Si tratta di uno dei segnali più forti della deindustrializzazione europea, conseguenza di un insieme di fattori, tra cui gli alti costi energetici e le politiche ambientali dell’Ue che hanno reso il Vecchio continente meno competitivo rispetto all’Asia.
In particolare, nei primi sei mesi dell’anno in corso, le esportazioni di acciaio verso gli Stati Uniti sono diminuite del 29 per cento, anche a causa dei dazi del 50 per cento che Washington ha imposto sulle importazioni di acciaio dall’Ue.
In questo contesto, nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni del blocco sono crollate di circa il 20 per cento.
Già nel 2025, la produzione di acciaio è diminuita del 2,9 per cento raggiungendo il minimo storico di 125,8 milioni di tonnellate ed è calata di un ulteriore uno per cento nei primi cinque mesi del 2026. «Il calo del 20% delle esportazioni è un segnale allarmante delle pressioni a cui è sottoposto il settore siderurgico europeo.
Insieme alla produzione ai minimi storici e ai costi energetici persistentemente elevati, dimostra che la ripresa industriale europea è tutt’altro che assicurata», ha commentato il direttore generale di Eurofer (Associazione Europea dell’Acciaio), Axel Eggert ...
In particolare, nei primi sei mesi dell’anno in corso, le esportazioni di acciaio verso gli Stati Uniti sono diminuite del 29 per cento, anche a causa dei dazi del 50 per cento che Washington ha imposto sulle importazioni di acciaio dall’Ue.
Parallelamente, sono calate anche le esportazioni verso India (-24%), Turchia (-21%) e Cina (-18%) a causa della mancanza di competitività delle aziende europee, schiacciate dai costi di produzione interni.
Nonostante ciò, il blocco europeo rimane la seconda regione produttrice di acciaio al mondo, coprendo il 14 per cento della produzione globale.
Tuttavia, i volumi del Vecchio continente sono ormai irrimediabilmente distanti da quelli asiatici: da sola, infatti, l’Asia macina quasi tre quarti dell’intera produzione mondiale di acciaio grezzo.
Questo divario non è però né un caso né il frutto di una concorrenza “sleale” delle nazioni asiatiche, bensì è il risultato di politiche europee rigide e contrarie agli interessi del blocco.
Tra queste si possono sicuramente annoverare la rinuncia del gas russo a prezzi vantaggiosi rispetto a quelli attuali del GNL statunitense, a cui si aggiunge la grande crisi dei carburanti scatenata dalla guerra di USA e Israele contro l’Iran.
Un altro aspetto primario da considerare tra le cause della deindustrializzazione europea è quello legato alle politiche ambientali di Bruxelles. Il pilastro della politica climatica europea per i settori energivori, tra cui quello siderurgico, è rappresentato dal cosiddetto Sistema per lo scambio di quote di emissione (EU ETS).
Un altro aspetto primario da considerare tra le cause della deindustrializzazione europea è quello legato alle politiche ambientali di Bruxelles. Il pilastro della politica climatica europea per i settori energivori, tra cui quello siderurgico, è rappresentato dal cosiddetto Sistema per lo scambio di quote di emissione (EU ETS).
Questo sistema impone agli impianti siderurgici di acquistare su apposite piattaforme o sui mercati finanziari delle quote di CO2, qualora sforino le quote gratuite originariamente assegnate.
Questo significa che le aziende siderurgiche europee devono pagare per produrre oltre una certa quantità di acciaio.
Per compensare il problema derivante dalla concorrenza con produttori esteri che non hanno il vincolo di produzione legato all’acquisto di quote di emissione, la Commissione europea ha introdotto il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), che consiste nell’applicazione di dazi alle importazioni di merci ad alta intensità di carbonio provenienti da Paesi extra-UE.
Tuttavia, questo meccanismo non ha rilanciato la competitività dell’industria siderurgica europea, ma ha scaricato i costi sui consumatori e sulle manifatture europee, mentre gli altiforni continentali hanno perso il loro vantaggio competitivo sui mercati esteri. Una delle conseguenze di questo scenario è che i settori che utilizzano l’acciaio per le loro attività – come quello automobilistico e l’edilizia – si rivolgono a industrie siderurgiche di Paesi terzi contribuendo al declino del settore.
Secondo Eurofer si prevede che la domanda di acciaio perderà slancio nell’ultimo periodo del 2026 con una crescita stimata al solo 0,1 per cento.
Secondo Eurofer si prevede che la domanda di acciaio perderà slancio nell’ultimo periodo del 2026 con una crescita stimata al solo 0,1 per cento.
Un miglioramento più significativo è atteso invece per il 2027, quando si prevede una crescita della domanda del 2,3 per cento, con consumi che rimarranno comunque inferiori di circa sette milioni di tonnellate rispetto ai livelli del 2019.
La domanda industriale dovrebbe riprendersi solo modestamente: si stima, infatti, che la produzione nei settori che utilizzano l’acciaio crescerà dell’1,5 per cento nel 2026, dopo due anni di declino, ma la ripresa rimane disomogenea. Eurofer prevede che l’edilizia e l’ingegneria meccanica sosterranno la crescita, mentre la produzione automobilistica dovrebbe diminuire di un ulteriore 0,9 per cento. Una ripresa più ampia non è prevista prima del 2027.
Allo stesso tempo, l’incertezza energetica globale continua a pesare sul settore, in quanto non ci sono ancora prospettive di risoluzione delle guerre in corso, mentre l’Ue non è intenzionata a riallacciare i rapporti economici e politici con la Russia.
Allo stesso tempo, l’incertezza energetica globale continua a pesare sul settore, in quanto non ci sono ancora prospettive di risoluzione delle guerre in corso, mentre l’Ue non è intenzionata a riallacciare i rapporti economici e politici con la Russia.
Secondo il comunicato di Eurofer, “I prezzi del gas in Europa hanno oscillato intorno ai 50 €/MWh, raggiungendo picchi di circa 80 €/MWh nelle ultime settimane, un aumento del 132% rispetto all’inizio dell’anno.
Il rinnovato incremento dei prezzi dell’energia sta pesando sulla competitività industriale in un momento in cui l’attività manifatturiera rimane fragile”.
Giorgia Audiello
Fonte: www.lindipendente.online
Fonte: www.lindipendente.online


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