Un passato dimenticato che mette in discussione molte delle certezze della narrazione storica tradizionale.
È da qui che parte il viaggio tra scienza, archeologia e mito proposto da Massimiliano “Max” Caranzano, ingegnere esperto in telecomunicazioni e Intelligenza Artificiale, ma anche apprezzato scrittore, conferenziere e docente in seminari dedicati alla cosiddetta Storia alternativa.
Sicuramente, alternativa ai testi scolastici, ma forse meno fantasiosa di quanto si possa immaginare...
Caranzano ha iniziato a osservare con occhi curiosi le incongruenze della storiografia ufficiale molto presto.
Ad accendere in lui la scintilla è stata – quasi 50 anni fa – una conferenza dello scrittore Peter Kolosimo alla quale andò con il suo maestro di scuola. «In fondo, i miei libri sono le risposte che da adulto cerco di dare agli interrogativi di me bambino», ha detto durante l’intervista con Extremamente.
I
n questa prima parte della lunga chiacchierata con l’autore dei libri “Prima di noi”, “Gli Dei del Diluvio” e “Aztlan”, abbiamo fatto un salto indietro di quasi 13 mila anni, alla ricerca delle tracce della nostra storia nascosta. E abbiamo ritrovato indizi e vestigia che testimonierebbero l’esistenza di una civiltà antecedente alla nostra, cancellata da un cataclisma globale.
I pochi superstiti avrebbero dovuto ricominciare da zero, nelle caverne, costretti a sopravvivere in un ambiente divenuto ostile, buio e gelido.
Questo “inverno cosmico”, durato 1200 anni, non è una fantasia: la scienza lo chiama Younger Dryas (in italiano “Dryas recente”), ovvero un periodo di improvviso e intenso raffreddamento climatico durante il quale si registrò la scomparsa della megafauna in Europa e nelle Americhe.
Negli strati geologici relativi a quell’epoca, in almeno una settantina di siti del pianeta, sono stati individuati microsferule e nanodiamanti che, secondo una controversa ipotesi scientifica, potrebbero indicare proprio un impatto cosmico.
La teoria (nota come Younger Dryas Impact Hypothesis) trova ancora pochi sostenitori nella comunità scientifica, ma l’ingegnere Caranzano la ritiene ormai incontestabile e ha ricostruito questo scenario apocalittico: «Il bombardamento alterò la struttura geologica del pianeta, facendo fuoriuscire gli oceani mentre le terre emerse sprofondavano.
In termini hollywoodiani, si verificò quello che mostra il film “2012,” con la crosta terrestre che si spacca, le montagne che si innalzano dove prima c’erano pianure, l’acqua che sommerge tutto», spiega l’autore.
Ecco perché, sottolinea, esistono circa 600 versioni (tutte molto somiglianti) del Diluvio Universale. Più che una leggenda, un ricordo lontano tramandato in forma di favola. Similmente, molti altri miti – come quello della dea Madre, ad esempio, o degli “dei civilizzatori”, che ritroviamo spesso con caratteristiche pressoché identiche – rimanderebbero a una civiltà avanzata, capace di espandersi da un lato all’altro dell’Atlantico, di lasciare tracce nell’architettura, nella lingua, nelle tradizioni sparse nel globo, per poi letteralmente sparire in modo repentino.
Una civiltà cancellata, ma ancora viva nella memoria simbolica delle culture di tutto il mondo.
Fonte e articolo completo: extremamente.it
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