domenica 5 agosto 2012

Fukushima, disposta un’inchiesta per “atti criminali”

Incidente o atto criminale? 


La magistratura giapponese ha deciso: il disastro nucleare di Fukushima chiama in causa la responsabilità dell’azienda Tepco e del governo di allora. Accolta la richiesta dei cittadini, che avevano manifestato a giugno in favore di un’inchiesta contro la compagnia energetica e contro l’esecutivo.

di Umberto Mazzantini:

GreenReport - Secondo l'agenzia giapponese Kyodo News «alcune indagini nominate dal governo sul disastro nucleare della centrale di Fuikushima Daiichi hanno concluso lunedì che la Tokyo Electric Power Co. ha gestito male la sua risposta alla crisi e la regolamentazione del settore nucleare e non è riuscita a preparare sufficienti misure di attenuazione dei disastri, dato che era "eccessivamente fiduciosa" riguardo alla sicurezza degli impianti di energia nucleare». Anche il network informativo Nhk sostiene che il gruppo di lavoro governativo indagando sull'incidente nucleare di Fukushima Daiichi ha confermato che la Tepco ha sottovalutato la crisi e non aveva tenuto conto dei possibili effetti di uno tsunami sulla centrale nucleare. Secondo la commissione di inchiesta governativa «La Tokyo Electric Power Company avrebbe dovuto rendersi conto che il Giappone è soggetto a disastri nucleari e cambiare il suo atteggiamento verso la preparazione ai disastri». La commissione critica pesantemente il modo in cui l'utility ha gestito il disastro, smentendo così la stessa azienda e l'International atomic energy agency (Iaea) che pochi giorni fa si era complimentata per la pronta reazione del Giappone, e ha sollecitato il governo a continuare a tenere strettamente sottocontrollo quel che succede a Fukushima Daiichi. Ma le critiche non risparmiano lo stesso governo giapponese e l'intera industria nucleare: «Il problema viene dal fatto che il governo e le compagnie elettriche, tra cui Tepco, non hanno percepito il pericolo perché credono al mito della sicurezza nucleare"...


Intanto The Japan Times rivela quella che definisce la «La truffa dell'esposizione dei lavoratori della Tepco». Un dirigente di un'impresa subappaltatrice della Tepco che lavora nell'edificio numero 1 della centrale nucleare di Fukushima Daiichi ha costretto 9 lavoratori a schermare i loro dosimetri con il piombo, per truccare i dati sulle reali radiazioni. L'incredibile fatto è stato rivelato il 21 luglio e il ministero della salute, del lavoro e del welfare del Giappone ha annunciato di aver avviato un'indagine per violazione della sicurezza industriale e del diritto della salute.

Il dirigente, del quale non si conosce il nome, lavora per la Build-Up, un'impresa di edile della prefettura di Fukushima ed ha detto che ai "liquidatori" il primo dicembre è stato ordinato di schermare con lastre di piombo i dosimetri tascabili forniti dalla Tepco per monitorare la loro esposizione alle radiazioni. Durante l'interrogatorio ha detto di aver dato queste istruzioni una sola volta e che i lavoratori quel giorno hanno lavorato nell'edificio del reattore 1 per 3 ore. Si tratta di operai precari, assunti per circa 4 mesi e mandati ad avvolgere con isolanti termici i tubi in un impianto di trattamento delle acque.

Da questa incredibile notizia di "liquidatori" precari a Fukushima Daiichi viene fuori anche una irresponsabile serie di scatole cinesi che probabilmente servono a "diluire" e confondere le responsabilità: è stata la Tokyo Energy & Systems Inc., una filiale della Tepco, a contattare la Build-Up, ed ora dice di non aver chiesto che i lavoratori utilizzassero le lastre di piombo, ma sta «Studiando la questione per vedere se il dirigente della Build-Up abbia agito di propria iniziativa», cosa che appare molto improbabile.

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La cosa è di una gravità inaudita e conferma le peggiori ipotesi fatte sulla sottovalutazione delle radiazioni all'interno degli edifici dei reattori, proponendo uno scenario che è molto simile a quello di Chernobyl, con i "liquidatori" mandati al macello nucleare. La Tepco utilizza i dosimetri per decidere quanto i lavoratori possano stare all'interno degli impianti senza superare il limite (altissimo) di emergenza del governo di esposizione di 50 millisievert all'anno. Le radiazioni all'ora registrate dove lavoravano i "liquidatori" in subappalto erano comprese tra gli 0,3 e gli 1,2 millisievert.

Il presidente della Build-Up, Takashi Wada ha detto: «Attualmente stiamo esaminando l'incidente. Abbiamo appreso di questo episodio solo giovedì dopo essere stati intervistati da un giornale. Ci dispiace veramente che questo sia successo e lo stiamo prendendo molto sul serio».

Una difesa che fa acqua da tutte le parti: il responsabile della Build-Up a Fukushima Daiichi ha detto che gli operai avrebbero raggiunto troppo presto il limite di esposizione consentito dalla legge senza falsificare il livello di esposizione. La cosa è stata confermata dagli stessi lavoratori che hanno detto che il dirigente li aveva avvertiti che «A meno che non la nascondiamo con il piombo, l'esposizione sarebbe al massimo e non potreste lavorare» ed a chi protestava è stato detto: «Forse non sei tagliato per lavorare in un impianto nucleare. Tornatene nella tua città a fare qualche altro lavoro». Almeno 9 "liquidatori" precari hanno ceduto al ricatto lavoro contro salute, ma tre si sono rifiutati di prendere i dosimetri truccati ed ora denunciano apertamente di ritenere tutto questo un crimine. Non è chiaro se i dosimetri truccati siano stati utilizzati anche da altre imprese in subappalto. Un recente studio dell'Università di Stanford ha detto che 15 e 1.300 persone potrebbero morire a causa dell'esposizione alle radiazioni da Fukushima, forse, alla luce di quanto sta emergendo, la cifra potrebbe essere molto ottimistica.

Intanto, mentre il disastro nucleare di Fukushima Daiichi rivela i suoi tenebrosi retroscena pre e post terremoto tsunami, la Kansai Electric Power Company (Kepco) ha annunciato che il 21 luglio il reattore 4 della centrale nucleare di Oi, nella prefettura di Fukui, ha iniziato la produzione e la trasmissione di energia elettrica. Si tratta del secondo reattore a tornare in linea in Giappone dopo che tutti i reattori commerciali erano rimasti inattivi per i controlli regolari e gli stress test dopo la catastrofe di Fukushima.

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