di Piero Cammerinesi
Solo pochi decenni fa non avrei mai creduto che la Storia si sarebbe ripetuta ancora una volta nel modo insensato e nefasto che osserviamo oggi.
È vero, i Maestri ci avevano preparato a tempi difficili e pericolosi, ad un XXI secolo contraddistinto dalla follìa, che avrebbe caratterizzato il volto di una società sempre più legata ai valori materiali e sempre meno interessata a quelli spirituali e morali.
Una società irretita dal più radicale materialismo e dall’egoismo più sfacciato.
E i segni c’erano tutti, solo a volerli vedere.
Gli eventi di questo primo quarto del secolo XXI appena trascorso dimostrano ampiamente che questo non è avvenuto; l’uragano non solo non è stato fermato ma – come accade negli uragani tropicali che si abbattono sulle coste americane – ha acquistato via via sempre maggiore forza e carica distruttiva.
Dall’11 Settembre al proliferare di rivoluzioni colorate, dalle guerre di aggressione di un popolo verso l’altro alla guerra dichiarata ai propri popoli con la pandemia del 2019, sino ai genocidi manifesti ed al totale spregio delle convenzioni sottoscritte e dell’ordine Internazionale basato su regole, ci troviamo oggi di fronte alla totale accettazione dell’illegalità internazionale dettata dalla legge del più forte.
Si tratta di un panorama che possiamo definire senza tema di smentita apocalittico.
Cioè di manifestazione del Male e della Menzogna a livello planetario, in cui tutti i demoni della Storia trascorsa sembrano riversarsi in massa sull’umanità senza che essa – e questa è la cosa più inquietante – se ne renda conto o reagisca in qualche modo.
L’illusione che la Prima Guerra Mondiale potesse essere “l’ultima guerra” fu drammaticamente smentita dallo scoppio della Seconda, inaugurando un’era di conflitti ancora più distruttivi.
Allo stesso modo, dopo la Seconda Guerra Mondiale, si disse che con la strategia della deterrenza nucleare basata sul principio della distruzione mutua assicurata non sarebbe stato possibile ipotizzare – pena la distruzione globale – una Terza Guerra Mondiale.
Abbiamo visto che anche questo non si è verificato. La guerra ha cambiato volto e modalità ma la sua ferocia sta attraversando come un demone inarrestabile tutto il mondo.
E l’eccezionalismo che un popolo (Popolo eletto) o una razza (Razza superiore) riferisce a se stesso è certamente una delle cause principali di tutte le guerre dell’umanità.
Per eccezionalismo si intende la convinzione che un popolo, una nazione o una presunta “razza” sia intrinsecamente superiore, unica o destinata a un ruolo guidato dalla storia o da una forza divina.
Scrive lo storico americano Howard Zinn:
Se crediamo che la nostra nazione sia eccezionalmente buona, allora qualsiasi cosa facciamo — che si tratti di invadere un Paese, bombardare una città o rovesciare un governo — viene vista come un atto di benevolenza. Questo è il pericolo supremo dell’eccezionalismo: trasforma i crimini di guerra in missioni morali.
L’eccezionalismo nella storia
Bisogna dire che tale concezione ha radici profonde.
La convinzione di essere gli unici depositari del giusto, già nell’antichità – come afferma Tucidide – portava le potenze a giustificare qualsiasi guerra di conquista:
Il fatto è che gli uomini, spinti naturalmente a dominare, si lasciano sempre dominare dall’ambizione e dalla forza.
Basti pensare alla Grecia antica con la divisione netta tra greci e “barbari” o all’Impero Cinese inteso come “Impero del Centro”, fulcro di civiltà circondato da popoli nomadi, per giungere al Manifest Destiny (Destino manifesto), dottrina politica e culturale del XIX secolo secondo cui gli Stati Uniti d’America avevano il diritto e il dovere divino di espandersi attraverso il continente nordamericano, diffondendo i propri ideali di libertà, democrazia ed eccezionalismo americano.
Dovendo la nostra epoca – la quinta postatlantidea, secondo la scienza dello spirito – andare verso il superamento dei nazionalismi e dei razzismi, alcuni impulsi si sono certamente manifestati – ad esempio con la nascita delle Nazioni Unite, del globalismo e della Comunità Europea – ma sono stati poi prontamente riafferrati e capovolti dalle forze che intendono assoggettare l’umanità.
Certamente il progetto dell’Unione Europea e dell’inclusione come apertura sociale al diverso hanno rappresentato tentativi di mettere al bando l’eccezionalità, considerata da alcuni popoli o etnie come qualcosa di fondante quando non addirittura sacro.
Ma quello che si è fatto uscire dalla porta è rientrato dalla finestra e, se il razzismo ha solo cambiato di colore, l’eccezionalità di alcuni popoli o Paesi ha gettato la maschera e si è mostrata senza veli.
Afferma Noam Chomsky:
L’eccezionalismo è un principio fondamentale della vita intellettuale imperiale… la dottrina sostiene che noi siamo diversi e migliori, e che quindi abbiamo il diritto di compiere azioni che sarebbero terribili se fatte da altri.
Personalmente, avendo vissuto un decennio negli USA, ho potuto verificare direttamente come quel popolo sia stato condizionato a ritenere di appartenere al Paese migliore del mondo.
Non solo la ristrettezza e la manipolazione della storia che viene insegnata nelle scuole ma l’intera comunicazione da cui sono letteralmente bombardati i cittadini fanno sì che tutti siano convinti della missione salvifica e di dominio degli USA – convinzione formulata anche ufficialmente con il documento Project for the New American Century (Progetto per un Nuovo Secolo Americano).
L’eccezionalità degli USA fu indicata anche dal presidente Vladimir Putin come un motivo di preoccupazione In un articolo del settembre 2013 pubblicato sul sul New York Times dal titolo Un appello alla cautela dalla Russia:
È estremamente pericoloso incoraggiare le persone a considerarsi eccezionali, qualunque sia la motivazione. Ci sono grandi Paesi e piccoli Paesi, ricchi e poveri, quelli con lunghe tradizioni democratiche e quelli che stanno ancora cercando la propria strada verso la democrazia. Anche le loro politiche variano. Siamo tutti diversi, ma quando chiediamo la benedizione del Signore, non dobbiamo dimenticare che Dio ci ha creati uguali.
In realtà, dal 1945, il dominio mondiale dell’anglosfera ha indotto centinaia di milioni di persone a percepire i popoli anglosassoni come superiori. Il testimone dell’Impero britannico trasferito agli Stati Uniti d’America dopo la Seconda Guerra Mondiale ha dato inizio ad una colonizzazione culturale, artistica, finanziaria e militare di una magnitudo impensabile in epoche storiche precedenti.
Quello che per decenni è stato il principale atto d’accusa nei confronti della Germania del Terzo Reich, vale a dire di sostenere apertamente la superiorità della razza ariana, è stato attuato in modo più sottile ma ancor più efficace dal nuovo Impero americano a partire dal secondo dopoguerra.
Senza dimenticare che fino agli anni ’60 negli USA era ancora vivo il razzismo, in particolare nei confronti dei neri (ricordate il Ku Klux Klan?) ma anche degli italiani (!) mentre ufficialmente si isolava e sanzionava con suprema spudoratezza il Sud Africa per via dell’apartheid ivi in vigore.
Dal Reich millenario – Blut un Boden – passando per il New American Century giungiamo oggi ad un altro eccezionalismo – e suprematismo – apertamente evocato dalla leadership dello stato di Israele.
Sentite cosa ha affermato nel 2010, durante un sermone del sabato, Rabbi Ovadia Yosef, leader spirituale del partito di governo Shas:
I goyim [i non ebrei] sono nati solo per servirci. Senza questo, non hanno posto nel mondo; solo per servire il popolo d’Israele… Perché servono i gentili? Lavoreranno, areranno, mieteranno. Noi siederemo come un signore e mangeremo.
O a quanto espresso nel 2012 dall’ex Ministro dell’Interno Eli Yishai, parlando dei non ebrei che vivono in Israele:
[La maggior parte dei] musulmani che arrivano qui non credono nemmeno che questo Paese appartenga a noi, all’uomo bianco.
Ma sono le parole di Benjamin Netanyahu, attuale Primo Ministro, il quale, nel 2023, durante la guerra a Gaza, ha giustificato il razzismo manifesto in Israele fondandosi su testi religiosi:
Dovete ricordare ciò che Amalek vi ha fatto, dice la nostra Sacra Bibbia. E noi lo ricordiamo.
Si riferiva al fatto che nel testo biblico di Samuele e Deuteronomio, il comando legato ad Amalek prevede lo sterminio totale del popolo nemico.
Il significato spirituale dell’eccezionalismo
Ora è noto a chi ha affrontato questo argomento da un punto di vista non solo storico e politico ma anche spirituale che l’unico modo per superare l’eccezionalismo di una razza o di un popolo è quello di osservare la questione dal punto di vista dell’evoluzione spirituale dell’intera umanità, dove le specificità culturali e razziali sono considerate tappe transitorie e superate dal valore centrale dell’individualità.
In particolare la prospettiva della reincarnazione rende del tutto insensato riferirsi ad un popolo o ad una razza come superiore, in quanto nei nostri passaggi sulla Terra in differenti epoche e luoghi ci incarniamo all’interno di diversi popoli e razze.
Che senso ha sentirmi superiore ai neri se sono bianco o ai musulmani se sono cristiano quando so che ho attraversato e farò ancora parte di diverse culture, religioni e popoli nel mio percorso evolutivo?
Anzi, a dirla tutta, se so che tenderò a reincarnarmi proprio all’interno del popolo o della razza che in questa esistenza odio maggiormente…
Ciò che l’uomo sperimenta come l’impulso più radicale del nazionalismo e dell’odio di razza in un’epoca, prepara il terreno per il suo destino futuro. L’ordine cosmico esige che l’anima sperimenti dall’interno ciò che ha giudicato o perseguitato dall’esterno.
Molti di coloro che oggi nutrono un cieco odio nazionalista rinasceranno, nella prossima incarnazione, proprio in seno al popolo che oggi disprezzano (Rudolf Steiner, Il destino dei singoli e dei popoli O.O. 157).
È vero che ogni epoca è guidata e ispirata da particolari Volksgeister (Spiriti di Popolo), entità spirituali che plasmano le caratteristiche specifiche di una data comunità, ma ciò non implica una gerarchia di valori. Ogni popolo ha una “missione” peculiare e complementare agli altri, necessaria per il progresso spirituale dell’umanità.
Rudolf Steiner ha ripetutamente sottolineato come le differenze razziali appartengono a stadi evolutivi passati e superati dell’essere umano, che non è definito dal proprio corpo fisico, dal sangue o dalla genetica, ma dalla sua individualità spirituale, che si reincarna in contesti culturali, epoche e geografie sempre differenti.
Le anime di popolo hanno avuto una missione nel passato. Ma l’umanità progredisce, e l’attaccamento ai vecchi legami di razza e di sangue, l’idea di considerarsi un popolo separato o prediletto per ragioni ereditarie, contrasta con la vera evoluzione dello spirito. Oggi l’essere umano deve trovare il divino in se stesso come individuo, non nella sua appartenenza a un gruppo etnico (Rudolf Steiner, La missione di singole anime di popolo, O.O.121).
E, ancora più esplicitamente:
Molto peggio per l’evoluzione dell’Umanità è configurare le nostre menti così da chiederci quale missione abbia questo o quel frammento di popolo. Dobbiamo arrivare oltre i confini, dobbiamo cancellarli e trovare l’elemento umano comune per collocarci col nostro volere su questo terreno dell’universalmente umano (Rudolf Steiner, Qual è la missione dei piccoli popoli intermedi? O.O. 337b).
Se guardiamo alla spaventosa manifestazione del razzismo nell’Israele odierno le parole di Steiner sono imprescindibili...
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