giovedì 22 agosto 2013

Femminicidio: un’emergenza inesistente per nascondere le emergenze reali

Il dibattito, nelle ultime settimane, si concentra sull’istituzione del reato di femminicidio, per il quale, tra gli altri, si batte in prima linea la presidente della Camera, Laura Boldrini.
Un reato specifico che punisca la violenza contro le donne.
Anche parte della stampa e dei media porta avanti la campagna. I dati, però, sono in netta contrapposizione con quelli ufficiali diffusi dall’Istat e dal ministero dell’Interno. 
Secondo l’Istituto di Statistica la violenza che sfocia nell’omicidio di una donna, negli ultimi vent’anni, è in calo. Nel 1992 le vittime erano state 186, nel 2010 (ultimo anno disponibile) 131, per un calo del 29,57 per cento.

La provocazione - E’ un altro, invece, il fenomeno in sensibile aumento: l’infanticidio, nella gran parte dei casi commesso dai genitori sui propri figli. Gli ultimi eclatanti casi: quello del padre che ha sparato e ucciso al figlio a Palermo, e la donna che ha lanciato i due figli dal balcone, a Busto Arsizio (i due piccoli sono gravissimi). I dati sull’infanticidio sono quelli diffusi dal Rapporto Eurispes Italia 2011: gli ultimi numeri disponibili sono relativi al 2010, quando è stato compiuto un infanticidio ogni 20 giorni. L’anno precedente la cadenza era di uno ogni 33 giorni, nel 2008 uno di 91 giorni. In numeri assoluti i casi sono stati 4 nel 2008, 11 nel 2009 e 20 nel 2010, e il trend è in costante aumento: complice la crisi e un quadro sempre più difficile, cresce il numero delle madri che compiono il folle e disperato gesto. Ed è qui che avanziamo la provocazione: perché al posto del reato di femminicidio non si introduce quello di figlicidio? ... 
liberoquotidiano.it (18.05.2013)

Anche qui, uno dei nostri si è occupato di smentire il farsesco e tragicomico allarme “femminicidio” mesi fa – noi arriviamo sempre prima, dettiamo i tempi – e potrete trovare dati e numeri nonché riflessioni nei suoi articoli in basso.

Vorrei fare però un ragionamento. Questa intelligente provocazione di Libero è tale e come tale va presa. Infatti né il cosiddetto “femminicidio” né l’assasinio di neonati da parte della madre sono eliminabili attraverso aumento delle pene. Una madre che uccide il proprio bambino non sta certo a ragionare sulla pena che ne seguirà, è semplicemente “malata”. Per lei la pena peggiore, sempre che torni mentalmente consapevole, sarà quello che ha fatto. Nessuna pena potrà aggiungere altro peso. L’analisi di Libero è anche sbagliata dal punto numerico: partendo da numeri minuscoli – 4 omicidi l’anno – basta molto poco per avere una triste impennata, e statisticamente non è sensato trarne conclusioni, tantomeno legate con la “crisi”, a meno di non separare gli “omicidi-suicidi” che possono avere svariate motivazioni, dall’infanticidio “puro” che non può avere altri fattori se non la follia. Esempio: una madre o un padre possono uccidere se stessi e il figlio sentendosi disperati, non uccidere il figlio per questo sopravvivendo loro. Sono due cose con motivazioni diverse.

E anche il “femminicidio”, se per questo intendiamo gli omicidi passionali, è qualcosa che può essere limitato da pene detentive maggiori. Chi uccide “per amore”, è anche lui “fuori di sé” e in preda a demoni che di certo, non scompaiono per la minaccia penale. Anche qui, dal punto di vista sociale, “l’omicidio passionale” e quello da estranei hanno implicazioni e cause profondamente differenti. Se il primo è, come detto, qualcosa che capiterà sempre finché esisterà l’uomo, il secondo può essere limitato.

Considerando quindi l’infanticidio “puro” e il “femminicidio” come omicidio passionale, siamo in presenza di avvenimenti connaturati all’esistenza dell’uomo. Sono “ineliminabili”, perché sono “naturali”, nel senso che sono parte dell’animo oscuro dell’uomo o causati da patologie psichiatriche spesso impossibili da essere previste. Sono reati non “eliminabili”, come non lo sono l’amore e la sofferenza. Non puoi sapere quando una mamma “impazzisce” e uccide il proprio figlio, puoi invece evitare che un clandestino con piccone giri per Milano la mattina presto.

Quindi. Concentriamoci sui reati che possiamo “limitare” attraverso la prevenzione. Ad esempio rimpatriando i clandestini quando vengono arrestati. O evitando che orde di immigrati con lo stupro nel sangue entrino nel nostro paese. Tutto il resto è triste propaganda buona per rintuzzare carriere di politicanti al tramonto.

I numeri poi ci dicono che le emergenze sono altre. E che queste emergenze sono facilmente limitabili al minimo. Abbiamo circa 3mila stupri in un anno commessi da immigrati – numeri in costante e vertiginoso aumento – a fronte di poco più di 100 cosiddetti “femminicidi”: un rapporto di 30 a 1, di un reato che sarebbe eliminabile semplicemente bloccando l’immigrazione.

Ma siccome “non si deve dire”, meglio perdere tempo con fenomeni incomprimibili sempre presenti nella storia dell’Uomo, coniando termini ridicoli per emergenze inesistenti, all’unico scopo distogliere l’attenzione da emergenze e problemi reali. In tutto questo è impegnato il sistema dei media di distrazione di massa, e siccome è una campagna che vede tutti i media in perfetto schieramento, qualcuno ha dato l’input.

E’ infatti una regola mediatica che non potendo soffocare a lungo una notizia, il metodo migliore per nasconderla è “superarla” con un’altra. 
Fittizia e creata ad arte.

Letto e condiviso da qui: fintatolleranza.blogspot.it
voxnews.info

I veri numeri sul femminicidio

Sorprendentemente l’Italia è uno dei paesi dove vengono uccise meno donne al mondo.
Secondo il rapporto dell’ONU sugli omicidi in base al sesso (che potete trovare qui) in quasi tutti i paesi europei il tasso di omicidi di donne è maggiore rispetto a quello italiano. In rapporto alla popolazione vengono uccise più donne che in Italia in Austria, Finlandia, Francia, Germania, Svizzera, Svezia. Austria e Finlandia hanno tassi quasi tre volte superiori a quelli italiani...
Articolo completo: www.ilpost.it

Nessun commento:

Posta un commento