mercoledì 3 agosto 2011

Per grandi linee - Nuovo Ordine Mondiale


Bruno Aliberti

In rete, in modo sempre più pressante, e non è un segreto nemmeno per i Mass Media (vedi affermazioni di Capi di Stato, compreso quello Pontificio), si dibatte sull’esistenza e realizzazione di un Nuovo Ordine Mondiale.

A margine, e solo in rete, si scrive di un problema anche numerico di una popolazione che, in un futuro prossimo, potrebbe crescere “troppo” e “troppo in fretta”, in riferimento alle risorse disponibili, al sistema di gestione delle stesse ed a quello di reperimento di nuove (sviluppo sostenibile).

Non è percezione personale o soggettiva quella che, pur a fronte di uno sviluppo tecnologico dal sapore fantascientifico, è in atto una crisi globale di sistema, con malattie ed ammalati in aumento e, tuttavia, un allungamento della vita media: tutti fatti, questi, in palese contraddizione tra loro. Ci si chiede perché, pur con tecnologie sempre più evolute, a parità di lavoro globale da svolgere, risultano impiegate sempre meno persone con più stress e per più ore, invece che tutti più serenamente per meno tempo, e se tale progresso tecnologico e delle malattie è da imputarsi solo ad una mera questione di profitto di pochi, o c’è dell’altro. A tal fine si cercherà di approfondire 2 questioni: qual è il modello di crescita della popolazione (e delle risorse); qual è l’aspettativa di vita biologica media attuale in presenza o in assenza di malattie....

MODELLO DI CRESCITA DELLA POPOLAZIONE

Da siti e links disponibili in rete si può apprendere come è cresciuta numericamente la popolazione su questo pianeta nel tempo. Da uno di questi (La popolazione mondiale nel 2050) (ma ve ne sono molti altri, per chi desidera un confronto) sono stati estratti i dati tabellati e quindi riportati nel diagramma che segue, tenendo conto di 2 avvenimenti storici di rilievo, quali la prima e la seconda guerra mondiale, che hanno causato una perdita rilevante di vite umane. In ordinate viene riportato il numero di abitanti (in miliardi), mentre in ascisse si legge l’anno, a partire dal 1000 fino ai giorni nostri. In Blu, è tracciata la spezzata unione dei punti disponibili e che risulta tratteggiata nel tratto finale, come ipotesi fino al 2050 (in rosso gli eventi delle 2 guerre).


Dal sito citato si trae l'affermazione che “Le più attendibili proiezioni delle Nazioni Unite ci consegnano per il 2050 una Terra con poco più di 9 miliardi di persone” con, in Tabella 10.3, gli ipotetici valori quinquennali mondiali e per continente, dal 2000 al 2050. 

Tali dati, tuttavia, non possono intendersi in accordo con la tratteggiata del nostro diagramma, tracciata come prosecuzione naturale delle medie subito precedenti, e che fornisce un valore più vicino ai 10 miliardi, che ai 9. Di certo le Nazioni Unite sono più attendibili, perché in possesso di maggiori dati, informazioni e programmi di calcolo a disposizione decisamente più sofisticati della semplice prosecuzione lineare da noi ipotizzata. Se qualcuno, per caso, si è chiesto cosa rappresenti la linea gialla nel diagramma, e non sia riuscito a darsi una risposta, dovrà purtroppo attendere e perseverare nella lettura.

L’aspetto-problema crescita della popolazione sul pianeta, andando a ritroso nel tempo, trova riscontro nelle recenti (2009-2010) dichiarazioni di Bill Gates sull’uso dei suoi vaccini, ed ancor prima in quelle di Rockefeller alle Nazioni Unite (video del discorso di Rockfeller) . Ma, ancor più indietro, nel Memorandum 200 del 1975 ("Memorandum 200": il genocidio diventa politica estera americana) , nella legge americana sulla sterilizzazione del primo 900 e così via fino a Malthus nel 1800, copia, quasi conforme, del veneziano Giammaria Ortes nel suo "Riflessioni sulla popolazione delle nazioni per rapporto all'economia nazionale" del 1790

Fino al 1650, come è visibile dal grafico, il gradiente di crescita della popolazione sul pianeta era stato di modesta entità. Da 250 milioni, il raddoppio a 500 milioni, in 650 anni. Evidentemente, per scriverne così dettagliatamente nel 1800, ed analizzare lo sviluppo di crescita di una popolazione lasciata in piena libertà, significa che il problema era diventato pressante. La popolazione era raddoppiata, portandosi al miliardo, ma questa volta in meno di 150 anni. L’analisi di Ortes, che prenderemo come base per le successive riflessioni, si basava su un’aspettativa di vita media intorno ai 60 anni. In estrema sintesi, le sue conclusioni erano che ogni 30 anni, se lasciata libera ed in condizioni non disagevoli, la popolazione poteva raddoppiare. Ciò che avviene dal 1650 su questa terra, con la piantumazione di mais, soia, patate e quant’altro, se pur di rilevo, non vuole essere il fulcro di questa disamina. Il fatto saliente è che la curva di sviluppo cambia improvvisamente tendenza e, da lineare (se lineare era), diventa geometrica. Veniamo adesso alla linea gialla sul nostro diagramma.

In assenza dei morti, caduti nella prima e poi nella seconda guerra mondiale, la crescita della popolazione avrebbe seguito, con molta probabilità, l’andamento della linea gialla, esattamente parallela a quella reale blu degli ultimi 150 anni, avendo come effetto che i 7 miliardi sarebbero stati raggiunti con quasi 25 anni di anticipo e che oggi su questa terra, in luogo dei 7, vi sarebbero quasi 10 miliardi di abitanti.

Vorrei andare oltre. Dal 1950, fine periodo guerre mondiali e loro effetti, si è sempre sentito parlare di morti per fame e sete nel terzo mondo, con cifre di sicuro rilievo (La mappa della fame nel mondo )

I dati sulla fame nel mondo

Circa 24.000 persone muoiono ogni giorno per fame o cause ad essa correlate. I dati sono migliorati rispetto alle 35.000 persone di dieci anni fa o le 41.000 di venti anni fa, (circa 15 milioni l’anno).

Adesso, 15 milioni in 30 anni sono 450 milioni che, con le ipotesi di Ortes, dopo 30 anni, raddoppiando, si portano a 900 milioni e che, dopo altri 30 (1950 + 30 +30 = 2010, siamo ai giorni nostri), diventano 1 miliardo e 8oo. A questi vanno sommati quelli dei 30 anni successivi ai primi, che raddoppiati anch'essi danno 900 milioni, per un totale complessivo di 2 miliardi e 700 milioni. Tale cifra, aggiunta ai 10 miliardi della linea gialla, (ipotesi di assenza delle 2 guerre mondiali e quindi dei morti causati dalle stesse), fa crescere il numero fin quasi 13 miliardi. Quindi, in assenza delle 2 guerre, di fame e sete nel mondo, oggi si conterebbero quasi 13 miliardi di anime. Ma dopo le 2 guerre, i conflitti nel mondo, non sono cessati:

(Conflitti attualmente in corso) Aggiornato al 2 agosto 2011

Nel frattempo, le catastrofi “naturali”, su questo pianeta, sono cresciute notevolmente. Nell'ambito dei terremoti oltre il 5° grado della scala Richter, per esempio, da 4 l'anno del secolo scorso si è passati, soprattutto negli ultimi 10 anni e con numeri sempre crescenti, ai 4 al giorno in media di quest'ultimo mese (un aumento pari a 300-400 volte).

Potremmo affermare quindi che, in assenza di "morti per cause non naturali", il numero di 13 miliardi a cui ci eravamo fermati, è una valutazione assolutamente in difetto e non rappresentativa dell'effettivo problema-crescita-popolazione.

ASPETTATIVA DI VITA BIOLOGICA MEDIA ATTUALE

Potrebbe suonare quantomeno strano, sapere che l’ultracentenario in vita, più longevo del mondo, è un ex impiegato delle poste giapponesi, che ha appena compiuto 114 anni, ha avuto sette figli, cinque dei quali ancora vivi, 14 nipoti, 25 pro-nipoti e 11 "pro-pro-nipoti" (Kimura, l’uomo più vecchio del mondo) o che Shigechiyo Izumi (泉重千代 Izumi Shigechiyo?; Isen, 29 giugno 1865? – Tokunoshima (città), 21 febbraio 1986) è stato un agricoltore giapponese a lungo considerato l'essere umano più longevo di tutti i tempi: il Guinness dei primati gli riconosce infatti ufficialmente un'età di 120 anni (Da Wikipedia).

Difficile per un occidentale immaginare che, nel 2007, erano 457 gli ultracentenari di Okinawa, con una media di 35 ogni 100 abitanti e che più in generale, il Giappone, vanta primati di tutto rispetto.

Tuttavia, molte altre popolazioni, su questa terra, vantano primati di longevità.
Ed è difficile anche riuscire ad immaginare, per un occidentale, in che condizioni di salute arrivano a quelle età.

Non che non vi siano ultracentenari in Italia: la Sardegna è in testa. Ma la Sardegna non è stata bombardata come Hiroshima e Nagasaki e questi ultracentenari Giapponesi, a quell'epoca, c’erano e non si ritiene siano stati esenti dalle radiazioni. Sorge naturale a questo punto la domanda: Qual è quindi l’aspettativa di vita in assenza di malattie o di disastri nucleari e non? Pur provando a scriverlo, nessuno forse crederebbe, quindi ci si limita a citare le parole di un vecchio saggio che, di fronte alla pubblicità “chi beve birra campa 100 anni” chiese: “si tratta forse di veleno?”… era... Matusalemme.

Al lettore lascio le opportune riflessioni in merito.
Vorrei Certamente

P.S.Quanto può vivere al massimo un uomo? Ogni nazione vanta il proprio record. Gli inglesi dicono di aver avuto Tommaso Parr morto nel 1535 a 152 anni, discendente da generazioni molto longeve; i russi Evasov morto nel 1956 a 148 anni; la Colombia Xavier Pereira morto nel 1955 a 167 anni.

2 commenti:

  1. Ciao Catherine
    splendido post
    così interessante e conforme alle mie idee che dovrò rileggerlo per bene.
    Ciao

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  2. E' di un amico, Bruno Aliberti.
    A breve pubblicherò il seguito. :)

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