lunedì 11 agosto 2014

Danni psichici dell'educazione cattolica


" ... Quindi, invitati dal sacerdote, tutti si fanno il se­gno della croce. Con questo gesto, fatto sul nostro corpo, ci avvolgiamo della Croce. Manifestiamo che siamo discepoli di Gesù crocifisso, che la Croce è la nostra strada, il nostro modello per vivere di vero amore. Il cristiano è qualcuno che vuole imitare l'amore-Passione di Gesù, l'amore che non indietreg­gia davanti alla sofferenza, quando è necessario darsi totalmente a Dio e agli uomini.
La qualità di questo amore è propriamente divina, di natura trinitaria. Noi amiamo il Padre, alla maniera di Gesù, nello Spirito. Per questo, quando tracciamo sul nostro corpo il segno di Croce, lo facciamo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Il santo curato d'Ars diceva: "Bisogna farsi il segno della Croce con grande rispetto. Si inizia dalla testa: rappresenta il capo, la creazione, il Padre; poi il cuo­re che è l'amore, la vita, la redenzione, il Figlio; e le spalle cioè la forza, lo Spirito Santo".

Non c'è alcun masochismo o morbosità in questo gesto, perché è il segno della nostra salvezza. La Cro­ce di Gesù è la vittoria dell'amore sull'odio, della vita sulla morte.
www.preghiereagesuemaria.it

Questo di sopra è un piccolo estratto di un articolo che ho letto su un sito cristiano (http://www.preghiereagesuemaria.it/), scorrete i titoli se volete, è molto istruttivo. In particolare si parla qui dell'insegnamento religioso rivolto ai bambini, e del significato della messa. Mi chiedo come mai l'autore abbia dovuto specificare che "non c'è alcun masochismo o morbosità" nel segno della croce, se è davvero un simbolo della "vittoria dell'amore sull'odio".
Leggendo l'articolo che segue, una chiave di lettura dell'insegnamento religioso con una propria logica, forse il perché sarà più chiaro, e avremo qualche elemento di risposta in più ..
Catherine ..


Intervista con Sergio Martella
Psicologo Psicoterapeuta
Docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Padova

Qual è il dato più inquietante che emerge dalla vostra ricerca sulla nocività psicologica della religione cattolica?

R.: L'idea di un rapporto sui danni della dottrina cattolica è recente nella forma di divulgazione popolare che si intende adottare. Stiamo cercando di coinvolgere nel progetto coloro che a buon diritto intendono mettere la loro professionalità al servizio di questo intento. Nella mia attività professionale e clinica ho avuto modo di verificare e raccogliere una serie di connessioni tra modalità formative che tendono a deprimere l'identità psico-affettiva nella costituzione evolutiva della persona e le inevitabili conseguenze nella determinazione del destino individuale e sociale dell'uomo.

Il mondo reale è, infatti, una rappresentazione di ciò che è stato impresso nella fase costituente dell'Io. Alice Miller, per esempio, ne "La persecuzione del bambino" cerca con ansia di mettere in guardia gli educatori dagli effetti della pedagogia nera della religione. Ma la stessa razionalità è utile solo se possiamo educare a riconoscere gli stili formativi che producono un accumulo di cattiveria, di distruttività e di infelicità nell'uomo.

L'insegnamento cristiano è falsamente improntato all'amore universale: basta guardare il simbolo genetico del cristianesimo, il crocifisso e ciò che esso rappresenta, per capire la componente di ambivalenza sadica e masochista che questo "amore" veicola nell'inconscio dei bambini.

Il sacrificio come premessa, l'esordio della vita nella colpa, l'inquietante percezione di un uso distorto dell'autorità del genitore, equiparato a dio, nell'espropriare il corpo del figlio e nel farne l'oggetto da distruggere per le proprie incarnazioni mistiche. Quale amore ha bisogno di sacrifici umani? Può la salvezza dell'umanità derivare dalla disgrazia procurata ad un incolpevole?

Si tratta di perversione, di cannibalismo affettivo e domestico! Come può accadere che una tale deviazione della coscienza si affermi in modo così radicale nella cultura dell'occidente? Perché l'intellettualità europea, salvo poche eccezioni, per lo più originate dall'ambiente di cultura ebraica, non sanno rilevare l'evidenza di una tale incongruità con i precetti fondamentali del rispetto umano?

Perché ci si ostina a ritenere degne di fede false acquisizioni razionali e a falsificare la storia stessa senza suscitare una opposizione netta tra coloro che si dicono laici?
Ho cercato di dare le risposte a questi quesiti in due saggi:
"Pinocchio eroe anticristiano. Il codice della nascita nei processi di liberazione", Edizioni Sapere, Padova, 2000.
"Il furore di Nietzsche. La nascita dell'eroe e della differenza sessuale",
Cleup, Padova, 2005.

Ora, con l'estendersi dell'interesse su questi temi, al di fuori della tradizionale banalità dell'ateismo che cercava di dimostrare la non esistenza materiale di dio, il gruppo dell'axteismo si è prefisso di registrare i danni della esistenza di dio come categoria della mente e dell'educazione di massa.

Dove era dio, si chiedono in tanti, mentre in Europa imperversavano i roghi crematori della shoa? Il dio cristiano e antigiudaico della tradizione era là! Logica conseguenza dell'odio che aveva seminato per secoli e anche, in quegli anni, sulle pagine dell'organo vaticano, la "Civiltà Cristiana".

Era assente solo sui banchi degli imputati a Norimberga, dove si è negata la verità inconfutabile che gli Ebrei sono stati perseguitati in quanto tali – Ebrei – da una identità culturale altra ed egemone: i Cristiani!

Mai il cristianesimo ha subito le conseguenze dei suoi insegnamenti ambigui, di un amore sadico, improntato alla sofferenza come valore e all'infelicità dell'esistenza reale. Da Anna Maria di Cogne, ai giovani assassini di satana, la cronaca registra le forme del disagio radicato nelle istanze della religione che continua impassibile a rivendicare per sé il diritto all'egemonia sull'etica e sulla morale.

E' invece evidente che la presenza dei valori cristiani (sopportazione, peccato, sangue e demonio) è stata l'unica istituzione sempre garantita nei luoghi del degrado umano ed economico, non solo non riuscendo ad apportare modifiche strutturali alle cause della sofferenza, ma legandosi in modo complementare ed ambivalente con le dinamiche stesse dell'ingiustizia e dell'ignoranza.

Che soluzioni proponete per porvi rimedio?
R.: Al di là di un auspicabile risveglio della ragione di fronte alle palesi deformità introdotte dalla religione cristiana, cattolica in particolare, nelle basilari nozioni di igiene degli affetti e del rispetto umano; al di là delle incredibilmente gravi (e in parte inesplorate) responsabilità storiche che un amore così immaturo ha inculcato nella soggettività dell'Occidente, resta ancora non risolto il nodo centrale della comprensione profonda di questo fenomeno.

Non è sufficiente contrapporre il darwinismo al conato del creazionismo nelle tendenze regressive del presente. E' necessario aprire gli armadi di una conoscenza così gravosa da recepire in termini estesi, da essere rifiutata largamente anche nelle fasce della popolazione "di sinistra" in Italia.

DIETRO LA RELIGIONE E I SUOI DETTAMI DI CRUDELTA' OGGETTIVA NEI RAPPORTI PEDAGOGICI TRA GENERAZIONI SI LEGITTIMA IL MOTORE STESSO DELL'ALIENAZIONE SESSUALE DELLA DONNA (quindi dell'intera umanità), LA SUA ESCLUSIONE DA UNA COMPLETA INDIVIDUAZIONE E RESPONSABILITA' SOCIALE.

La mistificazione di questo importantissimo tema è tale da riferire l'ambito delle discussioni unicamente al conflitto tra sessi. Niente di più sbagliato. Lo studio dell'esegesi analitica del mito, come accade con lo studio dei sogni e del simbolismo in generale applicato alla letteratura e all'arte, rivela nel racconto cristiano (eucaristia, spirito santo e pos-sesso sulla figlia Maria, negazione del ruolo del padre, incarnazione nel corpo dei figli con le stimmate sessuali femminili del sangue e del dolore) l'estensione in termini socializzati della psicologia della Grande Madre intesa nel senso junghiano (Erich Neumann, Storia delle origini della coscienza, Astrolabio).

L'alienazione della donna madre unitamente all'enorme potere neuro-affettivo che il mistero del parto-creazione comunque le conferisce (nella fisiologia dei mammiferi) connota l'identità dell'Eterna Fattrice di una attribuzione divina da sempre riconosciuta nelle culture di ogni epoca, a partire dalle più remote.

La religione in genere, in Occidente la religione cristiana, è esattamente l'espressione più coerente della psicologia della Grande Madre. Da qui deriva l'invisibilità e la radicale impunibilità delle istanze anche sadiche (ma ammantate di profonda affettività) del cristianesimo.

Da qui l'assoluta incongruenza tra buon senso, ragione e fede. La madre può sbagliare, essere immatura negli affetti, esigere tributi di sangue, e tuttavia conservare intatta la forza del suo potere che le deriva dall'aver "pettinato" i neuroni e l'identità affettiva dei nati da lei, uomini e donne.

Dalla natività di un essere destinato al rito di sangue e martirio, al controllo delle istanze sessuali e di generazione, alle perversioni mistiche del corpo martoriato esposte dalla ginecologia religiosa dell’arte sacra, la religione non è solo un’istanza del potere politico o culturale: essa è innanzitutto la realtà di una inveterata e radicata violenza domestica, una affezione profonda perseguita con tenacia anche da chi non si dice praticante e tuttavia, difende il cristianesimo nella sua essenza.

Per lo stesso motivo il cristianesimo ha resistito ad ogni critica razionale, anche se riconosciuta valida e dimostrata. Ma non è più lecito tollerare un uso anti-umano del potere degli affetti, diretto specialmente contro i bambini e la loro aspettativa di vita!

Alla base di tutto ciò, c'è un paradosso intrinseco alla natura sessuale dell’umanità che evidenzia come solo la figlia, in quanto femmina, può divenire più grande e potente del suo creatore, che è la madre. Unicamente lei, non il maschio vezzeggiato, può procreare e mettere in mora il ruolo di potere generazionale della madre!

Solo alla luce di questa premessa si possono comprendere i legami di senso che uniscono riti crudeli contro la giovane donna, che non è ancora madre, come l'infibulazione (rito di ingresso della giovane nel clan delle donne adulte), la cacciata con maledizione e colpa della figlia Eva dalla gratuità domestica per partorire con dolo e dolore, e, peggiore di tutte, lo spossessamento del corpo e della sessualità della figlia Maria da parte della madre spirito-santo, trinità cristiana che già incorpora il sistema intero di padre e figlio.

Alcuni lessici del linguaggio comune rivelano la natura matriarcale della chiesa: "Don" è contrazione di "donna", è anche il suono del batacchio sotto la gonna-campana, iconologia della madre che in sé trattiene il figlio-fallo, nella fattispecie il prete; "duomo" è la fusione di donna-uomo, i frati recano il cordone ombellicale ancora non reciso alla vita, le suore il velo placentale segno di possesso della madre; il divieto all'uso della sessualità sottolinea la centralità e l'obbedienza all'unico sesso della madre.

Nel caso del racconto dei vangeli la giovane donna semplicemente viene privata del diritto di succedere alla madre nel potere di una autonoma procreazione, l'infelicità che ne consegue si riverbera nel rapporto con l'uomo, nel masochismo congenito che la lega al persecutore, nella depressione post partum o sterilità.

Maria non ha sesso e non ha un amante, che invece la tradizione ebraica conferisce ad Eva. Lo stesso tema del conflitto tra matrigna e figlia viene trattato, ma risolto (!), nelle fiabe: Cenerentola, la Bella Addormentata, Biancaneve,...).

L'entità unica matriarcale proposta dal modello cristiano imperversa, invece, nell'illusione di vivere due esistenze in una: la sua e quella della figlia che le appartiene per diritto di invidia (individia). Il figlio Cristo, esito nella figlia di questa mancanza di riconoscimento della proprietà sessuale, prodotto di un tale spossessamento, nato per caso inopinato (per virtù dello spirito santo e non di una libera scelta), non può che essere un... povero cristo! E tale sarà il suo destino. Sul suo corpo reso femminile con la ferita nel costato (da cui era nata Eva) e dagli attributi di innocenza, passività ed esclusione convergono le istanze femminili irrisolte dell'infelicità e dell'immaturità affettiva.


Lo scarico sul corpo mistico dell'uomo femminilizzato e mestruato (Cristo, Che Guevara o Padre Pio,...) costituisce il punto di saldatura e di scarico emotivo della innaturale fusione tra madre e donna (ma-donna), sempre a scapito della giovane e del rinnovo di generazione. Ecco che Cristo ha una funzione lenitiva attraverso la rappresentazione della sua morte nel ma-sacro (sacralità materna). In questo modo il cerchio mistico dell’incesto cristiano si alimenta di dolore, perversione e controllo.

Mi permetta, che schifo!

Guai a toccare questa figura sanguinante, avvolta nel sudario della placenta sindone! Si tollera l'intollerabile pur di non riconoscere il conflitto tra generazioni al femminile!

Cosa si può fare, lei mi chiede, per porre rimedio a questa barbarie nella civiltà degli affetti? Provi lei a spiegare alle masse di credini (credenti passivi) e fedenti (credenti in cattiva fede) quali istanze innaturali e contrarie alla naturale emancipazione della sessualità si riproducono nella formazione pedagogica cristiana.

Ci dia una mano, noi da tempo combattiamo una battaglia impari contro le istituzioni alienate dello sfruttamento che conseguentemente e coerentemente con la disumanità del credo si sono stabilizzate in accordo e reciproco sostegno con la religione.

Non è forse vero che, in economia, ogni Azienda Madre Controlla e Possiede le Azioni delle sue Filiali? Non è forse vero che il Nazismo (primato di nascita e madre-patria) e il Razzismo fondino le loro ragioni sul diritto di sangue e di appartenenza forzata, che sono attributi del codice materno?

E i misfatti sanguinosi delle “nostre cose”, nella tragica epica di “cosa nostra”, non sono forse ascrivibili ad una affiliazione di mafia intorno al corpo centrale del “mammasantissima”? Non è semplice capire fino a che punto si estendano le implicazioni di una sub cultura matriarcale degli affetti al tempo stesso potente, disumana e incontrollata. Essa confonde uomini e donne in una esistenza crudele ed alienata.

Chi riporta danni psicologici in seguito ad una certa dottrina, può essere recuperato?

R.: Molto si può fare in questo senso. La mia pratica professionale di terapeuta dimostra che le connessioni analitiche e culturali, difficili da spiegare in termini scientifici, diventano di colpo comprensibili nella valutazione clinica della storia personale di ciascuno.

Di fronte al personale libro della vita e degli affetti familiari, ossia dinanzi al codice di relazioni che hanno determinato la nostra vita, risulta logico e facile distinguere la causa dall'effetto che governa la percezione di felicità o l'impotenza dolorosa del fallimento nel progetto di vita. I risultati si possono apprezzare in termini clinici. Ma ovviamente ciò non basta. Occorre mettere in atto strategie di recupero e di consapevolezza in larghi strati della popolazione.

Sempre Alice Miller dimostra la ineluttabile relazione tra formazione affettiva e qualità della vita. Tuttavia in Italia, non una sola ora di educazione alle ragioni della laicità è stata organizzata nei programmi scolastici nazionali!

Eppure lo Stato italiano è nato su criteri di latinità pre-cristiana, la scienza (Giordano Bruno, Galilei,...) si è costituita intorno ad un nucleo anticristiano, il Rinascimento è stato possibile solo grazie alla riscoperta dei classici greci, l'antifascismo e la liberazione non ha visto il vaticano attivo contro i regimi, bensì schierato dall'altra parte.

Il meglio prodotto in Italia (compresa l'arte sacra, che non era certo frutto di stinchi di santo) è stato ispirato da una visione laica e democratica della vita e del corpo.

Proporre la necessaria questione della emarginazione del cristianesimo nel novero delle opzioni del privato incontra oggi una resistenza fortissima. In tutti i settori. Nella migliore delle ipotesi si tende a sminuire il problema e a lasciare intatte le contraddizioni.

Non si pensi tuttavia che questa è una battaglia di retroguardia: è la prima volta che si pone in modo cosciente e radicale la proposta concreta di rendere visibile al largo pubblico le responsabilità, non solo storiche, ma formative e causali del cristianesimo. In questo senso dobbiamo agire.

Il problema è la fede in sé o l'apparato che ogni religione monoteista costruisce intorno al proprio credo?
R.: Il credo monoteista sta ad indicare la centralità del ruolo sessuale della madre (anche se incarna corpi maschili) nel costruire la dinamica degli avvenimenti della realtà. Perfino la storia recente dimostra che la religione è più efficace della politica nel determinare gli eventi, per questo è importante che si voglia sapere dei reali contenuti trasmessi.

Di per sé la religiosità è un fattore umano compatibile con la civiltà, a patto che si sia consapevoli delle istanze che si veicolano nel racconto di fede che poi diviene prescrizione e istanza morale.

Sarebbe altresì necessario che le rappresentazioni religiose e rituali rimanessero tali, ossia distinte dall'imposizione di un credo che confonde il simbolico con il reale. Per esempio, il fatto di celebrare la festa della nascita a dicembre con il rito dei doni da parte di Babbo Natale non deve imporre la necessità dell'inganno sulla reale esistenza di un personaggio della fantasia come se fosse reale!

Una cosa è la naturale progressione che i bambini attuano nel distinguere la fantasia dalla realtà, altra cosa è la pelosa e deleteria attitudine degli adulti di vedere realizzate le proprie istanze di insoddisfazione infantile facendo credere per forza l'esistenza del falso. Forse che non si può giocare o godere di un rito gioioso sapendo che è un rito in quanto tale?

Le religioni monoteiste non sono uguali negli effetti delle istanze da esse inoculate fin dalla più tenera età. Non sempre è facile riconoscere, nel confronto, il grado di pericolosità; infatti, concorrono altri fattori nelle società a influenzare gli effetti del credo.

In Occidente la cultura laica e razionalista ha attenuato enormemente gli effetti già deleteri del cristianesimo (oltre alla secolare reclusione e sterminio degli Ebrei, si pensi all'analogo scempio attuato nelle Americhe: è un vizio congenito al cristianesimo la crudeltà!); nel paesi arabi l'islamismo non si giova di una analoga progressione sociale.

L'ebraismo ha invece individuato le corrette radici del problema proponendosi in termini di patto (akedà) tra generazioni. Sempre la madre si pone nel ruolo di dio (l'appartenenza ebraica è matrilineare), ma conferisce il potere della legge terrena (Dio verso Mosè) al ruolo paterno.

L'esatto opposto della regressione cristiana che rimanda il padre nella vacuità dei cieli o nel pleonasmo di un vecchio e sterile sposo. Nell'ebraismo la madre ideale è colei che è disposta a separarsi dal figlio purché egli viva (il giudizio di Salomone).

Nel cristianesimo la madre è entità globale, indistinta, inglobante e distruttiva, come la grande madre del clan o gregge pre-sociale.

Ogni religione rimane comunque una opzione implicita della coscienza su temi che invece sono alla portata della comprensione umana. Meglio sarebbe una civiltà fondata sulla capacità di rappresentare, senza obbligo di fede, tutte le istanze dell'animo umano. La tradizione dei Greci in questo è maestra.

Lei ritiene che in Italia, oggi, sia possibile affrontare questi temi e dibatterne pubblicamente?
R.: E' necessario in tutti i casi. Personalmente non esito a rischiare attacchi personali o scomuniche di varia natura, poiché ritengo una battaglia di assoluta civiltà rendere visibili gli effetti dell'ignoranza e della malafede. Bisogna battersi in tutti i campi della società per affermare una civiltà ed una igiene degli affetti. So per certo che è possibile. Se qualcuno vuole reagire con la consueta violenza già riscontrata nella storia di fronte agli avanzamenti della coscienza e della società, è avvisato, noi siamo pronti.

Esiste una minoranza numerica di individui che è già maggioranza qualitativa nel distinguere e rendere visibili i fantasmi dell'inconscio retaggio di una aggressività non risolta. Si tratta di individuare i percorsi di una emancipazione ulteriore per adeguare la consapevolezza umana allo sviluppo della tecnologia e all'inedito potere che essa conferisce all'uomo.

Le nuove potenzialità richiedono una dilatazione della coscienza per far sì che ciò che abbiamo costruito non sia rivolto contro di noi, ma a vantaggio di una integrazione con la natura, di cui siamo e restiamo una cosciente emanazione.

Fonte: cristianesimo.it

11 commenti:

  1. Mi domando se le tre religioni monoteiste medio-orientali non siano delle malefiche costruzioni arcontiche. Eppure esse contengono - supremo paradosso - pure qualcosa di nobile, forse per caso. Le fedi del sacrificio traslano l'imperfezione dell'universo sull'uomo per inculcargli il senso di colpa.

    Ciao

    RispondiElimina
  2. Concordo! La consapevolezza interiore non è mai stata completamente soppressa, seppur messa a dura prova, sia per le disgrazie (guerre, carestie, malattie etc .. ), non sempre casuali, subite su questa terra, sia per l'indottrinamento religioso che ha così potuto "recuperare" un gran numero di anime (ricorda qualcuno?), le altre sono state comprate ..
    E, continuando il ragionamento, chiediamoci a cosa servono queste povere anime? Semplice: per servire.
    E perché si vuole inculcare l'idea del sacrificio e quindi del senso di colpa?
    Semplice: per continuare a regnare ...

    RispondiElimina
  3. mi e' bastato leggere poche righe per smettere di leggere , se fossimo tutti in cura dagli psicoanalisti credo che il mondo sarebbe molto piu' infernale di come e' adesso , l'arroganza di chi crede di sapere tutto cio' che passa nella testa della gente e di essere il piu' intelligente , colui che ha capito tutto e tutto sa della psiche umana ... ce ne saranno migliaia di persone rovinate da questi geni , e migliaia che stavano meglio prima di incontrarne uno , ma voglio commentare le poche righe che sono riuscito a leggere prima che il mio stomaco si rivoltasse e gli occhi si rifiutassero di leggere " ...l'insegnamento crstiano e' falsamente improntato sull'amore universale ... " quale amore e' piu' grande del sacrificio della vita per qualcun'altro ? quali sono le parole che gesu' ha detto che sono improntate sull'odio la sopraffazione e il masochismo sadico ? vogliamo immaginare il mondo senza il cristianesimo ? cosa saremmo oggi tutti noi ? nell'antichita' prima del cristianesimo si adoravano il sole la luna marte , i romani , i greci , gli egizi o i crudeli aztechi i maya che sacrificavano i bambini ? paragoniamo ora le attuali religioni monoteiste musulmani tagliatori di testa che sottomettono la donna , gli ebrei e il cristianesimo di " ..porgi l'altra guancia ... " ; saremmo piu' civili se fossimo tutti atei amanti di noi stessi menefreghisti anarchici tutto e' libero facciamo tutto cio' che vogliamo , non esiste altro dio di me stesso , io sono il piu' intelligente essere dell'universo .. e cosi' via ? il denaro , la cupidigia , l'arrivismo , la liberta' di fare esperimenti sugli esseri umani , saremmo mai arrivati a questo grado di civilta' senza il cristianesimo ? ne dubito fortemente , ma una cosa e' sicura se tutti fossimo cristiani e seguissimo gli insegnamenti di gesu' non ci sarebbero guerre sofferenze poveri e saremmo piu' avanti di adesso , ecco il cristianesimo che ci vorrebbe non gli psicoanalisti !!! ti prego di non cestinare il mio commento come altre volte , grazie .

    RispondiElimina
  4. Ho letto con attenzione il tuo intervento finché, arrivata alla fine, ho avuto un attimo di perplessità: questo blog è aperto ai commenti di tutti, iscritti e non iscritti, e non ho MAI cancellato nessun commento, perché dovrei?
    Al massimo qualche commento può essermi sfuggito e non ho risposto, involontariamente, ma questo è il massimo della mia "maleducazione" ..
    Quindi spero che tu abbia confuso con qualche altro blog ..

    Intanto ti risponderò. Non credo che ci sia motivo di mettere a confronto psicanalisi e religione. Anche la psicanalisi (di cui non mi fido) tende a "normalizzare" le persone, imponendo i suoi dettami di normalità, appunto, così come fa la religione, e a lavorare sul mentale invece che sull'anima (come la religione!).

    Ho pubblicato questo articolo perché sono d'accordo, a grandi linee, sul suo contenuto, non certo perché è stato scritto da uno psicanalista. Ci sono individui dietro alle loro funzioni, persino tra i preti possono esserci bravissime persone!

    Ma tu veramente credi che il monoteismo imposto abbia migliorato la specie umana? Veramente credi che Amore significhi sacrificio? Ma ricorda, chi non è felice non può né donare amore, né riceverlo. Può soltanto manifestare un bisogno di dipendenza e un rifiuto delle proprie responsabilità .. e fare la pecora.
    Ma veramente credi che venerare il cielo, la terra etc sia peggio che venerare un dio solo?
    Venerando un solo dio non stiamo forse deturpando lo stesso il nostro pianeta?

    Veramente credi che essere atei significhi essere egoisti menefreghisti anarchici (informati meglio su cosa vuol dire "Anarchia")?

    Veramente credi che il clero abbia scopi nobili?!
    Risponditi da solo ...

    Passo sopra il fatto che il tuo è un ragionamento qualunquista, di parte, e che sei quindi poco informato. Non nasciamo imparato, anche se provano ad imbrigliarci sin dall'infanzia e tu, come tutti, sei sempre in tempo a guardare le cose da un punto di vista meno ristretto ..

    Detto questo, credo che sarebbe opportuno che leggessi l'articolo per intero:
    E, visto che ci sei, prova a scrivere, nel motore di ricerca del blog in alto a sinistra, la parola psichiatria o psicanalisi, e va leggere cosa ne penso.
    Poi, caso mai, ne riparliamo. :)

    P.S. Hai mai letto l'antico testamento?
    Te lo consiglio. Ma rischi di avere brutte sorprese per quanto riguarda l'amore universale e la spiritualità di Yahweh ... ma forse è meglio non farlo, e rimanere in una beata ignoranza, come fa il 99% dei cattolici che continuano a subire invece le interpretazioni di semplici uomini che dichiarano di essere il tramite con la divinità...

    RispondiElimina
  5. Dimenticavo: mi sono ricordata che, abbastanza recentemente, ho eliminato un commento che era già stato eliminato precedentemente dall'autore stesso (quindi era vuoto, non c'era nulla di scritto), non ricordo chi sia stato a scriverlo, e questa persona aveva comunque pubblicato un altro commento, visibile quello, nello stesso momento e sullo stesso articolo. Mi pareva evidente che fosse un doppione...

    Bisogna sempre essere cauti quando si fanno certe affermazioni ..

    RispondiElimina
  6. Alla sensata replica di Catherine, aggiungerei che il Cristianesimo è considerato religione dell'amore, solo grazie ad una plurisecolare operazione di rivisitazione e sterilizzazione dei suoi contenuti originari, ma se si basa, come si basa sui veri Vangeli e sulla Torah, tanto alieno dalla violenza non è.

    Coesistono nei Vangeli un Cristo combattivo ed uno mite: le loro vicende procedono desultorie non solo per i tagli, le cuciture e le ricuciture del tessuto narrativo, ma anche poiché lo scrittore pare seguire due itinerari, dipingere due attanti principali. La regia è piuttosto scaltrita, ma gli stacchi, le incongruenze affiorano: il montaggio è di tipo sovrano per necessità (e per la difficoltà ad armonizzare ed incastrare sequenze eteroclite) e non per scelta estetica.

    Così si giustappongono episodi discordanti e proclami onestamente inconciliabili. Matteo 10, 34-38 scrive: “Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra. Non sono venuto a portare la pace, ma la spada. Perché sono venuto a dividere il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno i suoi familiari.”

    Luca è ancora più bellicoso, anzi incendiario: “Sono venuto a portare fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso! Devo ricevere un battesimo e quanto mi sento angustiato, finché non sia compiuto. Credete che io sia venuto a mettere pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. Perché d’ora in poi cinque persone in una casa saranno divise, tre contro due e due contro tre. Saranno divisi il padre contro il figlio, il figlio contro il padre, la madre contro la figlia, la figlia contro la madre, la suocera contro sua nuora, la nuora contro la suocera.” (Luca 12, 49-53)

    Luca 35-38 riporta un dialogo dove all’ordine messianista è stata aggiunta una pacifica coda paolina: "Quando vi ho mandato senza borsa né bisaccia né sandali vi è forse mancato qualcosa?". Risposero: "Nulla". Ed egli soggiunse: "Ma ora, chi ha una borsa la prenda e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. 37 Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine". 38 Ed essi dissero: "Signore, ecco qui due spade". Ma egli rispose "Basta!"

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per gli esempi Zret!

      (Vorrei sapere come posso iscrivermi sul tuo blog in modo da poter anche commentare. Ricevo le notifiche quando pubblichi e basta .. Mi capita ogni tanto di voler intervenire e ogni volta mi viene negato. Grazie :)

      Elimina
    2. Ciao Catherine, domani Ti darò tutte le indicazioni.

      A presto.

      Elimina
    3. E' sufficiente scrivere al seguente indirizzo:
      tanker.enemyatgmail.com Ti sarà mandato l'invito.

      Ciao

      Elimina
  7. Condivido gran parte delle cose che ho letto. Non l'ho letto tutto però.. un po' pesantino :-)

    RispondiElimina