martedì 15 novembre 2011

E’ a 120 chilometri da Trieste. La nube radioattiva in Europa viene da Krsko?

Che sia la centrale nucleare diKrsko, in Slovenia, a 120 chilometri da Trieste? Ho provato a ricorrere al fai-da-te, visto che mancano informazioni decentemente complete sulla debole nuvoletta radioattiva nei cieli d’Europa.

Si sono individuate nell’aria piccole quantità di Iodio 131 (è segno di incidente nucleare), ma la loro origine è ignota.

Da qualche parte devono pur venire, no? E allora ho interrogato il database Erdep (European Radiological Data Exchange Platform), che fa capo alla Commissione Europea e nel quale confluiscono i dati sulla radioattività provenienti da 4200 stazioni di rilevamento.

Il risultato sembra indicare appunto Krsko (ho scritto: sembra indicare), un pezzo di antiquariato nucleare dal momento che la centrale è entrata in funzione nel 1981, esattamente trent’anni fa.

Nel 2008 problemi all’impianto di raffreddamento avevano fatto scattare un allarme internazionale, poi rientrato senza conseguenze. Attorno a Krsko l’Erdep segnala infatti Iodio 131 e anche Cesio 137. Però attenzione.

Per interrogare il database Erdep bisogna prima prendere atto che, in sostanza, vi sono riportati dati non attendibili: la maggior parte delle misurazioni non sono validate e difetti negli strumenti, nelle apparecchiature elettroniche o nel software possono restituire valori errati.

A cosa servirà mai un database inattendibile? Comunque, è l’unico strumento... 

Bisogna anche prendere atto che le mappe ricavate dal database sono soggette a copyright e non possono essere ripubblicata. Quindi qui non potete vedere la mappa dello Iodio 131: in fondo comunque c’è il link per costruirla.

Fermo restando che i dati Erdep possono essere totalmente farlocchi, se si chiede di mostrare dove è stato individuato lo Iodio 131 compaiono dei piccoli pallini blu in prossimità di Krsko: per la precisione al confine fra Slovenia e Croazia e al confine fra Croazia e Ungheria; un altro pallino piccolissimo compare molto più a Nord, sulla Svezia meridionale.

Questi pallini corrispondono ad una radioattività molto debole: meno di 100 nSv/h. Compaiono a partire dal primo novembre, e permangono tuttora. Si hanno risultati analoghi se si interroga la mappa a proposito del Cesio 137.

Tuttavia la mappa non rivela alcuna presenza di Iodio 131 su gran parte dell’Europa centro orientale: dove invece, secondo fonti giornalistiche, è stato individuato. Inoltre sul sito della centrale nucleare di Krsko non compare alcun avviso di incidente, malfunzionamento o simili.

Il tema è importante, ma le news hanno l’elettroencefalogramma piatto. Non è ancora stata individuata la causa dell’incremento di radioattività rilevato in Europa: nell’atmosfera è aumentato loIodio 131, ma di poco, come ha annunciato venerdì la Iaea, l’agenzia dell’Onu per l’energia nucleare. Non ha comunicato l’entità dell’incremento – come se l’opinione pubblica non avesse il diritto di sapere – limitandosi a dire che nonrappresenta un pericolo per la salute e che verosimilmente non viene da Fukushima.

L’aumento dello Iodio 131 è segno di un incidente nucleare. Vari Paesi hanno smentito che si sia verificato sul loro territorio: e per il resto in questi due giorni non è venuto fuori granchè degno di nota.

Brancolano tutti nel buio, come recita il peggior stereotipo usato negli articoli di cronaca nera? No, o almeno mi pare altamente inverosimile, dal momento che esiste una reteplanetaria di sensori adibita ad individuare gli aumenti della radioattività nell’atmosfera e la relativa origine.

Fa capo al Ctbto, un organismo internazionale nato per individuare i test di armi nucleari nell’atmosfera. Il Ctbto è tenuto al silenzio nei confronti dell’opinione pubblica ma comunica tutti i dati in suo possesso ai Governi dei Paesi aderenti: che sono poi la quasi totalità di quelli esistenti sul pianeta.

Quindi si sa – o si può facilmente sapere – da dove viene la piccola nube radioattiva di Iodio 131. Il problema è che non lo si dice.

Il Ctbto possiede tutti i dati sulla radioattività uscita da Fukushima, tanto per dire: un tema su cui sono circolate finora solo stime contorte, parziali e reticenti. Gli scienziati che lavorano al Ctbto hanno pregato i Governi, qualche mese fa, di scioglierli dal segretod’ufficio relativo alla catastrofe giapponese.

Invano: i dati rilevati dalla rete di sensori del Ctbto non sono stati comunicati nè alla comunità scientifica internazionale nè all’opinione pubblica.

Quindi a proposito dello Iodio 131 nei cieli europei non restano che le briciole di informazione alle quali accennavo.

Lo Iodio 131 è stato individuato in campioni d’aria prelevati in Ungheria, Repubblica Ceca, Germania, Svezia, Slovacchia, Polonia, Danimarca, Ucrania.

Secondo un articolo di Associated Press (disponibile solo per gli abbonati, ma pubblicato on line da varie fonti) un funzionario dell’Iaea – anonimo perchè non autorizzato a rilasciare dichiarazioni – dice che l’emissione appare continua.

Non una botta (o bottarella) di radioattività una tantum, insomma, ma un fenomeno di più giorni che venerdì non era ancora terminato: e se è terminato oggi, vallo a sapere.

L’Associated Press of Pakistan smentisce l’accusa polacca secondo cui il rilascio di radioattività deriva da un incidente verificatosi il 19 ottobre a Kanupp: c’è stata soltanto una perdita di trizio e non di iodio, dice in sostanza l’agenzia; l’aumento dello Iodio 131 era stato registrato in Polonia e in Ucraina già prima del 19 ottobre; la radioattività non è aumentata in Pakistan.

Stockholm News riporta un’altra dichiarazione anonima di un funzionario dell’Iaea, secondo il quale l’agenzia è un pochino preoccupata, dato che da qualche parte lo Iodio 131 deve pur venire, ma non si sa da dove. Ecco: e chiedere al Ctbto?

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