mercoledì 15 aprile 2026

Bilderberg 2026: un’edizione sottotono per il vertice segreto delle élite mondialiste

La 72ª riunione del Gruppo Bilderberg si è svolta dal 9 al 12 aprile 2026 presso il Salamander Washington DC Hotel a Washington, D.C., USA.

L'incontro ha visto la partecipazione di circa 128 leader ed esperti provenienti da 23 paesi per discutere temi di rilievo globale, tra cui AI, Cina, Ucraina e sicurezza artica.
Una riunione a porte chiuse, interdetta ai giornalisti, tra amministratori delegati di grandi multinazionali, capi di Stato, banchieri e uomini influenti di vari settori. Tutti uniti da un unico denominatore: l’appartenenza al blocco occidentale.

Perché a Washington?


Non sembra essere un caso, nel momento in cui gli equilibri geopolitici stanno cambiando rapidamente con l’ascesa di nuove potenze e il declino di vecchie alleanze come la NATO. La riunione si svolgerà dal 9 al 12 aprile e al momento è tutto quello che sappiamo ufficialmente.
Al suo interno troviamo i vertici dell’Unione europea come Ursula von der Leyen, Kaja Kallas e Christine Lagarde.
Una prova del fatto che l’attuale classe dirigente che sta a Bruxelles è piuttosto indigesta rispetto al normale funzionamento della democrazia. In questo caso all’aula parlamentare si preferisce un incontro a porte chiuse, senza giornalisti e senza domande scomode... (Fonte: www.nogeoingegneria.com)


Con due mesi di anticipo rispetto al consueto calendario, si è chiusa lontano dai riflettori, la settantaduesima edizione del Club Bilderberg, il summit più discusso (e taciuto) dell’élite globalista occidentale. 

Un’edizione in apparenza sottotono, che si è tenuta quest’anno a Washington. Qui, lontano da occhi indiscreti e soprattutto da microfoni scomodi, si sono dati appuntamento i vertici della NATO, i commissari dell’Unione Europea, ministri e banchieri, capi dell’intelligence, assieme agli amministratori delegati delle più potenti multinazionali del pianeta. Al di là dei temi in agenda e dei partecipanti, si ha ormai la percezione che il Gruppo abbia perso non solo lo slancio iniziale, ma anche l’importanza e l'influenza che aveva in passato, rispetto a cenacoli ormai più patinati, che hanno preso piede nell’ultimo decennio, conquistandosi persino la ribalta mediatica, come il World Economic Forum.

Le riunioni del Gruppo rimangono un evento di quattro giorni estremamente riservato, frequentato dal gotha della politica e della tecnocrazia mondialista. Un incontro che dovrebbe catalizzare l’attenzione dei media globali. 
E invece? Il nulla. 
Nessuna troupe, nessun inviato, nessuna domanda, giusto qualche curioso e qualche giornalista indipendente. La stampa, di fatto, continua a ignorare sistematicamente l’evento. Scorrendo la rassegna stampa internazionale, troviamo pochissimi riferimenti se non qualche articolo che prova a rassicurare i lettori descrivendo il meeting come una semplice piattaforma di dialogo euro-atlantica.

La verità è che al Bilderberg si parla di dossier scottanti, capaci di orientare politiche e mercati e si incoronano i futuri premier e Capi di Stato. Fondato nel 1954, il Gruppo è una sorta di Nato economica: lo possiamo considerare come il cda delle oligarchie mondialiste che incarna lo spirito più sfrenato del neoliberismo e della globalizzazione. «The Times» nel 1977 lo descrisse come «una congrega dei più ricchi, dei più economicamente e politicamente potenti e influenti uomini nel mondo occidentale, che si incontrano segretamente per pianificare eventi che poi sembrano accadere per caso». 
Quello che i membri del Bilderberg vogliono è adottare una logica neofeudale, creare un potere economico mondiale, superiore a quello politico dei singoli governi nazionali e, in qualità di organizzatori e gestori di questo potere, sognano di dettare l’Agenda globale.

Anche quest’anno, tra i temi all’ordine del giorno figurano: intelligenza artificiale (da qui la presenza di Alexander Karp di Palantir), sicurezza dell’artico, finanza digitale, diversificazione energetica, commercio globale, Medio Oriente, relazioni transatlantiche nel settore della difesa e del futuro della guerra. 

Questioni che influenzano direttamente le vite di miliardi di persone e che, in una democrazia degna di questo nome, dovrebbero essere affrontate nei Parlamenti o sui tavoli istituzionali, non nei saloni ovattati di un hotel extralusso, lontano da ogni controllo democratico.

A confermare la portata dell’evento, basta scorrere la lista dei partecipanti. 

Tra i nomi più rilevanti figura Mark Rutte, segretario generale della NATO, fresco di fallimentare missione diplomatica alla Casa Bianca, dove ha incontrato Donald Trump per cercare di ricucire lo strappo tra la Casa Bianca e l’Alleanza Atlantica. Il Bilderberg ha sempre avuto stretti legami con le forze armate: i suoi fondatori includevano alti membri dell’intelligence britannica e americana, e un precedente leader della NATO, Lord Carrington, ha presieduto il gruppo dal 1990 al 1998.

Tra i partecipanti italiani spiccano Marco Alverà, membro del Comitato direttivo del gruppo con un passato in ENEL, ENI e SNAM e oggi attivo nel settore energetico con Zhero.net e TES, e Vittorio Colao, ex ministro e ora vicepresidente di General Atlantic. 
Presente come ogni anno Enrico Letta, oggi a capo della IE School di Madrid, oltre a Silvia Maria Rovere, presidente di Poste Italiane, e al viceministro Valentino Valentini. Nel complesso emerge una forte interconnessione tra incarichi pubblici e privati tra i partecipanti.

Il problema non è tanto che le élite si incontrino – lo fanno da sempre – quanto che lo facciano al riparo da ogni forma di controllo democratico, nell’assenza totale di trasparenza, tra complici silenzi e connivenze giornalistiche. 

Seppure in decadenza, il Club Bilderberg rappresenta l’incarnazione del potere opaco: un consesso in cui le decisioni che influenzeranno il mondo vengono prese rigorosamente a porte chiuse. 
Ed è proprio questo il punto: il vero scandalo non è che il Bilderberg esista, ma che nessuno ne parli, nemmeno quei giornalisti che vengono invitati a partecipare alle riunioni del Gruppo e che dovrebbero, invece, riferire cosa accade dietro le quinte del Gruppo.

Enrica Perucchietti
Fonte: www.libertimedia.com



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