venerdì 30 giugno 2017

Roswell, un mistero lungo 70 anni

Tutto è pronto: Roswell, la cittadina del New Mexico che si è autodefinita “capitale mondiale degli UFO”, celebra l’anniversario della vicenda che l’ha resa ovunque famosa, quel “crash” che ancora oggi fa discutere e divide. 

Il festival che si tiene tra fine giugno e inizio luglio quest’anno sarà ancora più ricco e variegato del solito, con parate in maschera, gare podistiche, spettacoli e conferenze- tutte dedicate al tema alieno. Perché l’Incidente di Roswell compie 70 anni.

ROSWELL CELEBRA IL 70ESIMO ANNIVERSARIO DEL CRASH

Settanta anni fa, il 2 (o forse il 3 luglio) del 1947, qualcosa precipitò dal cielo e si schiantò disintegrandosi in un vasto raggio sul terreno, nella zona di Corona, piccolo centro agricolo a circa 100 chilometri da Roswell. Il 4 luglio, William Mc Brazel trovò sparsi nel suo ranch degli strani detriti, che descrisse poi come “nastri di gomma, fogli argentati, carta e bastoni”. Una volta in città, ne parlò con lo sceriffo che andò a prelevare quel materiale insieme al maggiore della RAAF (la base dell’Aeronautica militare di Roswell) Jesse A. Marcel e ad un uomo in abiti civili...


Pochi giorni dopo- il 8 luglio 1947- il giornale locale, il Roswell Daily Record, titolava in prima pagina: “La RAAF cattura un disco volante in un ranch”. Ad asserirlo, era stato un comunicato stampa diffuso dallo stesso Marcel, ufficiale dell’Intelligence: secondo quanto riportava il quotidiano, dopo un’ispezione approfondita, il mezzo volante era stato trasferito in un quartier generale superiore. L’ annuncio clamoroso venne però subito smentito. Fu il generale di brigata Roger Ramey in persona a spiegare ai reporter la vera natura dell’oggetto caduto: solo un pallone utilizzato per le rilevazioni climatiche in quota. Le foto dei militari in posa, sorridenti, con i resti della sonda meteo furono il sigillo per mettere la parola fine sull’intera storia.

E così il crash di Roswell è rimasto a lungo chiuso negli archivi, dimenticato dai più. Almeno fino gli anni ’70, quando sulla controversa vicenda si sono riaccesi i riflettori grazie al lavoro di indagine di alcuni ricercatori che sono andati a Roswell per parlare con i testimoni dell’epoca. Il fisico nucleare Stanton T. Friedman, interessato all’argomento UFO, nel 1978 intervistò l’ormai anziano maggiore Marcel secondo il quale la versione ufficiale dell’Aeronautica era solo un falso per insabbiare la verità. Con la consulenza di Friedman, due anni dopo William Moore e Charles Berlitz pubblicarono il libro “The Roswell Incident”, nel quale riproponevano l’ipotesi dello schianto di un disco volante. A loro avviso, la parte principale dell’astronave- con a bordo un equipaggio alieno- sarebbe finita a 200 km di distanza da Corona.

Da allora, molti altri scrittori hanno cercato di ricostruire quanto accaduto quella notte di 70 anni fa- ognuno con le sue versioni, le sue interviste esclusive, le sue teorie. Per gli appassionati di ufologia, Roswell è diventato sinonimo di complotto, di verità celata, di depistaggi e inganni. Anche la spiegazione conclusiva, fornita a metà degli anni ’90 dall’Air Force americana, non è bastata. In una relazione ufficiale, i vertici dell’Aeronautica rivelarono che a precipitare in New Mexico fu un velivolo spia, parte del cosiddetto “Progetto Mogul” coperto da segreto militare, utilizzato per monitorare i test nucleari compiuti dal nemico sovietico. I moduli Mogul erano formati da vari palloni sonda e da riflettori radar: un impatto sul terreno avrebbe potuto spargere i detriti in un raggio molto ampio.

UN CARTELLO RICORDA IL LUOGO DELL’INCIDENTE DI ROSWELL

Con il rapporto “Facts vs Fiction in the New Mexico Desert”, per l’Air Force l’argomento si poteva dire definitivamente chiuso. Ma non per i ricercatori alternativi, che hanno preso questa ultima spiegazione solo come l’ennesimo tentativo di insabbiamento. A provarlo, gli “affidavit”- una sorta di “testamento morale”- di alcuni dei militari coinvolti nella vicenda (come ad esempio, il tenente Walter Haut ) o i ricordi di vari testimoni oculari che sembravano confermare l’esistenza di un oggetto volante non di questo mondo. Tra i tanti convinti che fosse davvero accaduto qualcosa di eccezionale, c’era anche l’astronauta Edgar Mitchell, il 6° uomo a posare il piede sulla Luna, scomparso nel 2016: le confidenze ricevute da amici e conoscenti residenti nella zona di Roswell lo avevano persuaso che a precipitare fosse stato un UFO e che al suo interno fossero stati rinvenuti anche i corpi senza vita di piloti extraterrestri.

Indizi pro e contro, affermazioni e smentite, in tutti questi anni, non hanno smosso di un millimetro dalle loro posizioni chi considera dei pazzi visionari coloro che sostengono l’ipotesi del complotto e chi, al contrario, ancora oggi crede che il Governo di Washington abbia orchestrato un immenso cover-up per nascondere la verità sulla questione aliena. Lo pensa ad esempio Jean-Jacques Velasco, ingegnere ottico che per molti anni ha lavorato per il CNES (il Centro Nazionale di Studi Spaziali francese) ed ha guidato il Geipan, l’unità voluta dall’ente spaziale per indagare sui fenomeni aerei anomali.“Ho studiato il caso Roswell fin dal 1977- mi ha confermato- e la mia prima opinione fu che si trattava di un falso o di un test segreto fallito nel deserto del New Mexico. Ma ora è tutto diverso.”

LE IMMAGINI DELL’8 LUGLIO 1947: I MILITARI MOSTRANO IL PALLONE SONDA

A fargli cambiare idea, le tante testimonianze raccolte e le analisi effettuate seguendo il metodo adottato dal Geipan, basato su criteri scientifici. “Dopo quarant’anni di studi, posso provare che si trattava di un artefatto esotico, perché ho trovato un’interessante testimonianza ignorata da tutti gli altri ricercatori, quella di una famiglia che abitava a Roswell: il 2 luglio verso le 21 notarono una luce nel cielo e videro un oggetto scomparire dietro le colline. Secondo me, il loro racconto permette di ricostruire la traiettoria di questo oggetto e la sua velocità che probabilmente era compresa tra i 3 mila e gli 8 mila km orari. E anche le dimensioni: dalle testimonianze, ho dedotto che l’oggetto fosse grande 100 metri. Inoltre, c’era un altro oggetto collegato al principale, al cui interno forse c’era l’equipaggio e che probabilmente è atterrato.”
Dunque, secondo Velasco, gli UFO di quella notte di 70 anni fa erano due.”Sì, quello più grande è precipitato nel ranch vicino a Corona, un piccolo villaggio, ma c’era anche un secondo oggetto- l’ho scoperto nel 1991- molto più piccolo, delle dimensioni di un’auto, che rimase quasi intatto o forse solo in parte danneggiato. Qui dentro c’erano tre occupanti e probabilmente uno era ancora vivo. Oggi penso che l’Air Force e il Governo americano abbiano imposto il segreto sulla vicenda- questa è la mia opinione- perché questo evento avrebbe provocato conseguenze dal punto di vista sociale, ma avrebbe avuto effetti anche sulla tecnologia. Perché di fronte ad un oggetto di origine extraterrestre hai a che fare con una tecnologia differente e superiore ed è molto interessante farla propria. Ma ancora oggi, gli Stati Uniti non sono stati in grado di riprodurre lo stesso materiale, il tipo di propulsione e così via.”

NEL DETTAGLIO, IL TELEGRAMMA CHE TENEVA IN MANO IL GENERALE RAMEY

“La versione del modulo Mogul non sta in piedi, i fatti l’hanno smentita”, fa eco Roberto Pinotti, uno dei più noti ufologi italiani. “Io, tra l’altro, sono uno dei pochi in Europa- in Italia l’unico- che è andato a Roswell ad indagare sul caso, quando i testimoni principali erano ancora vivi, dal 1991 in poi. Posso dire con assoluta coscienza che in nome della ragion di Stato è stata coperta una serie di eventi ben precisi assolutamente reali. Lì è caduto un oggetto che non aveva nulla a che vedere con quello che si è detto e che era parte di un grosso segreto di Stato che tuttora permane. Come non sta in piedi il fatto che tutti gli incartamenti su Roswell, per una fatalità, siano andati bruciati in un incendio… C’è qualcosa che non torna.”

“Chi si occupa di fare informazione sa che una notizia importante viene coperta solo da un’altra ancora più clamorosa e roboante” aggiunge il presidente del Centro Ufologico Nazionale, Vladimiro Bibolotti. “A Roswell era dislocato lo squadrone con gli unici bombardieri che potevano trasportare i primi ordigni nucleari dell’Aeronautica statunitense. Stranamente, i migliori esperti della base di Roswell verificarono l’incidente occorso nei terreni limitrofi dichiarando che era caduto un disco volante di natura extraterrestre. E noi ci chiediamo: possibile che questi esperti, il top del top della conoscenza aeronautica e aerospaziale americana, si fossero confusi con un normale pallone sonda? Una brutta figuraccia per l’US Army…”

La versione riferita il giorno dopo - quella del pallone sonda- per Bibolotti suona assurda anche per un altro motivo. “Trattandosi di una base nucleare, poco ci voleva per capire che quegli esperimenti servivano per monitorare l’Unione Sovietica. La logica non torna: hanno rivelato che facevano spionaggio anziché dare una spiegazione più ridicola- è precipitato un disco volante- alla quale non avrebbe creduto nessuno. Quindi anche adesso ci domandiamo: quale dei due segreti era più importante? La risposta viene da sola, conoscendo come si copre una notizia: pur di nascondere la caduta di un disco volante hanno accettato di rivelare che facevano esperimenti militari di monitoraggio dei fenomeni radioattivi in alta atmosfera.”

Il presidente del CUN, poi, ricorda un altro elemento emerso solo qualche anno fa e che sembrerebbe confermare i sospetti dei ricercatori alternativi: nella famosa foto con i soldati in posa tra i resti del pallone sonda, figurava anche il generale Ramey. In mano, teneva un dispaccio inviato al Pentagono.

Nonostante l’immagine sia sgranata, in bianco e nero e di bassa qualità, una volta ingrandito e analizzato nel dettaglio con un software particolare, il testo del telegramma è stato parzialmente decifrato. E tra le parole che sembrano emergere dal passato, c’è chi legge “operazione al ranch”, “disco” e “vittime tra i rottami” inviate a “Fort Worth”. Ma le interpretazioni discordano.
Insomma, a 70 anni dall’Incidente di Roswell, prove oggettive che dimostrino la natura extraterrestre dell’oggetto schiantatosi al suolo non ci sono.

E anche tra i ricercatori, c’è chi teme che forse non le troveremo mai. “Purtroppo gli scienziati pensano che gli UFO non siano un argomento da prendere in seria considerazione e questo è un peccato, perché invece ci sarebbero molti aspetti interessanti da esaminare”- dichiara Velasco.”
Anche per la pubblica opinione, gli Oggetti Volanti Non Identificati sono solo un gioco e per i Media sono solo fantascienza, non una realtà. Oggi nessuno fa più vera indagine, non abbiamo più speranze di scoprire la verità sugli Ufo.”

Fonte: www.extremamente.it

2 commenti:

  1. Ma c è ancora gente che crede veramente a questa fantastica invenzione ideata dagli ammerdicani? Povera umanità...

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    1. Chissà. Tante cose non sono ancora ben chiarite..
      E' raro che ci sia fumo senza fuoco

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