Il "virus" è stato una scusa.
Uno strumento.
Uno dei vari/veri obiettivi era questo.
La sicurezza.
Uno strumento.
Uno dei vari/veri obiettivi era questo.
La sicurezza.
Quella che dicono di voler garantire, mentre costruiscono il caos. Immigrazione incontrollata, dissoluzione dell’identità, criminalità crescente, paura quotidiana.
Poi arrivano loro, con la soluzione già pronta.
Problema creato.
Soluzione imposta.
La tecnologia è l’alleato perfetto contro il caos. Un caos generato da loro stessi.
Ed eccoci qui. Ci stiamo avvicinando. Lentamente. Inesorabilmente. Senza quasi accorgercene.
Telecamere. Software contapersone.
Sistemi di riconoscimento, analisi dei flussi, tracciamento dei comportamenti...
Poi arrivano loro, con la soluzione già pronta.
Problema creato.
Soluzione imposta.
La tecnologia è l’alleato perfetto contro il caos. Un caos generato da loro stessi.
Ed eccoci qui. Ci stiamo avvicinando. Lentamente. Inesorabilmente. Senza quasi accorgercene.
Telecamere. Software contapersone.
Sistemi di riconoscimento, analisi dei flussi, tracciamento dei comportamenti...
Negli anni, ogni paese, ogni città, ogni punto nevralgico si è riempito di occhi elettronici.
Strade, piazze, stazioni, ingressi, parcheggi, centri storici.
Non parliamo di decine. Parliamo di migliaia di dispositivi per singolo comune medio.
Decine di migliaia nelle grandi città. Un numero che cresce ogni anno, senza dibattito, senza clamore.
Tutto, ovviamente, nel rispetto della privacy.
La formula magica che anestetizza le coscienze. Con una novità introdotta in nome dell’emergenza sanitaria.
Software capaci di contare le persone, monitorare assembramenti, analizzare movimenti, segnalare in tempo reale “criticità” alle sale operative collegate ventiquattro ore su ventiquattro con la polizia municipale.
Non per proteggerti. Per abituarti.
Un controllo che non si vede è il più efficace di tutti.
Vi ricordate The Circle? Un film uscito circa una decina di anni fa. Lo vidi al cinema e mi scosse parecchio. Non perché fosse fantascienza, ma perché era una dichiarazione d’intenti. Uno dei tanti prodotti culturali che non anticipano il futuro, lo normalizzano. Mostrano la direzione. La rendono digeribile. E oggi eccoci qui.
Benvenuti nel futuro, signori.
Non siamo sulla Luna. Là, curiosamente, non ci andiamo più. Non perché sia lontana, ma perché abbiamo “perso la tecnologia”. Così dicono.
E perché la sarta che cuciva le tute spaziali è andata in pensione, portandosi via il segreto mistico delle cuciture. Fine dell’epopea spaziale. Sipario. Strano però.
Non siamo a Tokyo. Non siamo nella Silicon Valley. Siamo in ogni paese e in ogni città d’Italia. Dove ogni angolo è osservato. Ogni spostamento è misurabile. Ogni comportamento è potenzialmente valutabile.
Prima per la salute.
Poi per la sicurezza.
Domani per il bene comune.
E intanto la gabbia diventa casa.
Con pareti lisce, trasparenti, tecnologiche.
Così confortevoli che quasi nessuno sente più il bisogno di uscire...
Fonte: www.facebook.com



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