martedì 9 maggio 2017

Atei e credenti

Talora siamo inclini ad invidiare due categorie di persone: gli atei ed i credenti. Irreligiosi e devoti non sono poi così diversi: gli uni e gli altri possiedono delle certezze negate agli scettici, ossia i cercatori della verità. 

Vero è che è difficile trovare degli atei coerenti e dei fedeli del tutto compenetrati dalle loro convinzioni, tuttavia i dubbiosi restano in un limbo dove sono senza sosta sollecitati da forze avverse e quasi equipollenti che impediscono loro di scegliere una direzione purchessia.

Riconosciute come sciocche le motivazioni dei miscredenti-dogmatici, specialmente quando radicate in un rozzo scientismo, gli esploratori degli universi non riescono ad aderire alle posizioni di chi ha fede, non tanto perché distolti dal problema del male, ma in quanto manca loro un quid, forse il kairòs, l’occasione propizia per abbracciare una rivelazione. Costoro non sono toccati da quella che i teologi chiamano Grazia. 

Così si resta in attesa di una svolta che pare non giungere mai. Ha ragione Alessandro Manzoni quando scrive: “E’ meglio tormentarsi nel dubbio che adagiarsi nell’errore”...


Tuttavia sarebbe preferibile non essere tormentati, ma attingere, se non una sicurezza, almeno una bussola per orientarsi nel mare magnum e burrascoso della vita e della morte.

E’ comunque indubbio che gli indagatori, anche qualora un giorno decidessero di accogliere un convincimento sul mondo soprannaturale, resterebbero sempre degli isolati ed il loro cambiamento non si tradurrebbe mai in un’affiliazione ad una confraternita, giacché è nelle chiese che la spiritualità diventa idolatria, è nelle chiese che tutti i princìpi più alti si desublimano nei disvalori più abietti, benché celati da spessi veli di ipocrisia.

Infine per credere bisogna rinunciare a porsi troppo domande, occorre dimenticare la Storia, l’Archeologia, la Filologia etc. Ciò non vuol dire sia necessario essere ignoranti, ma ammettere che la conoscenza è sempre relativa, dovendosi arrestare di fronte a connaturati limiti gnoseologici ed epistemologici.

In questi tempi difficilissimi e liminali, bisogna solo augurarsi che i cercatori sappiano aprirsi, pur mantenendo discernimento, a prospettive ulteriori e che i credenti siano capaci di preservare spirito critico ed elasticità mentale, fino a quando le differenze tra pionieri e devoti sfumeranno, grazie alla fede in sé stessi e per mezzo della fiducia (e non è facile averla) nella profonda, sebbene sovente invisibile, giustizia del tutto.

8 commenti:

  1. Tagore, poeta libanese tra i miei preferiti, diceva qualcosa che sento molto vicino al mio modo di essere: la religione che giunge fin a noi attraverso le scritture non diventerà mai cosa nostra, l'unico vincolo che ci lega ad essa è quello dell'abitudine. Costruire una religione interiore è il vero cammino, deve nascere dal dolore, deve attingere alla sua linfa vitale e poi, che gli porti o no la gioia la vita dell'uomo deve chiudersi nell'appagamento.
    Un pensiero simile lo espresse un caro amico: la religione è oppio dei popoli, il pensiero religioso è liberazione dei popoli.
    Atei e credenti per come la vedo dalla mia prospettiva non sono diversi, come fai notare anche tu, entrambi son legati a credenze e certezze che secondo il mio modesto parere son griglie. Ogni credenza sia essa scientifica, filosofica o religiosa alimenta una paura... la ricerca della verità è oltre tutto questo a mio modesto avviso, per quel che vale, magari sbaglio per carità... io rimetto tutto in discussione, anche la rimessa in discussione. Un modo complicato di vivere, mi rendo conto... appunti di viaggio tra viaggiatori. Buon prosieguo a tutti.

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  2. Grazie Landofw56, la saggezza nasce dall'amore per la poesia, personalmente mi sento una pirla in viaggio alla ricerca delle verità...

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  3. Salve Ladofw56, ho dato una rapida occhiata al suo blog, lasciando un commento, se non verrà pubblicato, ci tenevo a dirlo, non c'è problema, i miei son appunti di viaggio tra viaggiatori e null'altro. Buon cammino

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  4. In un mondo di illusioni, qual è la differenza tra credere o non credere?!

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  5. Certe domande vanno domandate in punto di morte...

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    1. C'è qualcuno che dice che anche la morte sia un'illusione...e allora tanto vale chiederselo prima, o no?

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  6. Ciao Altharel, sempre sta morte... che pizza... la vita è quella cosa che accade mentre siamo impegnati a fare progetti, diceva De mello, forse lo conosci, a prescindere la vita è una occasione per porsi domande... appunto di viaggio. Alla prossima.

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