domenica 29 dicembre 2013

Il debellamento del vaiolo

Come molti sanno il vaiolo (una grave malattia infettiva) ha mietuto un elevatissimo numero di vittime nel passato, ed è stata dichiarata eradicata dalla faccia dalla terra dall'OMS (l'Organizzazione Mondiale della Sanità) nel Maggio del 1980. L'ultimo caso registrato di persona infetta da tale piaga è stato il 26 Ottobre 1977 su una persona di nome Ali Maow Maalin, un cuoco Somalo. La vaccinazione è stata sospesa a partire dagli anni '70 e '80 in tutti i paesi, in Italia nel 1977, con abrogazione definitiva nel 1981. [15]

Nonostante il vaiolo sia ormai una malattia completamente debellata, studiare il modo in cui questo è avvenuto può essere certamente d'aiuto per mettere in prospettiva molti discorsi relativi alle vaccinazioni ed alla loro utilità.

Purtroppo, un diffuso luogo comune vuole infatti che il debellamento di tale malattia sia avvenuto grazie all'uso del vaccino, ma in realtà non si riesce a trovare un solo studio scientifico a supporto di questa ipotesi. Questo scritto intende anzi dimostrare quanto sia falsa ed infondata questa diffusa credenza, analizzando tutti i dati che è possibile reperire in merito. [1]

L'idea per il vaccino del vaiolo si deve ad Edward Jenner, secondo le cui osservazioni chi si era ammalato di vaiolo bovino maturava una immunità per il vaiolo umano. Il suo esperimento, effettuato nel 1796, consistette nel prelevare del materiale purulento dalle vescicole di una mucca che aveva contratto il vaiolo bovino, ed iniettarlo nelle persone che dovevano essere vaccinate. Il nome "vaccino" deriva proprio dal fatto che si usarono le mucche per sviluppare il materiale usato per la vaccinazione.

La prima persona a ricevere questo trattamento fu James Phipps, ...

... un bambino di 8 anni: il bambino contrasse il vaiolo bovino e dopo qualche settimana gli venne somministrato il vaiolo umano ma non contrasse la malattia. Jenner dedusse quindi che la pratica garantisse l'immunità, e riservò in seguito lo stesso trattamento per suo figlio; entrambi i ragazzi morirono però in giovane età (intorno ai 20 anni), a causa della tubercolosi.

L'ipotesi di Jenner, mai verificata in maniera scientifica da altre persone, divenne presto popolare in tutto il mondo, anche perchè non erano note all'epoca altre modalità per combattere la malattia. Dopo pochi anni diversi stati isntituirono un programma di vaccinazione di massa, con l'intento di combattere la malattia e le epidemie da essa causate.

Vediamo ora, paese per paese, come si svolsero tali programmi di vaccinazione, e quali effetti portarono nella diffusione di tale malattia.

= I dati inglesi =

L'Inghilterra introdusse il vaccino antivaioloso nel 1798, e lo rese obbligatorio nel 1853 con il "Compulsory Vaccination Act", che però non fu ben accolto dalla popolazione, e venne quindi ulteriormente inasprito con una legge nel 1867. I dati disponibili confermano che malgrado tutte le costrizioni messe in atto dai governanti in quegli anni non ci furono significative variazioni nella mortalità per vaiolo: [2]

- in quegli anni si ebbero tre epidemie di vaiolo: nel 1857-59, nel 1863-65 e quella più grave nel periodo 1871-72;

- la copertura vaccinale raggiunta nel 1872 era di ben l'86% e proprio in quel periodo i tassi di mortalità per il vaiolo raggiunsero il loro picco massimo;

- negli anni successivi la copertura vaccinale andò riducendosi, fino ad arrivare al 61% nel 1898, mentre venne raggiunto il minimo di mortalità per questa malattia;

- a partire dal 1902 la copertura vaccinale aumentò nuovamente fino al 71.8%, e subito dopo si ebbe un nuovo piccolo picco della curva di mortalità.

Quando l'Inghilterra fu vaccinata al meglio, non solo il paese subì i più duri attacchi da parte del vaiolo, ma in quell'epoca la maggioranza dei casi si manifestava proprio tra i vaccinati.

Di seguito alcune significative statistiche ufficiali dell'epoca: [10]

- Le statistiche dell'ospedale antivaioloso di Highgate mostrano che nel 1871 il 91% dei casi riguardava persone vaccinate e che, nel 1881, su un totale di 491 casi, 470 malati, cioè circa il 96%, erano stati vaccinati
- "The Lancet" del 23 febbraio 1884, a proposito dell'epidemia del Sunderland, fornisce i seguenti dati: 100 casi di cui 96 tra i vaccinati; e durante quella di Browley: 43 casi di vaiolo in 43 soggetti vaccinati
- La città di Sheffield, in cui l'igiene era insufficiente, nel 1887-1888 fu teatro di una violenta epidemia. Su 7066 casi, 5891 furono classificati nella categoria dei vaccinati: l'83,4%.
- A Warrington nel 1892-1893, su 647 casi, 601, vale a dire l'89,2%, riguardavano persone vaccinate. Anche a Birmingham nel 1892-1893 furono registrati 2616 casi su 2945 (88,8%) di vaccinati; e a Willenhall, nel 1894, 739 casi su 828 (89,3%).
- A Londra, nel 1901-1902, su quasi 10.000 casi, 7.000 riguardarono persone vaccinate.

Sempre a Londra, la città del regno meglio vaccinata, è utile confrontare i dati dei 5 anni (1819-1823) che hanno preceduto l'obbligo della vaccinazione con quelli dei cinque anni (1869-1873) in cui l'obbligo vigeva già da 20 anni: [11]

Nei primo quinquennio, quando la vaccinazione non era ancora obbligatoria, e il numero dei vaccinati probabilmente non superava il 10% della popolazione, a Londra il numero dei decessi causati dal vaiolo era in media di 292 all'anno; mentre nel secondo quinquennio, quando la vaccinazione era stata rigorosamente praticata da vent'anni, e il numero dei vaccinati raggiungeva il 95% della popolazione, la media annuale dei decessi fu di 679, mostrando sostanzialmente stabilità della mortalità, tenendo conto dell'incremento demografico. [12] [14]

= I dati tedeschi =

I dati più completi sulla situazione tedesca sono stati raccolti negli studi del Dr. Gerhard Buchwald, medico e fisico tedesco, primario per vent'anni (in pensione dal 1990), che annovera più di 3000 pubblicazioni sul problema delle vaccinazioni. [3]

Dagli studi di Buchwald emerge incontestabilmente che la vaccinazione antivaiolosa servì, come già era accaduto in Inghilterra, a diffondere la malattia e ad aumentare la mortalità, perchè la popolazione tedesca, negli anni che vanno dal 1947 al 1974 registrò un aumento sia dei casi di malattia che dei casi letali in tutti coloro che erano stati vaccinati ed in particolare in tutti coloro che avevano avuto da uno a tre richiami dal vaccino. Nonostante questi risultati, la pratica vaccinale antivaiolosa fu pubblicizzata come una profilassi sicura ed efficace. Il dott. Buchwald raccolse migliaia di casi di persone menomate dalle vaccinazioni, ma la pericolosità di tale pratica era già stata evidenziata dal dott. Kittel, che afferma che fino al '67, in Germania Occidentale, dopo l'antivaiolosa, 3297 bambini riportarono gravi danni all'udito, e, di questi, 71 rimasero sordi. Bambini che ripeterono l'antivaiolosa diverse volte presentarono delle aberrazioni cromosomiche nei loro globuli bianchi. Miller descrive inoltre nove pazienti che svilupparono la sclerosi multipla dopo la prima o la seconda vaccinazione antivaiolosa. [4][5]

Per contro, il Dr. Buchwald segnala che tra i 277.000 abitanti non vaccinati nella città tedesca di Meschede non ci fu nemmeno un caso di malattia, diversamente da quanto accadde nello stesso periodo (anno 1970) tra la popolazione vaccinata.

In particolare ci fa notare quel che successe nel decennio 1961-1970 quando, a causa di alcune segnalazioni di vaiolo, le persone che vennero a contatto con i malati furono divise in gue gruppi: un gruppo fu vaccinato durante l'incubazione della malattia e l'altro gruppo non fu vaccinato.

Ebbene, mentre nel gruppo dei vaccinati si verificarono casi di malattia ed anche dei casi letali, nessuna persona nel gruppo dei non vaccinati si ammalò o morì.



= I dati indiani =

Secondo un rapporto dell'Agosto del 1967, fino ad allora si erano eseguiti 537 milioni di vaccinazioni antivaiolosa, su una popolazione di 511 milioni di abitanti. [6]

Nonostante il numero impressionante di vaccinazioni effettuate, nel 1967 ci fu, a parte l'anno 1963, l'epidemia più grave di vaiolo con 60.000 casi accertati. Per giustificare un tale fallimento sono state addotte problematiche relative ad una cattiva organizzazione e ad un tipo di vaccino scadente, oltre che alla cattiva informazione e al rifiuto religioso alla pratica vaccinale.

Ma nelle edizioni dell'epoca della rivista "Weekly Epidemiological Record" dell'OMS, si legge che questa organizzazione non aveva mai sostenuto che le vaccinazioni antivaiolose di massa fossero state la chiave del successo conseguito fino ad allora. Anzi, anche l'OMS si rese conto che nei periodi in cui si incrementarono le vaccinazioni aumentarono anche considerevolmente le infezioni di vaiolo. Già prima del piano per l'estirpazione del vaiolo, l'India cercò di debellare questa malattia attraverso diverse vaccinazioni di massa, eseguite negli anni 1952, 1957, 1958, 1963, 1967, 1973 e 1974.

Dopo queste vaccinazioni di massa ci fu sempre un aumento dei casi accertati di vaiolo, come del resto abbiamo documentato essere avvenuto in Inghilterra e Germania.

A causa di questo insuccesso l'OMS concluse che bisognava applicare il cosiddetto "programma modificato". Con "modificato" si intendeva che "si rinunciava ad una vaccinazione di massa incontrollata e si dava più importanza ad una precisa vigilanza, un corretto isolamento dei malati, la quarantena delle persone infette, la disinfezione di tutti gli oggetti entrati in contatto con i malati di vaiolo", ecc. Con queste misure di sicurezza fu possibile cancellare il vaiolo dalla faccia della Terra in poco tempo, e solo in questo modo il programma dell'OMS ebbe successo.

= I dati italiani =

Non si hanno dati precedenti al 1892, anno in cui è stata imposta la vaccinazione obbligatoria per legge ai bambini di 2 anni di età. Si sa però che alla fine di quel secolo i morti per vaiolo colpivano nella stessa proporzione sia i vaccinati che i non vaccinati. Inoltre la vaccinazione di massa non evitò le epidemie che si ebbero negli anni 1901-05, 1910-12, e 1918-21. [6]



= L'ammissione dell'OMS =

In un editoriale di una rivista scientifica tedesca, il suo direttore, Prof. Lang, affermò che senza una adeguata copertura vaccinale una popolazione sarebbe stata alla mercè di epidemie di vaiolo, ma nonostante siano più che sufficienti i dati pubblicati poco sopra per smentirlo, è interessante sapere che proprio nella rivista ufficiale dell'OMS "Weekly Epidemiological Record" fu pubblicata questa affermazione: "L'esperienza insegna che una malattia infettiva così grave come il vaiolo è stata fatta scomparire attraverso misure quali la quarantena e l'isolamento".
A conferma di quest'ultimo punto, nella relazione della Direzione Generale del Comitato Esecutivo dell'OMS relativa al programma di lotta al vaiolo del 1977 si legge: "Durante la lotta decennale per l'eliminazione del vaiolo è emerso che il vaiolo può diffondersi anche in una popolazione completamente vaccinata. Pertanto, si è adottata un'altra strategia: le vaccinazioni di massa sono state sostituite da un monitoraggio e da un trattamento mirato della malattia". [8]

Inoltre, nell'opuscolo "Viaggi e Salute" edito dall'OMS pubblicato poco dopo si legge "Da più di dieci anni l'OMS considera il vaiolo estinto. La vaccinazione antivaiolosa non ha pertanto alcuna giustificazione, anzi può avere effetti negativi sulla persona che la riceve e su coloro che sono a stretto contatto con lei".

= Conclusioni =

Le patologie infettive, e quella vaiolosa in particolare, sono state ridimensionate dalle migliorate condizioni di vita e non dalle vaccinazioni di massa. Dato che nello stesso periodo in cui questo è avvenuto sono state introdotte anche le vaccinazioni, si tende a credere che queste abbiano avuto un ruolo importante nel debellamento delle malattie infettive, ma è possibile verificare dai dati a disposizione come il calo della mortalità causato da tali malattie fosse già marcato da diversi anni precedenti alle vaccinazioni di massa. L'informazione di parte infatti porta a supporto tali grafici ma tagliati delle parti che precedono l'inizio delle vaccinazioni, e che dimostrano appunto come la regressione delle principali malattie infettive fosse iniziato in maniera molto marcata già molti anni prima, a causa del miglioramento delle condizioni igienico-alimentari.

Il grafico sottostante mostra l'andamento della mortalità complessiva della popolazione statunitense a partire dal 1900: si evidenzia un calo drastico sia della mortalità complessiva che di quella per le 11 malattie infettive più comuni, senza alcun particolare intervento sanitario mirato. In entrambi i casi vi è un continuo calo già a partire dal 1910, cioè da molto tempo prima dell'introduzione delle vaccinazioni di massa, e prima dell'introduzione degli antibiotici.

Dallo stesso grafico è possibile notare come negli anni '50, quando furono introdotte le prime vaccinazioni di massa contro le principali malattie infettive, la loro mortalità fosse già drasticamente ridotta. [14]



A tal proposito, un editoriale di una rivista di pediatria affermò che "Nella storia, la maggior diminuzione della morbilità e mortalità causate dalle malattie infettive non è stata merito dei moderni antibiotici o dei vaccini, ma dall'introduzione dell'acqua pulita e delle fognature". [7]

Quello che è possibile dedurre dall'ammissione della stessa OMS è che ora che non esiste più alcun interesse economico che giustifichi il vaccino antivaioloso, si trova liberamente scritto che è un vaccino non etico perchè pericoloso sia per chi lo riceve che chi gli sta accanto, mentre una volta, quando il vaccino veniva usato, tutto questo non solo non veniva scritto, ma non era né pensabile né ammissibile.

Il professor Koch, in una radiotrasmissione del 1922 a Stoccarda, disse: "L'antivaiolosa ha avuto effetti indesiderati notevoli, ed oggi ci si può solo rammaricare del fatto che la sua obbligatorietà sia stata abolita così tardi. Con un po' più di coraggio avremmo potuto agire in tal senso molto prima". [9]

D'altra parte, quanto sia difficile per un medico andare contro quello che oggi si dice sui vaccini lo si può dedurre da quanto un autore tedesco ha scritto in un suo libro di malattie infettive pediatriche del 1993: "Ogni medico e anche ogni studente di medicina che sia di opione diversa su questioni decisive che riguardano i vaccini deve essere cosciente che, nei confronti dei suoi colleghi, se sarà disposto a dichiarare pubblicamente le proprie opinioni, sarà un emarginato che diffama la Scienza". [8]

Affermazioni come questa aiutano forse il progresso scientifico?

La presunzione di sapere già tutto su di un certo argomento, il credere di possedere la verità assoluta ed il cercare di bloccare ogni opinione diversa servendosi dell'intimidazione è un atteggiamento scientifico?

La risposta è certamente no.

Ma purtroppo in casi simili la scienza entra in conflitto con gli interessi commerciali delle grosse corporation industriali, che controllano anche il modo in cui viene diffusa l'informazione, tramite i professionisti delle PR che manipolano abilmente l'opinione pubblica per servire gli interessi del cliente, in questo caso le grandi industrie farmaceutiche. Ecco perchè si rende necessario imparare a recuperare le informazioni in modo diverso, andandole a cercare in modo attivo invece di accontentarsi di quello che ci viene propinato, per essere in grado di fare delle scelte più sagge e non guidate dalla paura o dall'ignoranza.

Dusty
Il Portico Dipinto

== Riferimenti ==

[1] Tale articolo è basato principalmente sulla relativa sezione del libro "Le vaccinazioni pediatriche" di Roberto Gava, edizioni Salus 2008, pagine 179-190
[2] Bennati C., Ambrosi F., Rosa C. - "Vaccinazioni tra scienza e propaganda. Elementi critici di riflessione". Edizioni il leone verde, Torino, 2006, pag. 47.
[3] Buchwald G. "Vaccinazioni, il business della paura. Quello che ogni genitore dovrebbe sapere". Ed. Civis, Massagnago (Lugano)
[4] http://www.vitanaturale.it/vaccini/evitare_vaccinazioni.php, sezione "Vaiolo"
[5] "HEARING DISORDER FOLLOWING SMALLPOX VACCINATION", http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14336723
[6] Roberto Gava, "Le vaccinazioni pediatriche", edizioni Salus 2008, pag. 185
[7] Editorial. "Zinc, diarrhea and pneumonia". J. Pediatr. 135 (6): 66; 1999. : http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10586170
[8] Buchwald G. "Vaccinazioni, il business della paura. Quello che ogni genitore dovrebbe sapere". CIVIS, Massagno (Lugano), 2000, pag. 159.
[9] Schhad Urs B. "Padiatrische Infektiologie". Edizioni Hasn Marseille Gmbh, Monaco, 1993
[10] Fernand Delarue, "L'intossicazione da vaccino", edizioni Feltrinelli, pag. 38
[11] "Revue de pathologie générale et de chimique", n°694, gennaio 1958. L. Cl. Vincent, Journées de pathologie comparée de langue francaise
[12] Fernand Delarue, "L'intossicazione da vaccino", edizioni Feltrinelli, pag. 41
[13] "Trends in infectious disease mortality in the United States during the 20th century", Armstrong GL, Conn LA, Pinner RW: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9892452
[14] http://en.wikipedia.org/wiki/Demography_of_London#Population_change
[15] http://www.epicentro.iss.it/problemi/vaiolo/vaiolo.asp

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