C’è qualcosa che le persone non dovrebbero sapere sugli UFO? Qualcosa di così destabilizzante da provocare incubi, paura e persino la necessità di un sostegno psicologico per chi ne viene a conoscenza?
di Sabrina Pieragostini
La domanda sembra uscita da un romanzo di fantascienza.
Eppure a farla nascere sono le dichiarazioni di persone che gravitano attorno al Congresso degli Stati Uniti, mentre nuove pressioni politiche cercano di aprire gli archivi rimasti chiusi per decenni.
L’ultima testimonianza arriva da un giornalista investigativo che, fino a poco tempo fa, agli UFO non voleva neppure avvicinarsi...
Tom O’Neill è noto soprattutto per una lunghissima inchiesta su Charles Manson (un celebre serial killer americano a capo di una setta pseudo-religiosa), confluita nel libro “Chaos”, nel quale ha approfondito anche i legami tra la CIA (Central Intelligence Agency, l’agenzia di intelligence statunitense per le attività all’estero) e il programma segreto MKUltra sul controllo mentale.
Nel giugno scorso è stato chiamato a testimoniare davanti al Congresso proprio su quest’ultimo argomento. E O’Neill racconta che, durante la permanenza a Washington, un importante membro dello staff parlamentare gli avrebbe fatto alcune confidenze decisamente inattese.
O’Neill gli aveva spiegato di essere rimasto volutamente agnostico sulla questione UFO: dopo anni trascorsi tra CIA, FBI, Manson e programmi clandestini, non voleva precipitare in un altro “rabbit hole”, un altro pozzo senza fondo.
La risposta del suo interlocutore sarebbe stata lapidaria: «Se sapessi quello che sappiamo noi, non saresti agnostico».
L’uomo, secondo il giornalista, era un funzionario di alto livello del Congresso che accompagnava i parlamentari negli SCIF (Sensitive Compartmented Information Facilities), ovvero strutture protette nelle quali non sono ammessi dispositivi elettronici personali né registrazioni audio o video. Sono utilizzate per esaminare informazioni classificate altamente sensibili, lontano da orecchie e sguardi indiscreti.
Ed è qui che il racconto diventa inquietante.
O’Neill riferisce che la sua fonte gli avrebbe confidato: «Entro e vedo quello che vedono loro. Ed è terrificante». Gli avrebbe poi parlato esplicitamente del «recupero di velivoli ed esseri non umani», sostenendo che almeno una parte dei dati ricavati da queste tecnologie sarebbe utilizzata per sviluppare le capacità militari americane.
Naturalmente, siamo di fronte al racconto di O’Neill su una fonte anonima: impossibile verificare che cosa questo funzionario abbia effettivamente visto negli SCIF, né se si trattasse di prove definitive o di materiale ancora da verificare, né tantomeno se sia stato sincero con il giornalista. Tuttavia, sono pur sempre informazioni condivise pubblicamente da un professionista che avrebbe molto da perdere nel diffondere consapevolmente notizie infondate.
Il particolare forse più sorprendente delle confidenze riguarda le conseguenze psicologiche.
Secondo quanto riferisce il giornalista, alcune persone autorizzate ad accedere a determinate informazioni classificate avrebbero avuto incubi e sarebbero rimaste profondamente turbate da ciò che avevano appreso; alcuni membri degli staff avrebbero persino ricevuto assistenza psicologica per affrontarne l’impatto.
Non troppo tempo fa, lo ricordiamo, il deputato del Tennessee Tim Burchett aveva già ammesso qualcosa del genere, quando in più interviste aveva detto: «Se aveste visto quello che ho visto io, non dormireste la notte».
Non sappiamo esattamente quali dati abbiano provocato queste reazioni e sarebbe scorretto dedurre automaticamente che riguardassero corpi alieni o scenari catastrofici.
Resta però una domanda inevitabile: che cosa può esserci, dietro quelle porte chiuse, di tanto difficile da accettare?
Ma Tom O’Neill non è l’unico nome illustre, in questi giorni, ad aver alzato ulteriormente l’asticella. Lo ha fatto anche Jonathan Caplan KC, dove KC sta per “King’s Counsel”, prestigioso titolo conferito nel Regno Unito agli avvocati di particolare esperienza e autorevolezza.
Caplan studia la questione UFO da circa mezzo secolo ed è autore del libro “Not for Disclosure” (“Da non divulgare”). Intervistato da Sky News in Gran Bretagna, non ha mostrato le cautele di O’Neill. A suo giudizio, l’esistenza del fenomeno non sarebbe nemmeno più realmente in discussione negli ambienti governativi americani: «A Washington è un segreto di Pulcinella», ha dichiarato.
Caplan si è poi spinto persino oltre: ha affermato che le prove sarebbero «reali» ed estremamente ampie, arrivando a sostenere che non vi sarebbe alcun dubbio sulla presenza sulla Terra di Intelligenze non umane.
Secondo la sua ricostruzione, gli Stati Uniti custodirebbero materiali provenienti da velivoli precipitati almeno dagli anni Quaranta e programmi analoghi di studio e retro-ingegneria esisterebbero anche in Russia e Cina.
Sono affermazioni clamorose, che non equivalgono naturalmente a una conferma ufficiale. Ma colpisce che vengano pronunciate apertamente su un grande network internazionale da un professionista abituato, per mestiere, a confrontarsi con il concetto di prova.
Secondo Caplan, dunque, il dibattito sarebbe ormai cambiato: non più stabilire se il fenomeno esista, ma costringere le istituzioni a rivelare ciò che sanno. E anche lui individua nella paura una delle possibili ragioni della segretezza.
Non necessariamente paura degli UFO, ma degli effetti della Disclosure.
Rivelare l’esistenza di qualcosa di tecnologicamente superiore senza poterne spiegare provenienza, intenzioni e natura potrebbe produrre conseguenze sociali difficili da prevedere.
E soprattutto obbligherebbe le istituzioni ad affrontare pubblicamente domande alle quali, forse, non sono ancora in grado di dare una risposta.
Nel frattempo, a Washington qualcuno sta cercando di ricostruire il quadro e ottenere proprio quelle risposte. Il deputato repubblicano Eric Burlison, uno dei parlamentari più attivi sul fronte della Disclosure, ha indicato apertamente dove, secondo lui, potrebbe trovarsi una parte fondamentale delle informazioni: negli archivi della CIA, dei contractor privati e degli FFRDC, i Federally Funded Research and Development Centers (centri di ricerca e sviluppo finanziati dal governo federale ma gestiti da organizzazioni esterne). Anche il DOE, il Dipartimento dell’Energia, secondo Burlison deve rientrare pienamente nelle ricerche. E non si tratta soltanto di dichiarazioni: il deputato sta inviando richieste formali ad alcune di queste strutture.
Secondo Burlison è la CIA a detenere e nascondere i segreti più scottanti sugli UFO
Una delle iniziative riguarda la MITRE Corporation, che fa parte proprio degli FFRDC americani, alla quale Burlison ha chiesto informazioni sull’eventuale possesso, trasferimento, distruzione o mancata consegna di documenti relativi agli UAP, su materiali recuperati, su tecnologie di origine sconosciuta e su presunti programmi storici di recupero e retro-ingegneria.
Una formulazione che mostra quanto ormai il linguaggio utilizzato ufficialmente dal Congresso si sia allontanato dal semplice problema delle misteriose luci nel cielo. Solo da noi c’è ancora chi ridacchia, sbuffa annoiato, commenta sarcastico o liquida queste tematiche come semplice “fuffa”.
Invece, c’è molta, molta sostanza, della quale la stragrande maggioranza della popolazione mondiale continua a ignorare quasi tutto.
Proprio seguendo la pista degli appaltatori esterni dei dipartimenti governativi americani è riemerso un reperto che ci riporta agli albori dell’ufologia. Presso il Lincoln Laboratory del MIT (il Massachusetts Institute of Technology) di Boston è stata individuata l’esistenza documentale di una registrazione audio su nastro magnetico del marzo 1952, identificata come “AF-ATIC-FILM, 03/52” e accompagnata dall’indicazione “flying saucer talk”, ovvero “discorso sui dischi volanti”. Come relatore viene indicato Edward J. Ruppelt, ufficiale dell’ Aeronautica Militare e futuro responsabile del Progetto Blue Book, il programma militare incaricato di investigare gli avvistamenti UFO.
Il nastro riemerso sarebbe di poco antecedente la cosiddetta "Invasione UFO di Washington" dell'estate 1952
Burlison ha formalmente chiesto che la registrazione venga individuata, preservata, digitalizzata e consegnata alla NARA, la National Archives and Records Administration (insomma, l’Archivio Nazionale degli Stati Uniti).
Il contenuto potrebbe già essere reso pubblico all’interno della prossima tranche di documenti declassificati sugli UAP.
Un reperto vecchio di quasi tre quarti di secolo potrebbe quindi tornare alla luce proprio mentre il Congresso americano cerca di ricostruire che cosa sia stato raccolto, studiato e forse custodito lontano dallo sguardo pubblico fin dagli inizi dell’era moderna degli UFO.
Ritorna, insomma, la domanda iniziale: che cosa potrebbe esserci di tanto sconvolgente nel materiale inedito, visto finora soltanto da pochi prescelti?
La semplice esistenza di altre intelligenze nell’Universo, o persino la scoperta che siano già qui, magari da molto tempo, sembrano insufficienti a spiegare reazioni psicologiche tanto profonde.
Dovrebbe esserci qualcosa di assai più disturbante: forse la loro reale provenienza — terrestre quanto la nostra? —, forse le loro intenzioni, forse le interazioni che potrebbero avere con noi o chissà altro ancora.
Il punto, però, non è questo. Se davvero esiste una verità capace di togliere il sonno persino a chi lavora nelle stanze del potere, non dovremmo chiederci quando verrà rivelata, ma piuttosto se siamo davvero disposti ad ascoltarla.
Fonte: extremamente.it







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