venerdì 10 aprile 2026

7 marzo 1966: la Francia esce dal comando militare integrato della NATO per scegliere l'indipendenza

 
Con questa decisione, de Gaulle pose fine alla presenza militare americana sul nostro territorio e portò alla chiusura di 73 basi.

Il 7 marzo 1966 è una data cruciale nella storia diplomatica e militare francese. 

In quel giorno, esattamente sessant'anni fa, il generale Charles de Gaulle annunciò la decisione della Francia di ritirarsi dal comando militare integrato della NATO. 

Questa scelta segnò una svolta strategica nelle relazioni tra Parigi e Washington. 

La Francia rimase membro dell'Alleanza Atlantica, ma dimostrò la sua determinazione a tornare ad essere una potenza militare indipendente sulla scena internazionale...


NATO contro URSS

Nel dopoguerra, le tensioni tra il blocco occidentale e l'Unione Sovietica portarono rapidamente alla creazione della NATO il 4 aprile 1949. 

Questa alleanza militare riunì gli Stati Uniti, il Canada e diversi paesi dell'Europa occidentale, tra cui la Francia, per organizzare una difesa collettiva contro la minaccia sovietica. Durante gli anni '50 e i primi anni '60, l'Alleanza Atlantica fu strutturata attorno a un comando militare dominato dagli Stati Uniti. 
Di conseguenza, numerose basi militari americane furono istituite in Europa e sul territorio francese.

Diversi siti si trovano a Châteauroux, Metz, Marville, Chambley-Bussières, Toul-Rosières, Phalsbourg, Verdun, Sarrebourg, Étain, Bar-le-Duc e Nancy. Tuttavia, quando tornò al potere nel 1958 e fondò la Quinta Repubblica, Charles de Gaulle nutriva un'ambizione diversa per la Francia: quella di una nazione pienamente sovrana nelle sue scelte strategiche e diplomatiche, meno dipendente dal potere americano.

La lettera del 7 marzo

Già nel 1959, l'uomo del 18 giugno iniziò a ritirare gradualmente alcune forze francesi dal comando militare integrato della NATO. Il processo culminò ufficialmente il 7 marzo 1966. In quel giorno, il generale de Gaulle inviò una lettera al presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson annunciando il ritiro della Francia dal comando militare integrato della NATO e chiedendo il ritiro delle forze straniere stanziate sul suo territorio.

La decisione interessa 56 basi terrestri, 17 basi aeree, 370 depositi logistici, circa 27.000 militari e quasi 37.000 civili. Il quartier generale delle forze statunitensi in Europa, situato a Saint-Germain-en-Laye dal 1954, chiude nel 1967, trasferendosi in Belgio. Ma la Francia resta politicamente nell’Alleanza e continua a impegnarsi nella difesa collettiva dell’Europa occidentale.

Un'indipendenza rivendicata

La decisione del Presidente della Repubblica si basava su diverse motivazioni. In primo luogo, de Gaulle riteneva che la difesa nazionale dovesse rimanere interamente sotto il controllo francese.

Si rifiutò di permettere che la deterrenza nucleare francese, allora in fase di sviluppo con la force de frappe, ossia forza d'attacco, entrata in funzione nel 1964, fosse posta sotto un comando straniero.

In secondo luogo, il capo dello Stato riteneva che l'integrazione militare all'interno della NATO limitasse la capacità della Francia di condurre una politica internazionale indipendente.
In un mondo segnato dalla guerra del Vietnam e dallo scontro tra superpotenze, voleva impedire che la Francia venisse trascinata in conflitti decisi da altre potenze.

De Gaulle rassicurò tuttavia i suoi alleati affermando che la sua decisione aveva "modificato solo la forma della nostra Alleanza senza alterarne la sostanza". Pertanto, la Francia continuò a cooperare con la NATO attraverso vari accordi militari e strategici.

Dopo 40 anni il ritorno

Per quasi quarant'anni, ogni Presidente della Repubblica, da Georges Pompidou a Jacques Chirac, inclusi Valéry Giscard d'Estaing e François Mitterrand, ha sostenuto la decisione del Generale de Gaulle e ha preservato questa linea strategica, pur con alcuni cambiamenti. Infatti, nel 1995, sotto la presidenza di Jacques Chirac e il governo di Alain Juppé, si prese in considerazione un tentativo di riavvicinamento con l'alto comando, che però non si concretizzò, soprattutto dopo l'arrivo al governo di Lionel Jospin nel 1997.


La situazione cambiò con l'elezione di Nicolas Sarkozy alla presidenza della Repubblica nel 2007. Il nuovo capo di Stato, infatti, desiderava avvicinare la Francia all'Alleanza Atlantica, un obiettivo che annunciò ufficialmente al Congresso americano il 7 novembre 2007.

All'epoca, riteneva che la piena partecipazione alle strutture della NATO avrebbe consentito a Parigi di esercitare una maggiore influenza sulle decisioni militari di rilevanza mondiale.

Dopo un lungo dibattito e forti divisioni politiche, la decisione è stata confermata da un voto di fiducia all'Assemblea Nazionale il 17 marzo 2009, adottato con 329 voti favorevoli e 228 contrari. La maggioranza presidenziale, composta dall'UMP e dai suoi alleati centristi, ha poi appoggiato il progetto contro l'opposizione della sinistra socialista.

Questa situazione potrebbe tuttavia essere messa in discussione in futuro qualora il Rassemblement National dovesse vincere le prossime elezioni presidenziali. Infatti, il Rassemblement National da diversi anni auspica un ritorno alla posizione gollista, il ritiro dal comando militare integrato della NATO pur rimanendo membro dell'Alleanza. 
Marine Le Pen , presidente del gruppo del Rassemblement National all'Assemblea Nazionale, ha espresso più volte questo desiderio, mentre Jordan Bardella ha indicato che tale decisione potrebbe essere presa in considerazione solo al di fuori di un periodo di guerra.

Tradotto da Catherine
Fonte: www.bvoltaire.fr


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