'opera, sia in latino che in greco, venne posta nell'Index Expurgatorius sin dal 1232 da papa Gregorio IX, cui era stata mostrata la traduzione di Wormius. A quell'epoca l'originale arabo era già andato perduto, come mostra la prefazione alla prima versione latina (vi è tuttavia un vago indizio secondo cui una copia segreta sarebbe apparsa a San Francisco in questo secolo, e sarebbe andata distrutta nel famoso incendio del 1906).
Nessuna notizia si ebbe più della versione greca - che fu stampata in Italia fra il 1560 e il 1570 - fino al resoconto del rogo cui fu condannato nel 1692 un cittadino di Salem con la sua biblioteca. Una traduzione in inglese fu fatta dal dottor John Dee intorno al 1580, non venne mai stampata, ed esiste solo in alcuni frammenti ricavati dal manoscritto originale.

Delle versioni latine attualmente esistenti, una (del quindicesimo secolo) è custodita nel British Museum, mentre un'altra (del diciassettesimo secolo) si trova nella Bibliothèque Nationale a Parigi. Altre edizioni del diciassettesimo secolo sono nella Widener Library ad Harvard, nella biblioteca della Miskatonic University ad Arkham e presso l'università di Buenos Aires. 
Comunque esistono certamente numerose altre copie presso dei privati, ed in proposito circola con insistenza la voce che un esemplare del testo in caratteri gotici del quindicesimo secolo faccia parte della collezione privata di un celebre miliardario americano.
Sembra anche che presso la famiglia Pickman di Boston sia presente una copia del testo greco stampato in Italia nel sedicesimo secolo: se è vero, questa è comunque certamente svanita insieme col pittore R. U. Pickman, di cui si sono perse le tracce dal 1926.

Il libro è posto all'indice da tutte le religioni del mondo. 
La sua lettura determina conseguenze terribili. Si dice che sia appunto da vaghe notizie su quest'opera (della cui esistenza una ben piccola parte della gente è al corrente), che lo scrittore R. W. Chambers abbia tratto lo spunto per il suo celebre romanzo The King in Yellow, il cui filo conduttore è un libro iniziatico la cui lettura provoca la follia.


I sette libri

Sette sono i libri che compongono il Necronomicon; non si tratta di singoli libri separati, il tomo è uno solo, li si potrebbero intendere come sezioni che vanno a comporre un singolo volume. Essi sono:

1.Libro dei Nomi Perduti:Questo libro racconta il viaggio intrapreso dall’autore e di come gli sono stati rivelati gli arcani segreti contenuti nei libri seguenti.
2.Libro degli Antichi:Chi sono gli Antichi, da dove provengono, dove dimorano e come richiamarli.
3.Libro dei Luoghi:Questo libro parla di determinati luoghi terreni ed ultraterreni, posti reali ed altri leggendari, dove sono e come raggiungerli.
4.Libro delle Evocazioni:Quali rituali usare e quali Cancelli aprire per evocare gli Antichi ed altre “presenze”.
5.Libro dei Materiali:Attrezzature, materiali e protezioni che l’evocatore dovrà utilizzare.
6.Libro dei Segni:[/I]Simboli, segni e linguaggi da conoscere per eseguire l’evocazione.
7.Libro dei Rituali:Cerimonie e rituali da eseguire per conoscere gli eventi passati e futuri ed i segreti dell’Arte Evocativa.[I]

(Da questo punto in poi la forma narrativa passa in prima persona, ovvero come se fosse stato lo stesso Abdul a scrivere. In alcuni punti può risultare farneticante e confuso, ma in fin dei conti si tratta sempre della traduzione del diario di un Libro dei Nomi Perduti)
LIBRO DEI NOMI PERDUTI

La testimonianza di Abdul Alhazred:
Questa è la testimonianza di tutto quello che ho visto ed imparato durante il possesso dei Tre Sigilli di MASSHU. Ho visto mille e una lune, certamente sufficienti per la durata della vita umana, benché sia risaputo che il Profeta visse molto più a lungo. Sono debole e malato, mi trascino con stanchezza ed un sospiro è appeso nel mio petto come un’oscura lanterna, sono vecchio.
I lupi trasportano il Loro nome negli ululati notturni, e questa calma, tenue voce mi chiama da lontano. Ed una voce ancor più vicina urla nel mio orecchio con empia impazienza. Sarà il peso della mia anima a decidere il luogo finale del mio riposo. Prima che ciò avvenga devo qui narrare degli orrori che camminano silenziosamente là fuori e che giacciono in attesa alla porta di ogni uomo, per costoro è l’Arte Arcana che veniva tramandata dalla notte dei tempi, dimenticata dai più e ricordata da pochi, gli adoratori degli Antichi (possano i loro nomi essere cancellati).
Se non dovessi terminare questo compito prendete ciò che ho scritto e scoprite il resto, il tempo stringe e gli uomini non sanno o non comprendono il male che li attende, da ogni lato, da ogni Portale, da ogni barriera infranta, da ogni scellerato accolito all’altare della follia.
Avverto chiunque voglia leggere questo libro che la “casa degli uomini” è osservata dagli Antichi Dei e Demoni, che cercano vendetta per la dimenticata battaglia che prese luogo da qualche parte nel Cosmo e che lacerò i Mondi nei giorni che precedettero la creazione dell’uomo.
Sappiate che ho attraversato tutti i Territori degli Dei, sono sceso nei ripugnanti luoghi della Morte che possono essere raggiunti attraverso i Cancelli di GANZIR, che furono costruiti ad UR nei giorni che precedettero i Babilonesi.
Siate anche a conoscenza che ho parlato con ogni genere di spirito e demone, i cui nomi non sono più conosciuti nella società degli uomini, o non lo furono mai, e che i loro Sigilli sono qui trascritti. Che ANU possa avere pietà della mia anima.
Ho visitato le Terre Sconosciute, che nessuna mappa ha mai tracciato. Ho vissuto nel deserto dello Spazio Vuoto, dove ho parlato con i demoni e gli spiriti di uomini massacrati e di donne morte di parto, vittime del diavolo LAMMASHTA.
Ho viaggiato sotto i Mari, alla ricerca del Palazzo dei Nostri Maestri, ed ho trovato i monumenti di civiltà perdute e decifrato le scritture di alcune, mentre altre rimangono sconosciute ad ogni uomo vivente. Questi popoli sono stati distrutti a causa della conoscenza che ora io trasmetto in questo libro.
Ho esplorato le stelle e tremato davanti agli Dei. Ho trovato la formula per passare il Cancello di ARZIZ ed andare nei reami dimenticati di IGIGI.
Ho evocato demoni e richiamato alla vita i morti, ho materializzato gli spiriti dei miei antenati sulle cime dei templi costruiti per toccare le stelle e raggiungere le più profonde cavità degli inferi.
Ho lottato invano con il Mago Nero AZAG-THOTH e sono fuggito sulla Terra chiamando a me INANNA e suo fratello MARDUK.
Ho comandato eserciti fatti di orde demoniache assoggettate ai miei voleri, compreso NGAA, il Dio dei Selvaggi, che soffiava fiamme e ruggiva come mille tuoni.
Ho trovato il Cancello che conduce nell’Aldilà, che gli Antichi osservano costantemente bramosi di entrare nel nostro mondo. Ho conosciuto i testimoni di civiltà perdute che osarono aprire questo diabolico passaggio e per questo vennero distrutte.
Ho avuto paura ...


Versione PDF basata su NECRONOMICON - H. P. Lovecraft:
Necronomicon - "Il libro dei Morti"

Si può leggere anche: La follia e la realtà

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