venerdì 27 luglio 2012

Perché gli "esperti" non capiscono il signoraggio?

Francesco Simoncelli

Gli accademici sono un curioso caso di studio. Nei libri scolastici gli argomenti vengono presentati in modo che gli studenti possano percorrere un determinato percorso di studio. Lo studente non fa caso all'ordine dei capitoli e nemmeno se ne preoccupa a posteriori, l'importante è il risultato. I concetti vengono assorbiti passivamente, le contraddizioni vengono soprassedute. Bisogna andare avanti, perché se lo dice il libro ufficiale allora "è vero."

Non c'è mai stato un libro di testo universitario in economia che abbia definito la banca centrale come un cartello creato dal governo che esiste per il bene delle grandi banche. Ciò forma il pensiero degli studenti che vengono poi qualificati per insegnare. Sono letteralmente incapaci nell'applicare la teoria economica del capitolo sui cartelli al sistema bancario centrale, nonostante il fatto che la teoria nel capitolo sui cartelli si inserisca perfettamente nell'ambito della banca centrale. Il sostegno alle banche centrali è fondamentale per l'intero programma dell'economia moderna.

Così, i laureati hanno una lacuna: il sistema bancario centrale. Questo significa che hanno un'ulteriore lacuna: il gold standard. Significa che non hanno mai letteralmente esaminato la teoria di uno standard monetario che si basa unicamente sullo scambio volontario. Sono letteralmente incapaci di immaginare un libero mercato per il denaro.

Con questo panorama continuano gli appelli in Europa affinché la BCE prenda più coraggio e diventi quello che la FED è negli USA. C'è chi ci va più leggero nel mondo accademico affermando che la BCE debba sostenere i mercati quando sono sotto stress e fungere da prestatore di ultima istanza. Ma solo in quel caso. La schizofrenia di questa posizione rappresenta esattamente la forma di pensiero maturata nelle sedi universitarie per cui le contraddizioni all'interno del sistema economico vengono accettate e portate avanti. Ci si affretta a dire anche che non esistono "pasti gratis." Tranne se i mercati sono sotto stress. Perché i mercati sono sotto stress? Non ci viene detto perché. La descrizione è ricca di particolari nel momento in cui scoppiano le crisi, ma ne è avara nel periodo pre-boom. Perché? Perché la maggior parte degli accademici non ha una teoria coerente per spiegare i cicli di boom e bust...


AVERE UNA TEORIA E' CRUCIALE

La Scuola Austriaca ce l'ha ed è per questo che è stata in grado di prevedere sia il crollo USA sia il crollo Europeo. Il credito facile è la fonte di ogni distorsione. In The Theory of Money and Credit (1912) Ludwig von Mises si chiese cosa traeva in errore così tanti imprenditori tutti in una volta. Ci doveva essere un qualcosa che distorceva le scelte economiche dei vari attori sul panorama economico in modo da indurli a calcoli errati nelle loro scelte imprenditoriali. Aveva ragione. Gli bastarono due parole per risolvere l'enigma: denaro fiat. La crisi Europea, infatti, è figlia di un'espansione artificiale del credito.

All'inizio del XXI secolo ci fu un'espansione del credito nei paesi periferici dell'area euro, tale espansione ridusse artificialmente i tassi d'interesse e le aspettative dell'inflazione permettendo a paesi come Spagna, Grecia, Italia, Portogallo ed Irlanda di fare azzardo morale, ovvero, pensare di poter pasteggiare a scapito di paesi più fiscalmente responsabili dell'area euro. Tale calo artificiale dei tassi fu sponsorizzato da una credenza fasulla: si prometteva che la BCE sarebbe stata come la Bundesbank. Il risultato fu un boom artificiale garantito dal sostegno di paesi più forti e dei loro risparmiatori. Si svilupparono bolle nei prezzi degli asset come la bolla immobiliare in Spagna e in Irlanda. Il denaro creato fu primariamente iniettato nei paesi della periferia dove ha finanziato il sovraconsumo e gli investimenti improduttivi, principalmente nei settori edilizi ed automobilistici. Allo stesso tempo l'espansione del credito ha anche aiutato a finanziare ed espandere l'insostenibile welfare state.

Nel 2007, però, sono iniziati a palesarsi i vari effetti microeconomici che affiorano ogni volta quando si evolve un boom artificiale e non finanziato da risparmi reali.

Aumento dei prezzi dei mezzi di produzione (es. merci, salari, ecc.)
Aumento dei tassi d'interesse (con relativa riduzione della posizione accomodante della banca centrale)
Aumento dei prezzi al consumo
Divenne sempre più ovvio che molti investimenti erano insostenibili a causa della mancanza di risparmi reali. Molti di questi investimenti furono effettuati nel settore edilizio, ad esempio in Spagna ed Irlanda. La cartolarizzazione dei mutui finì di mettere pressione al settore finanziario facendo traballare gli istituti di credito in cui finivano tali mutui.

Invece di lasciare che le forze di mercato facessero il loro corso, i governi interferirono con il processo di aggiustamento.La crisi del debito sovrano del 2010 e l'inizio del calvario Europeo scaturirono da queste interferenze. I governi provarono a sostenere i settori sovraestesi, aumentando la loro spesa. Elargirono sussidi ai settori in difficoltà ed avviarono lavori pubblici per sostenere il settore edilizio come anche per sostenere il settore bancario fonte dei prestiti che hanno sostenuto fino all'inizio della crisi gli investimenti improduttivi nell'edilizia.

Inoltre, i governi hanno sostenuto direttamente il settore finanziario dando garanzie per le sue passività e nazionalizzando le banche (ad esempio, l'ultima in ordine cronologico è MPS). Allo stesso tempo la disoccupazione è aumentata a causa dei mercati del lavoro rigidi, ovvero, appesantiti da un'eccessiva burocrazia e pretesa fiscale. Le entrate del governo, eccetto le entrate erariali, sono colate a picco mentre le spese per i sussidi di disoccupazione sono aumentate. Il flusso di tasse che appariva strabordante durante il boom in settori come quello bancario, edile ed automobilistico era stato completamente spazzato via. Con entrate in calo e spese in salita, i deficit del governo ed i debiti sono lievitati come diretta conseguenza delle loro risposte alla crisi causata da un boom che non era sostenuto da risparmi reali.

O LA GARANZIA O LA VITA

La puntata del 27 Giugno del programma di Oscar Giannino "Nove in Punto" è emblematica del supporto e della riverenza schizofrenica del mondo accademico nei confronti di un ente che funge da prestatore di ultima istanza. Ovvero, fornisce pasti gratis a coloro che hanno agito sconsideratamente. L'intervista della docente di economia in Germania, Ester Faia, ci svela questa somma riverenza. Ella sostiene che la BCE abbia tutto il diritto di affrontare lo stress dei mercati lanciando più denaro (o "intervenendo") al problema. Dice di non credere ai "pasti gratis." Eppure ci crede quando la situazione è stressata. Parla di garanzie a supporto di una probabile implementazione degli Eurobond. Ripete di non credere ai "pasti gratis." Eppure ci crede quando si parla di impegnare le riserve auree di una nazione per continuare a tenere in vita un apparato che drena costantemente risorse dalla popolazione per darle a dei settori praticamente morti ma vitali per il perdurare della pianificazione centrale.

Non vede la BCE come un cartello a garanzia delle banche e dei governi. Di conseguenza non avvia affatto un discorso sul gold standard quando suggerisce l'idea di considerare le riserve auree come garanzia per ulteriori prestiti ai paesi finanziariamente in bancarotta. Quello che finora non ha risolto il problema funzionerà se verrà implementato con una maggiore dose di pianificazione centrale. Se non funzionerà ancora alzeremo l'asticella. Non ci sono soluzioni ad un problema se si ignorano le cause.

Ecco cosa ha fatto la FED durante lo stress dei suoi mercati.




Anche la BCE si è data da fare durante lo stress dei mercati azionari Europei.




Entrambe le banche centrali hanno inondato il settore finanziario con denaro prestato a tassi ridicoli in modo che le banche in bancarotta potessero sostenere i governi in bancarotta i quali potessero, a loro volta, garantire per le banche in bancarotta. In realtà, le banche centrali servono a procastinare l'inevitabile crollo di quelle attività che si sono formate sulle spalle di un'espansione monetaria, cercano un qualsiasi trucco per salvaguardare gruppi con interessi speciali e socializzano le perdite dei loro azzardi morali. La docente d'economia afferma che ci sono vari tipi di garanzie. Ha ragione. Una è davanti i vostri occhi: il contribuente.

I governi Europei, come quello Italiano, hanno tentato di mantenere un flusso erariale di pari passo con una spesa in crescente aumento. La burocrazia si oppone a qualsiasi taglio del proprio potere, resiste ad ogni intervento di invasione del proprio campo d'azione. Ogni taglio al bilancio della spesa sono posti o voti elettorali che scompaiono, e la sicurezza di un posto di lavoro lautamente stipendiato vince qualsiasi ragionamento basato sul buon senso. Muoia Sansone con tutti i filistei.

Quindi, si decide di vessare il contribuente che non può impugnare nessuno strumento in grado di generare sanzioni negative se l'apparato burocratico statale esagera nelle sue pretese fiscali. In questo modo lo stato prende e non paga. Infine, la vera natura dello stato viene svelata. Ma il contribuente comune non lo capisce, almeno finché gli assegni continuano ad essere inviati a coloro che vivono/sopravvivono con le briciole elargite dall'apparato statale.



Le garanzie a supporto di questo enorme schema di Ponzi stanno lentamente ma inesorabilmente terminando. Quando i tassi di interesse raddoppiano per i titoli obblogazionari essi perdono come minimo il 50% del loro valore; questo significa che gli attivi si assottigliano ma le passività rimangono intatte. Questo significa a sua volta che la BCE è estreamente esposta nei confronti dei soggetti “potenzialmente”inadempienti che rispondono al nome di PIIGS. (Oltre alla Bundesbank, ovvio.) E' per questo che i bonos Spagnoli stanno raggiungendo la soglia del 7%, nessuno è disposto a credere alle promesse dei pianificatori centrali; per anni hanno continuato a ripetere le stesse cose e per anni gli stessi problemi che si dicevano essere stati risolti si sono regolarmente ripresentati. Ora siamo arrivati al momento di centralizzare ulteriormente l'Unione Europea e vedere che succede.

E gli economisti mainstream sono lì, pronti a rendere efficiente l'apparato burocratico nella depredazione delle risorse dal settore produttivo della società. L'ennesima prova ce la dà l'eterna campagna per una maggiore regolazione di Stiglitz. I loro sproloqui si basano sui sintomi dei problemi non sulle cause reali.

INVERSIONE DI TENDENZA

Seguendo questa linea di pensiero, quindi, le armi convenzionali che vengono implementate sono sempre tre:

- tasse;
- copertura del problema;
- calcio al barattolo.
Queste pseudo-soluzioni vengono implementate perché l'establishment conosce solo un modo per affrontare determinati guai che in prima istanza ha causato essa stessa, vale a dire, maggior intervento. Questa strategia nel lungo periodo logora la capacità delle persone di alimentare i settori produttivi a vantaggio di quelli improduttivi. Fino ad ora il crollo dell'attuale sistema monetario fiat è stato posticipato anche grazie ai generatori di ricchezza che hanno un margine d'azione (seppur limitato) ancora valido. La loro azione alloca correttamente le risorse secondo la volontà degli attori economici supportando, per quanto possibile, la generazione di progresso economico. Ma questa capacità viene seriamente intaccata dall'azione arrogante dei pianificatori centrali che drenano costantemente preziosi risaparmi dalle tasche degli individui.



Gli economisti mainstream tendono a soprassedere questi parametri e si concentrano su dati fuorvianti quali il PIL. E come di solito accade in questi casi, viene portato l'esempio dell'economia Giapponese. Nonostante l'opinione convenzionale,l'economia del Giappone non è stata stagnante; è cresciuta in termini reali (sebbene non in termini monetari). Il punto cruciale è che i cambiamenti monetari non riflettono necessariamente i cambiamenti reali. La crescita del PIL del Giappone è stata lenta perché la crescita dell'offerta di denaro è stata lenta; è principalmente la crescita di denaro che guida i numeri del PIL. Pertanto dobbiamo provare ad osservare la crescita economica reale (la produzione di beni e servizi reali) e non quella del PIL. Inoltre, il Giappone è un grande creditore internazionale e ha un settore produttivo che è stato adeguatamente sostenuto dal bacino dei risparmi reali.

Nonostante si dica di non credere nei "pasti gratis," vengono debitamente richiesti una volta che i nodi vengono al pettine e bisogna correggere gli errori del passato. Il loro spostamento nel futuro non farà altro che intesificare il loro carico di dolore che presenteranno una volta che faranno vedere di nuovo il loro brutto muso. Lo zio Ben li rivedrà presto.



Nell'ultimo anno la FED ha potuto iniziare a drenare le riserve che aveva dato agli istituti di credito prossimi alla bancarotta in cambio dei loro asset tossici a valore nominale. Il flusso di capitali vaganti dall'Europa sta fornendo questa possibilità allo zio Ben.



Gli investitori percepiscono lo zio Sam come un porto sicuro contro la tempesta Europea e tentano di rifugiarsi nell'enorme bolla o bbligazionaria gonfiata dallo zio Ben per coprire la Grande Correzione all'indomani dello scoppio della precedente bolla immobiliare.



L'unione di tutte queste cose non fa ben sperare. Una recessione ben peggiore di quelle sperimentate finora (ad intermittenza) si potrebbe profilare all'orizzonte. Come vi ricordavo in altri post è questa la strategia di Bernanke: boom-bust, boom-bust, boom-bust. La strategia del calcio al barattolo. Perché tira una brutta aria? Tre motivi. In primo luogo, un'appiattimento della curva dei rendimenti e in special modo in quella dei tassi a lungo termine. I tassi sono determinati da due forze:

- offerta di risparmi;
- domanda di prestiti.
All'alba di una recessione i tassi tendono a scendere, ma in particolar modo i tassi a lungo termine iniziano a scendere perché gli investimenti a lungo termine vengono scoraggiati, mentre una certa domanda per il credito a breve termine resta latente poiché le imprese tentato di coprire qualsiasi investimento hanno al momento. Dall'atro lato, i creditori tendono a posizionarsi nella parte "a lungo termine" della curva tentati dai tassi di interesse in ascesa, mentre vogliono evitare la parte "a breve termine" dato il probabile aumento di credito a breve termine e quindi minori tassi d'interesse. Questi due gruppi finiscono per scontrarsi sul mercato del credito, ed i termini dei prestiti tendono ad "invertirsi" con i tassi di interesse a breve termine praticamente più alti di quelli a lungo termine.

Nonostante i bassi tassi di interesse a breve termine e la scarsa domanda ad oggi, sembra quasi difficile un'inversione ma la curva è effettivamente in appiattimento.

In secondo luogo, il calo dei prezzi delle commodities; e come chiunque può notare alla pompa di benzina il prezzo del carburante è sceso.

Fonte e fine dell'articolo: johnnycloaca.blogspot.it











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