martedì 4 giugno 2013

Il più antico rotolo ebraico scoperto a Bologna: ha otto secoli

Era custodito nella Biblioteca universitaria, si credeva risalisse solo al XVII secolo ma un docente dei Beni culturali dell'Alma Mater ne ha individuato la corretta datazione: "E' la copia intera del Pentateuco più vecchia esistente al mondo"

Il più antico rotolo esistente del Pentateuco ebraico è stato scoperto alla Biblioteca universitaria di Bologna. Il documento era conservato negli archivi, ritenuto di scarso valore perché si credeva fosse risalente al secolo XVII.

Quasi per caso, nello scorso febbraio, è finito nelle mani del professor Mauro Perani, docente di Ebraico del dipartimento di Beni culturali dell’Alma Mater, incaricato di redigere il nuovo catalogo dei manoscritti ebraici della biblioteca. Di qui la scoperta: il rotolo della Torah è stato in realtà vergato in un periodo compreso tra il 1155 e il 1225 e risulta essere, dunque, il più antico rotolo ebraico completo dei primi cinque libri della Bibbia, dalla Genesi al Deuteronomio. 

Perani non ha dubbi: “Esistono codici o frammenti di rotoli più antichi, questo è il rotolo più antico intero, un esemplare di immenso valore, la cui importanza per gli studiosi è evidente anche a un pubblico non specializzato”...


La scrittura è su 36 metri di morbida pelle ovina.

Il documento reca la segnatura “Rotolo 2”. La sua antichità non era stata riconosciuta da Leonello Modona, un ebreo originario di Cento, che lavorò per anni come bibliotecario nella sede universitaria bolognese, il quale nel suo catalogo del 1889 lo riteneva risalente al secolo XVII. La vera datazione, secondo il professor Perani, è invece ben diversa, ed è risultata chiara da un esame testuale e paleografico. La grafia orientale, infatti, molto elegante e raffinata non rispetta le regole fissate dal filosofo talmudista Maimonide, morto nel 1204. “La normativa rabbinica relativa alla scrittura del Pentateuco non viene rispettata, appaiono caratteristiche grafiche assolutamente proibite ai copisti dopo la codificazione maimonidea”, spiega il docente. “Da qui si desume che è stato scritto prima”.

Una tesi confermata da due analisi con il Carbonio 14 eseguite dal Centro di datazione del dipartimento di ingegneria dell’innovazione dell’università del Salento e dal Radiocarbon Dating Laboratory dell’Università dell’Illinois. “Una scoperta emozionante, destinata a passare alla storia. Abbiamo subito informato il ministero dei Beni culturali che si è congratulato”, spiega la direttrice della biblioteca settecentesca Biancastella Antonino. 
Ora il documento sarà digitalizzato e conservato nella stanza blindata, in attesa di essere messo in mostra.



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