di Sabrina Pieragostini
E trasformare decenni di segretezza americana in una clamorosa sconfitta d’immagine...
Immagine: droni cinesi ispirati al video Gimbal.
La posta in gioco non sarebbe soltanto il possesso di eventuali tecnologie sconosciute, ma qualcosa di altrettanto prezioso: il primato della verità.
Chi rivelerà per primo al mondo ciò che i governi sanno realmente sugli UFO?
A sollevare la questione è il deputato Eric Burlison che in una recente intervista al New York Post ha messo in guardia l’amministrazione Trump: se gli Stati Uniti continueranno a temporeggiare, qualcun altro potrebbe anticiparli.
E trasformare decenni di segretezza americana in una clamorosa sconfitta d’immagine...
Il Parlamentare statunitense Eric Burlison
«Dovremmo essere il Paese più trasparente al mondo nei confronti dei nostri cittadini», ha dichiarato Burlison, sottolineando che essere superati da un’altra nazione avversaria proprio su questo terreno rappresenterebbe una macchia nella reputazione degli Stati Uniti.
Ma il parlamentare ha aggiunto un particolare interessante: una rivelazione proveniente dall’estero potrebbe perfino aiutare Washington, qualora confermasse informazioni già diffuse dalle autorità americane. Sarebbe una validazione indipendente, capace di convincere l’opinione pubblica che non si tratta dell’ennesima operazione di disinformazione.
Insomma, perdere la corsa sarebbe imbarazzante, ma potrebbe almeno servire a rendere più credibile il risultato.
E non ci sarebbe soltanto la Cina ai blocchi di partenza.
Anche la Russia potrebbe battere sul rush finale l’America.
E persino il Brasile avrebbe qualcosa di rilevante da raccontare.
L’ex ministro della Difesa Aldo Rebelo ha già dichiarato, sempre al New York Post, che il suo Paese potrebbe rendere pubblici i documenti sul controverso incidente di Varginha del 1996, qualora gli Stati Uniti decidessero di aprire i propri archivi sulla vicenda.
Senza dimenticare che la “gola profonda” David Grusch, ex funzionario dell’Intelligence americana, ha più volte detto pubblicamente che Mosca e Pechino avrebbero recuperato velivoli di origine non umana. Una dichiarazione ovviamente priva di conferme indipendenti, ma che aggiunge un’altra dimensione alla rivalità tra le grandi potenze: una gara non soltanto a chi ne sa di più, ma anche a chi possiede più UFO.
Ma mentre Burlison, aperto alla possibilità che Intelligenze non umane siano già presenti sul nostro pianeta, teme che la Cina possa superare gli Stati Uniti sul terreno della trasparenza, un altro autorevole esponente del Congresso americano indica proprio Pechino come possibile responsabile di alcuni degli avvistamenti più inquietanti degli ultimi anni.
Mark Warner, senatore democratico della Virginia e figura di primo piano della Commissione Intelligence del Senato, ha infatti attribuito ai droni cinesi le misteriose incursioni aeree che nel dicembre 2023 hanno messo in difficoltà la base dell’Aeronautica militare di Langley, dove sono dislocati anche i sofisticati caccia stealth F-22 Raptor. Per diciassette notti consecutive, numerosi velivoli non identificati l’avevano sorvolata, interferendo con le attività militari e costringendo a trasferire temporaneamente alcuni aerei.
Il Pentagono aveva riconosciuto le incursioni e le difficoltà incontrate nel contrastarle, senza però attribuirne pubblicamente la responsabilità a un Paese preciso.
Ma intervistato dal giornalista Matt Laslo di Ask a Pol, il senatore ha affermato: «Alla fine si trattava, perlopiù, di droni cinesi». Una risposta apparentemente definitiva.
Ma quando gli è stato chiesto se ne fosse sicuro e se avesse visto le immagini degli oggetti, il senatore ha risposto di no, promettendo di informarsi meglio. Un’affermazione così vaga, presentata come risolutiva, ma senza elementi verificabili a sostegno, lascia inevitabilmente qualche perplessità. Non significa che Warner abbia mentito: potrebbe disporre di informazioni riservate che non può divulgare. Ma la questione solleva interrogativi importanti.
Il primo è piuttosto semplice: se erano davvero droni cinesi, perché non mostrarne le prove?
Uno spettacolo con 65.000 droni a Shangai
E non è tutto.
Se la dichiarazione di Warner è fondata, vuol dire che Pechino è riuscita a violare ripetutamente lo spazio aereo di una delle installazioni militari più sensibili e sorvegliate degli Stati Uniti, operando per oltre due settimane senza essere neutralizzata. A quanto emerso dalle ricostruzioni dell’episodio, i sistemi di rilevamento e contrasto dei droni non sarebbero riusciti a risolvere il problema.
Insomma, Washington si troverebbe di fronte a una vulnerabilità della propria difesa aerea e, forse, a un divario tecnologico non meno preoccupante di quello rappresentato da eventuali velivoli di origine sconosciuta.
Il paradosso è evidente: la Cina diventa contemporaneamente il Paese che potrebbe svelare al mondo il segreto degli UFO e il presunto responsabile delle incursioni che l’aeronautica americana non è riuscita a fermare.
C’è però chi ritiene che la spiegazione di certi fenomeni non vada cercata né a Pechino né a Mosca.
Jake Barber, ex militare e pilota di elicotteri che sostiene di aver partecipato a operazioni segrete di recupero di oggetti anomali, è tornato a parlare in pubblico durante la conferenza internazionale sulla Disclosure organizzata il 1° ottobre a Stoccolma da Beatriz Villarroel e Dennis Åsberg, con sedici relatori tra ricercatori, ex militari, giornalisti e testimoni.
Intervenuto in collegamento video, Barber ha spiegato che Skywatcher, il gruppo di ricerca da lui fondato, sarebbe ancora attivo e lavorerebbe ora in stretta collaborazione con il Governo americano. Ha anche ammesso di essersi esposto pubblicamente dopo la vittoria elettorale di Donald Trump, sperando in un’amministrazione più favorevole alla Disclosure. Un ottimismo rivelatosi eccessivo: le decisioni, ha osservato, dipendono anche da delicate valutazioni di sicurezza nazionale.
Poi il discorso è passato ai recuperi. Barber ha sostenuto di aver avuto a che fare con diverse tipologie di velivoli “esotici“, non soltanto con il celebre oggetto a forma di uovo e quello ottagonale di cui aveva già parlato. Alcuni apparirebbero in volo come semplici sfere luminose, altri sarebbero invisibili all’occhio umano. Una volta a terra, però, e privati della loro energia, mostrerebbero forme e dimensioni completamente differenti. In sostanza, quelle che osserviamo come luci nel cielo potrebbero essere, secondo il suo racconto, strutture tecnologiche vere e proprie, il cui aspetto cambierebbe a seconda delle condizioni operative.
Barber ha poi riferito che, durante sue conversazioni con alcune persone legate ad ambienti classificati e agenzie che non ha specificato, gli sarebbe stata spiegata l’origine dei misteriosi oggetti a forma di uovo.
Proverrebbero da una grande astronave-madre cilindrica, situata nell’alta atmosfera o in orbita terrestre bassa, che periodicamente rilascerebbe piccoli velivoli incaricati di esplorare il pianeta.
Alcuni sarebbero sonde automatiche, altri avrebbero un equipaggio. E in quest’ultimo caso, sempre secondo quanto gli sarebbe stato raccontato, ai comandi ci sarebbero i cosiddetti Grigi, le entità aliene più frequentemente descritte nella casistica ufologica contemporanea. Altro che droni cinesi, insomma…
Il quadro che emerge è quanto meno singolare.
Burlison teme che Cina e Russia possano svelare al mondo il segreto degli UFO prima degli Stati Uniti.
Burlison teme che Cina e Russia possano svelare al mondo il segreto degli UFO prima degli Stati Uniti.
Warner sostiene che dietro gli oggetti non identificati di Langley ci sia proprio Pechino. Barber, invece, parla di velivoli sconosciuti, astronavi-madri e piloti non umani.
Tre narrazioni che sembrano appartenere a universi paralleli, eppure convivono nello stesso dibattito politico e mediatico. Non è detto che tutti gli oggetti sconosciuti abbiano la stessa origine: potrebbe trattarsi di droni, tecnologie militari segrete, fenomeni naturali. E altri potrebbero essere effettivamente non spiegabili. Il problema nasce quando le ipotesi – pro o contro la provenienza non umana- vengono presentate come certezze senza fornire gli elementi necessari per verificarle.
Droni apparsi in gran numero nel New Jersey - novembre e dicembre 2024
Droni apparsi in gran numero nel New Jersey - novembre e dicembre 2024
E così, la Disclosure continua a muoversi su un terreno ambiguo, sospesa tra promesse politiche, testimonianze straordinarie, dati classificati e possibile disinformazione.
La competizione geopolitica potrebbe accelerare il processo, come pensa Burlison, oppure complicarlo ulteriormente, trasformando ogni possibile rivelazione in uno strumento di propaganda. Lo ribadisco: arrivati a questo punto, non è più sufficiente che qualcuno dichiari di sapere la verità. Ora servono documenti, prove, riscontri indipendenti. Perché il segreto sugli UFO non si risolverà sostituendo una versione ufficiale con un’altra storia altrettanto impossibile da verificare.
IL SUMMIT DI RIMINI ORGANIZZATO DALLA FEDERAZIONE RICERCA ENTITÀ EXTRAUMANE
Il dibattito proseguirà anche in Italia, sabato 31 ottobre 2026 a Rimini, dove F.R.E.E. organizza un summit internazionale dedicato alla Disclosure e alle Intelligenze non umane.
Tra gli ospiti più attesi figurano proprio Beatriz Villarroel, astrofisica impegnata nello studio di anomalie astronomiche, e Dennis Åsberg, esploratore svedese del team OceanX, conosciuto per le indagini sulla misteriosa anomalia del Mar Baltico.
Tra gli ospiti più attesi figurano proprio Beatriz Villarroel, astrofisica impegnata nello studio di anomalie astronomiche, e Dennis Åsberg, esploratore svedese del team OceanX, conosciuto per le indagini sulla misteriosa anomalia del Mar Baltico.
Entrambi protagonisti dell’appuntamento di Stoccolma, porteranno al pubblico italiano le proprie esperienze e ricerche, con dettagli finora rimasti inediti. Per informazioni, sono disponibili questi contatti: l’e-mail info25.free@gmail.com e, via WhatsApp, il numero 331 580 2166. Per prenotare, cliccate su questo link Stripe indicato dall’organizzazione.
Fonte: extremamente.it
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