martedì 11 giugno 2013

Gurdjieff - I racconti di Belzebù a suo nipote

Maurizio Rucco

Consentitemi, per iniziare, di dichiarare che io non sono un Gurdjieffiano. Ho avuto un esperienza ultradecennale con una scuola che affonda le sue radici nella stessa terra a cui anche Gurdjieff, molti decenni fa, attinse; quindi matrici comuni, ed in me, una densissima impressione di spiritualità, contemporaneamente morale e metafisica in questa terra comune, il Sufismo.
Il Maestro Sufi, trasmette una inequivocabile sensazione di "sapere" sul mondo spirituale, spesso unita ad una intelligenza e presenza di spirito sconcertanti.

Io ovviamente Mister G.,non l'ho mai conosciuto essendo morto nel 1949, tuttavia mi sembra di cogliere nei suoi scritti, lo stesso afflato spirituale che può trasmettere un testo sacro, o il frequentare, ed io ho avuto siffatta fortuna, un uomo straordinario. Beninteso che questa e' una mia opinione personale, che so comunque essere condivisa da molti altri nel mondo.
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Una breve premessa ora, la reputo doverosa. Georges Gurdjieff nacque presumibilmente nel 1877 nella ex Russia meridionale; dopo aver viaggiato in lungo e in largo tra Europa, Africa, Medio Oriente e Asia Centrale raccoglie i frammenti sparsi delle antiche tradizioni di saggezza, la riordina e ne calibra i contenuti per i cervelli degli occidentali, insegnando e scrivendo libri.
Esistono libri scritti dai suoi allievi, qualcuno anche da lui approvato che meritano totale attenzione, ma fra le migliaia di pubblicazioni che seguono la scia della sua fama, nulla è più criptico, insolito, allegorico e iconoclasta del suo testo "I Racconti di Belzebù a suo Nipote"...


Egli dichiara senza mezzi termini le sue intenzioni: distruggere senza pietà e senza compromessi, nel pensiero e nei sentimenti del lettore, tutte le credenze e le opinioni che i secoli hanno radicato a proposito di tutto ciò che esiste nel mondo. 
Keats in una sua opera scrisse: "L'intelligenza ritarda ed intralcia", e credo si riferisse a come la mente, con i suoi voli pindarici, tenda a smontare altre preziose informazioni che avrebbero potuto, se inalterate, cogliere la nostra parte emozionale o il nostro intuito; io credo proprio sia necessario spegnere i preconcetti, e non allinearsi ai soliti percorsi mentali per gustare uno zibaldone di idee, che ha pochissimi precedenti nella storia.

Veniamo al dunque.



Il protagonista di questa allegoria, Belzebù, è nato su un lontano pianeta, Karatas, sotto una forma molto diversa dalla nostra. Ha zoccoli, coda e corna. Naviga attraverso l'universo ed Hassein, il nipotino, seduto col nonno a bordo dell'astronave interplanetaria ascolta con attenzione totale la storia della razza che popola il pianeta Terra. I temi trattati spaziano dalle civiltà del deserto del gobi, alle deformazioni subite dall'insegnamento buddista, al vero significato dell'Ultima Cena, all'architettura di Mont Saint-Michel; e ancora l'elettricità, la Sfinge, la musica oggettiva, Saturno, Leonardo Da Vinci.
Ma...non vi aspettate la fluidità di lettura di un enciclopedia!
Il lessico e' a dir poco acrobatico, con frasi di una lunghezza infinita e l'utilizzo reiterato di parole che sono un mix di vari linguaggi, costringenti il lettore ad una attenzione totale, e l'obbligo di aver in dote un eccellente memoria.

Basandomi sulle mie non eccelse capacità sinaptiche, mi sento di sconsigliare vivamente l'acquisto di questo tomo di oltre mille pagine, se lo scopo ultimo e' quello di sfogliarlo sotto un ombrellone, o con il sottofondo della nostra radio preferita; al contrario e' necessaria una forte dose di attenzione e dedizione, solo così è constatabile l'altissima qualità dei contenuti mischiata con letale perfidia alla farraginosità apparente, condita dall'ironia più sottile che la letteratura Sufi sa regalare.

Ed ora un breve ed incompletissimo riassunto, anzi, sarebbe meglio dire, parafrasando un celebre libro di uno dei principali allievi di G., un piccolo "Frammento di un insegnamento sconosciuto":

L'inizio è col botto: l'intero sistema Solare, deve la sua esistenza ad uno sciagurato errore. Un personaggio elevatissimo nella Gerarchia degli Esseri, durante la creazione dei Mondi, commette uno sbaglio. Nulla era predestinato, tutto nasce dalla stupidità passeggera di un essere normalmente intelligentissimo, che, per dirla col linguaggio forbito dei Greci Antichi, maestri in Eloquenza: "Ha combinato un casino".
Il risultato è che le due lune che giravano attorno alla Terra hanno cominciato ad allontanarsi in modo inquietante; se questi movimenti non fossero stati arrestati, i due satelliti disordinati avrebbero provocato sciagure e calamità, in tutto il Sistema Solare.

Gli esseri superiori che reggono l'universo fisico, con un egoismo che ha del clamoroso, decisero di sacrificare l'umanità, avendo deciso di non far pesare al loro "collega" l'errore commesso. 
Diedero così agli uomini un organo speciale che comportava la percezione della verità al rovescio, e che dava il piacere ad oggetti ed atti che in principio erano neutri.
Quest'organo, inserito nella vitalità umana, sparava nello spazio vibrazioni atte a frenare l'indisciplina dei movimenti dei satelliti.

La cosa funzionò, e così tantissimo tempo dopo, fissate stabilmente le orbite, l'umanità venne liberata ma...l'influenza nefasta di quest'organo, benché rimosso, non svanì, ed ecco l'origine di tutti gli errori morali, politici, di tutta la violenza e la perversione. Dio non l'aveva previsto ne voluto, ne vi può porre rimedio.
In quest'ottica Dio non è L'Assoluto, ma un Dio locale, che regge la nostra zona d'Universo.

Giusto per dare una mano Egli, quando può, manda degli emissari che vengono puntualmente uccisi, dato che l'umanità non molla facilmente il suo modo falsato di agire e pensare, anche se saltuariamente viene registrato qualche piccolo progresso.
Il nipotino sempre in attento ascolto del saggio nonno, scopre anche non tutti hanno un anima, invero solo pochissimi la possiedono. 
Tendenzialmente se uno si sforzasse per tutta la vita verso la virtù, potrebbe anche acquisirla, ma la gran maggioranza degli uomini non e' molto diversa dagli animali; anzi gli animali, che si comportano secondo natura, hanno più anima degli uomini degradati. La Natura quale esiste sulla Terra è una specie di divinità inferiore, che ha il potere di prevedere e di costruire l'avvenire entro un certo limite, e che tratta l'umanità attuale come gli uomini trattano i maiali: li ingrassa, li uccide e li mangia.


In fondo è proprio a questo che servono gli uomini comuni.
Alla sua morte l'uomo evoluto, al contrario, passa in una specie di purgatorio.
Il paradiso e l'inferno sono errori prodotti dall'antico organo umano, le cui funzioni, in realtà, come detto, riguardavano la luna. Ma l'idea del Purgatorio è un idea completamente vera: anche le anime migliori che sono riuscite a svilupparsi sulla Terra devono subire lunghe prove, dopo il loro transito terrestre, per poter entrare nella normalità degli spiriti.

Riassumendo: la Terra è un inferno, abbiamo pochissime speranze, ma alcuni possono passare, in un luogo atto alla purificazione, col fine di raggiungere gradualmente le più alte gerarchie spirituali.

Due parole anche sul Buddismo: secondo Mister G. tutta la teosofia, lo spiritismo, la psicanalisi e la psicologia in toto, sono dei sottoprodotti del vero autentico Buddismo, ora dimenticato.
Che conoscesse alla perfezione l'argomento è testimoniato da alcuni uomini che hanno affermato con certezza assoluta, che lo stesso uomo, presente nei circoli di New York nei primi decenni del secolo scorso, era stato al servizio, come precettore, del giovane Dalai Lama in Tibet una trentina d'anni prima, presumibilmente inviatovi dal governo Russo.

Ovviamente non c'è certezza, ma mister G. parlava tibetano, russo, tartaro, tagik, cinese, greco, oltre ad un bizzarro francese ed inglese. 
Un'altra idea che possiede in sé forza, bellezza, crudeltà è che tutto è partecipe di tutto in ogni istante; noi mangiamo e siamo mangiati.
Paracelso affermava che noi mangiamo pane e stelle. G. dice lo stesso ma, per nutrirci di Vega, Sirio o Giove e Venere, l'uomo deve pagare; deve, con uno sforzo cosciente, ESSERE in ogni secondo, vivere la propria vita come se fosse dietro l'angolo la sua morte, senza staccarsi dal mondo, ma, al contrario, vivendo pienamente nel mondo, senza accontentarsi di respirare, accumulare beni e riprodursi mentre passano gli anni.

Chiudo dicendo che molti sono stati e sono i detrattori; nei suoi scritti ma ancor di più di persona, mister G. aveva un atteggiamento a volte brusco e tirannico, e ciò che affermava con categorica certezza era duro, durissimo da digerire e gli insulti rivolti anche ai suoi allievi erano all'ordine del giorno.... ma una cortesia ed una delicatezza meravigliosa squarciavano questo velo, nel caso riscontrasse nel soggetto di fronte a lui un quid, un essenza, degna di ciò che a buon diritto dovrebbe possedere, e che spesso non ha, un vero Essere Umano.

Fonte: alkemica.net

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