lunedì 2 febbraio 2026

L'enigma del dottor Wolf, l'uomo che parlava agli ET


di Maurizio Baiata 

The Catchers of Heaven” è uno straordinario genere di comunicazione scritta, in cui Michael Wolf parla delle arti, della scienza e della religione. 
Tre decenni di dovere patriottico e una conoscenza sconfinata, i modi gentili, idee che incoraggiano alla comprensione della continua creazione dell’Universo; l’impatto dei pericoli ambientali sulla nostra biosfera… il lavoro segreto per il Governo e le cose per le quali il suo cuore si addolorava. 

Spazio e tempo, spiritualità, creazione dell’uomo, amore per la famiglia. Sperimentare gioia, dolore, sorriso, speranze per un mondo migliore, soprattutto per i bambini, le qualità che rendono unica l’“equazione umana”. 
Dubitare, ragionare e discutere di morale, di clonazione, di indagini UFO, di contatto alieno, di esperienze di abduction, ma necessariamente in chiave narrativa, l’unica che gli era consentita...


Il National Security Council aveva infatti consentito a Wolf di “generare un flusso controllato di informazioni segrete” attraverso il libro “The Catchers Heaven” (in uscita in Italia nel Gennaio 2014). Wolf si dichiarava dottore in neurologia, fisica teorica, biogenetica, diritto internazionale e scienze informatiche.

Tutti i documenti, il curriculum universitario e le tracce di suoi coinvolgimenti con la CIA, la NSA e l’NSC sono stati cancellati, come da prassi, per individui inseriti nei “programmi ad accesso limitato”. Questo gli ha scatenato contro molti ufologi “mainstream”, primo fra tutti il fisico nucleare Stanton Friedman. Il Dr. Wolf disse di aver lavorato nei laboratori dell’Area 51, a Wright-Patterson (Dipartimento Tecnologia Straniera), a Indian Springs e a Dulce, dove ha “incontrato per lavoro ogni giorno esseri extraterrestri”.

Wolf sarebbe stato membro del “MJ-12” e capo dell’Alphacom Team, specializzato nell’ottenere informazioni sulle diverse razze extraterrestri. Wolf aveva facoltà ESP e di Remote Viewing e svolse attività di interfaccia telepatico con gli ET.

Il suo vero nome era Michael Kruvant. È morto il 18 Settembre del 2000, a 58 anni.

Negli ultimi tempi, ogni conversazione con lui era una stilettata al cuore, una lacerazione che toccava il profondo. Tenute insieme dal filo del telefono, distanti migliaia di chilometri, le nostre vite potevano andare in parallelo, senza incontrarsi e neppure sfiorarsi. Michael Wolf, dalla sua abitazione ad Hartford, in Connecticut, poteva comunicare solo telefonicamente e sempre più a fatica, minato dal male che progressivamente lo erodeva e si era diffuso ovunque nel suo corpo. Un involucro fisico ogni giorno sempre più fragile, la pelle tesa, tirata sulle ossa, la mente però ancora lucida nonostante i farmaci e la voce profonda, caldissima.

Diceva che al corpo non voleva dare alcuna importanza e quella inesorabile ed estenuante separazione andava affrontata, come un passaggio e non come una fine. Diceva che la nostra vita non ha mai fine. Il tumore al colon gli era stato diagnosticato almeno quattro anni prima, quando il suo libro era in via di stampa. I dottori che lo avevano in cura erano specialisti dell’intelligence militare. Gli facevano visita di tanto in tanto, somministrandogli dosi sempre più massicce di farmaci, antidolorifici e antitumorali usati nelle terapie da carcinoma e leucemia.

Michael non riusciva più a scrivere al computer, aveva i polpastrelli forati dalle punture, usava il telefono per parlare con gli “amici”. Aveva due apparecchi telefonici fissi, niente cellulare. Uno era solo ricevente, una sorta di “linea rossa” collegata – sembra – con qualcuno che dall’altra parte gli diceva cosa fare, come assolvere al suo compito di “interfaccia”, di “remote viewer”, capace di connettersi e visualizzare psichicamente a distanza cose, luoghi e persone.

Il 15 Marzo del 2000, Bobbi Ferguson, sua assistente e infermiera, aveva richiesto a chi era in contatto con lui via internet di desistere: Michael aveva avuto un collasso a causa di complicazioni coronariche. Il suo cuore aveva cominciato a cedere. Dopo la sua morte, il suo appartamento ad Hartford, Connecticut, è stato ripulito, tutta la sua documentazione, incluso il manoscritto di un secondo libro, è scomparsa.

Poi il mondo ufologico internazionale ha dovuto accorgersi di lui, giocoforza. La sua storia si era diffusa come uno strano rumore di fondo. Degli ex appartenenti a strutture militari e dei servizi di intelligence che abbiano rivelato di essere stati collegati alla questione UFO e Alieni, il dottor Michael Wolf Kruvant resta il più enigmatico e “alieno”. Un rompicapo per chiunque si sia cimentato nel tentativo di ripercorrerne la vita e la carriera accademica, visto che ne esistono solo fumosi riscontri, come da prassi in un mondo di ombre e nebbie.

Wolf aveva “parlato” a modo suo, attraverso le pagine di un libro altamente sibillino, una lettura difficile da affrontare a causa del linguaggio, poeticamente astruso, obliquo e paradossale in ogni riga. Il suo nome serpeggiava ed era entrato nel mito, il più controverso nella storia degli ultimi due decenni di una materia ammantata di mistero e irta di pericoli come era stata la vita di Wolf.

Il pilota civile americano James “Jim Jet” Courant, sul finire del 1998, fu fra i primi ad avvicinarlo. 

Mai palesando le proprie entrature con l’intelligence, Courant si muoveva con cautela e velocemente ovunque nel mondo. Raggiunse il piccolo appartamento di Hartford dove Wolf abitava e lo intervistò una prima volta in audio. La registrazione divenne la trama di un articolo che apparve sul mensile britannico “UFO Magazine”, diretta dal compianto Graham Birdsall, giornalista poco incline al sensazionalismo, che vide nella storia di Wolf sufficienti elementi di concretezza per reggere la pubblicazione. Wolf rivelava media il ruolo da lui avuto al vertice dell’Alphacon Team, struttura deputata a gestire nella massima segretezza la questione ET per conto del governo ombra degli Stati Uniti. Telefonicamente Courant ci rivelò che l’intervista a Wolf avrebbe sollevato un polverone, andando oltre i contenuti di “The Catchers of Heaven” (“Afferrando il Cielo”, Futuro edizioni, 1999), uscito in prima edizione negli USA nel 1996 per la Dorrance Publishing con copyright della Daniel Wolf Memorial Foundation, associazione benefica intitolata al figlio di Michael. Il libro ebbe circolazione limitata e divenne immediatamente un “cult” mentre il suo autore restava nel mistero. Fu l’articolo di “UFO Magazine” a portarlo alla luce.

Chiesi allora al più autorevole ufologo mondiale, Stanton Frideman cosa pensasse di Wolf, se gli apparisse credibile, se ne avesse verificato le credenziali. Friedman rispose di nutrire una naturale simpatia nei confronti dello strano personaggio, che personalmente non aveva mai incontrato, ma di dubitare che il suo altisonante curriculum scientifico corrispondesse a realtà. Nulla, a suo dire, confermava che Wolf avesse conseguito una laurea al Massachusetts Institute of Technology o fosse membro onorario di importanti associazioni scientifiche statunitensi. Chiunque, con pochi dollari, poteva costruirsi un falso curriculum. Per Friedman, Wolf era un patetico e allucinato scrittore che tentava di vendere la propria leggenda metropolitana all’ufologia con un romanzo pieno di frottole.

Mentre altri, compreso chi scrive, hanno ottenuto positivi riscontri sulle credenziali di Wolf, il fratello Ron ha dichiarato che Michael era malato di mente, era un mitomane e ha preso le distanze da lui in un’intervista visibile su youtube.

Invece, nell’intervista rilasciata nel Luglio 2010 a Neil Gould (Exopolitics Hong Kong), il nobile francese Philippe de la Messuzière conferma alcune affermazioni fatte da Michael Wolf. Ad esempio: gli ET collaborano con gli umani nelle basi sotterranee; la clonazione di un umano (J.O.E.) dal suo materiale biologico; la foto di un ET (Kolta) che il francese incontrò in casa di Wolf.

Fuori dall’alea di tragedia shakespeariana, la vita di Wolf come “interfaccia” fra esseri alieni (di diverse razze e con finalità diverse) e la struttura supersegreta della quale faceva parte in connessione alla NSA (National Security Agency) resta unicamente testimoniata nel suo libro.
Fonte: www.ufoforum.it

Ciò che qui ascolterete è il capitolo 21 del Volume Due del libro di Michael Wolf Kruvant, “I Guardiani del Cielo”, nodale in quanto rivela le circostanze in cui Kolta, l’essere Grigio divenuto poi suo amico, trovò rifugio nel suo appartamento dopo essere sfuggito ferito dalle mani dei suoi “carcerieri”. 
La prosa di Wolf non lascia dubbi sulla realtà di tali accadimenti, da autentico “insider”, o rivelatore dei servizi di Intelligence USA che dai primi anni Novanta hanno divulgato informazioni oltre il Top Secret sulla questione UFO/ET. 



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