- Che poi è ovvio se ci pensi.
- Cosa?
- Se fai dirigere tutto a un branco di incompetenti, avidi e corrotti, totalmente incapaci di fare il proprio mestiere o ammettere una minima responsabilità, per forza finisci a fare una figura di merda dietro l’altra. Ma cosa ti aspetti da gente che pensa solo a tutelare i propri interessi difendendo l’indifendibile, campando attraverso una viscida ragnatela di raccomandazioni, concussioni e clientelismi?
- Cosa?
- Se fai dirigere tutto a un branco di incompetenti, avidi e corrotti, totalmente incapaci di fare il proprio mestiere o ammettere una minima responsabilità, per forza finisci a fare una figura di merda dietro l’altra. Ma cosa ti aspetti da gente che pensa solo a tutelare i propri interessi difendendo l’indifendibile, campando attraverso una viscida ragnatela di raccomandazioni, concussioni e clientelismi?
Sempre le stesse facce, sempre le stesse patetiche figure senza vergogna, che rifuggono ogni forma di meritocrazia piazzando in posizioni di potere amici e parenti e costruendo con loro un sistema marcio e infiltrato da ogni genere di criminalità. Un mondo nel quale si esalta la mediocrità e si rifugge ogni forma di vero cambiamento, dove anzi si fa di tutto per escludere il talento preferendo favorire i soliti noti.
Un panorama in cui ormai gli scandali sono all’ordine del giorno, dove gli impresentabili sono gli unici a essere presentati, dove la comunicazione è spesso populista e difensiva, dove l’imputabilità è sempre diluita e la colpa è sempre di qualcun altro, dei poveri diavoli, dei capri espiatori o di chi prova ad arbitrare la partita...
Un sistema che odia i giovani, che non fa niente per farli crescere, che non è minimamente interessato a pianificare, a investire nel futuro, ma invece rimane ancorato a un passato che stravolge, fraintende, mitizza e trasforma in facili slogan nazionalpopolari per rimanere dov’è.
Un sistema che odia i giovani, che non fa niente per farli crescere, che non è minimamente interessato a pianificare, a investire nel futuro, ma invece rimane ancorato a un passato che stravolge, fraintende, mitizza e trasforma in facili slogan nazionalpopolari per rimanere dov’è.
Un contesto piegato da ingerenze esterne, dove le solite figure storiche continuano a influenzare le decisioni più importanti. E questo in cosa si traduce? Nessun investimento degno di nota, spese inefficienti, ritardo sulle innovazioni.
Un sistema dove la crisi ormai è ciclica, che si è trasformato in una grande bolla che non ascolta più nessuno a parte sé stesso, e vive autonomo dal resto del paese godendosi i suoi privilegi a discapito di tutti noi.
Poi per forza che si torna indietro invece che andare avanti, per forza che l’Italia non conta più niente a livello internazionale. Per forza ci ridono dietro tutti. Per forza scivoliamo giù dalle classifiche e dai ranking, e abbiamo sempre meno gente che si interessa a questo triste e patetico teatrino messo su da persone a cui evidentemente non frega in cazzo di quello che sta a cuore a noi.
Certo, quando arriva l’ennesima delusione ci restiamo male, magari sul momento ci incazziamo persino e chiediamo a gran voce le dimissioni dei responsabili, ma tanto poi ci passa sempre. Dimentichiamo in fretta e ricominciamo a tifare le nostre squadrette e a odiare quelle avversarie, senza renderci conto che così non facciamo altro che alimentare quello stesso sistema che continua e continuerà sempre a deluderci.
- E tu dici che è per quello che ha perso la nazionale?
- Giocava la nazionale?
Nicolò Targhetta
Fonte: www.facebook.com
Nicolò Targhetta
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