mercoledì 29 luglio 2026

Privacy per i potenti, sorveglianza per tutti gli altri: la proposta di regolamentazione tecnologica dell'UE si spinge troppo oltre


Il mese scorso abbiamo criticato il Frontier AI Act della California. La legge privilegia la conformità alla gestione del rischio, proteggendo al contempo burocrati e legislatori da ogni responsabilità. 

In sostanza, impone norme regolamentari dall'alto, invece di consentire alla società e agli esperti del settore di sperimentare e sviluppare standard etici dal basso.

Forse potremmo liquidare la legge come l'ennesimo esempio della propensione interventista della California, ma alcuni politici e regolatori americani stanno già chiedendo che la legge diventi un “modello per armonizzare la supervisione federale e statale”. L'altra fonte di ispirazione per questo modello sarebbe l'Unione Europea (UE), quindi vale la pena tenere d'occhio le normative che usciranno da Bruxelles.

L'UE è già molto più avanti della California nell'imporre normative problematiche e calate dall'alto. 

Infatti l'Artificial Intelligence Act del 2024 segue i principi di precauzione generali dell'UE. Come spiega il think tank interno del Parlamento europeo: “Il principio di precauzione consente ai decisori di adottare misure precauzionali quando le prove scientifiche su un rischio per l'ambiente o la salute umana sono incerte e la posta in gioco è alta”...

Il principio di precauzione conferisce un potere immenso all'UE in materia di regolamentazione in condizioni di incertezza, anziché consentire la sperimentazione con le garanzie di sanzioni e responsabilità civile (come negli Stati Uniti). Soffoca l'apprendimento etico e l'innovazione. 
A causa del principio di precauzione e della relativa regolamentazione, l'economia dell'UE soffre di una maggiore concentrazione del mercato, di costi di conformità normativa più elevati e di una minore innovazione, rispetto a un contesto che consente la sperimentazione e una gestione oculata del rischio. Non sorprende quindi che solo quattro delle 50 maggiori aziende tecnologiche al mondo siano europee.

Dall'innovazione soffocata alla privacy soffocata

Oltre al principio di precauzione, la seconda forza motrice alla base della regolamentazione UE è la promozione dei diritti, ma selezionando dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE solo quelli che spesso sono in conflitto tra loro. Ad esempio, il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) del 2016 è stato imposto con l'idea di tutelare il diritto fondamentale alla protezione dei dati personali (tecnicamente distinto dal diritto alla privacy, e che conferisce all'UE un potere di intervento molto maggiore, ma questo è argomento di studio accademico). Il GDPR ha finito per limitare il diritto alla libertà economica.

Questa volta i diritti fondamentali vengono invocati per giustificare la lotta dell'UE contro gli abusi sessuali sui minori. Tutti noi amiamo i diritti fondamentali e tutti noi detestiamo gli abusi sui minori. Tuttavia, nel corso degli anni, i diritti fondamentali sono stati utilizzati come un'arma per espandere i poteri normativi dell'UE. 
Il regolamento proposto in materia di abusi sessuali sui minori (CSA) non fa eccezione. Ciò che è eccezionale è la portata dell'intrusione: l'UE propone di monitorare le comunicazioni tra i cittadini europei, raggruppandole tutte come potenziali minacce anziché come espressione protetta che gode di un diritto primario alla privacy.

Il 26 novembre 2025 la macchina burocratica dell'UE stava negoziando i dettagli del CSA (Child Sexual Abuse Act) e nell'ultima bozza la scansione obbligatoria delle comunicazioni private è stata fortunatamente rimossa, almeno formalmente. Ma c'è un intoppo: i fornitori dei servizi di hosting e di comunicazione interpersonale devono identificare, analizzare e valutare come i loro servizi potrebbero essere utilizzati per abusi sessuali su minori online, e quindi adottare “tutte le misure di mitigazione ragionevoli”. 

Di fronte a un mandato così vago e alla minaccia di responsabilità, molti fornitori potrebbero concludere che il modo più sicuro – e legalmente prudente – per dimostrare di essere conformi alla direttiva UE sia quello di implementare la scansione su larga scala delle comunicazioni private.

La bozza del CSA insiste sul fatto che le misure di mitigazione dovrebbero, ove possibile, essere limitate a parti specifiche del servizio o a gruppi specifici di utenti, ma la struttura degli incentivi punta in un'unica direzione. Il monitoraggio diffuso potrebbe finire per essere l'unica opzione praticabile per la conformità normativa. Ciò che oggi viene presentato come volontario rischia di diventare un obbligo di fatto domani.

Nelle parole di Peter Hummelgaard, Ministro della Giustizia danese: “Ogni anno vengono condivisi milioni di file che ritraggono abusi sessuali su minori. E dietro ogni singola immagine e video c'è un bambino che ha subito gli abusi più orribili e terribili. Questo è assolutamente inaccettabile”. 
Nessuno mette in dubbio la gravità o la turpitudine del problema, ciononostante, in base a questa narrazione, ci si aspetta che l'industria delle telecomunicazioni e i cittadini europei si facciano carico di pericolose misure di mitigazione del rischio che probabilmente comporteranno la perdita della privacy per i cittadini e ampi poteri di sorveglianza per lo Stato.

Ci viene detto che il costo è irrisorio rispetto al beneficio. Dopotutto, chi non vorrebbe combattere gli abusi sessuali sui minori? È ora di fare un respiro profondo. Chi abusa dei minori deve essere punito severamente. Ciò non esime una società libera dal rispetto di altri valori fondamentali.

Ma aspettate... c'è dell'altro...

Monitoraggio diffuso? Beh, non del tutto diffuso

Nonostante l'imperativo morale di proteggere i bambini – un imperativo morale così impellente che l'UE è disposta a violare altri valori fondamentali per promuoverlo – la proposta di legge sulla protezione dei minori introduce una comoda eccezione. Tutto ciò che rientra nella sicurezza nazionale e qualsiasi servizio di comunicazione elettronica non accessibile al pubblico (ovvero accessibile solo a funzionari eletti e burocrati) rimarrebbe completamente inalterato. 

Le chat private tra cittadini sono soggette a controllo, ma le conversazioni di coloro che affermano di proteggerci sono off limits.

Come ha detto il sopraccitato ministro: “Dietro ogni singola immagine e video c'è un bambino che ha subito gli abusi più orribili e terribili”. Se ciò è vero per ogni “singola immagine e video”, perché non dovrebbe esserlo anche per i messaggi protetti dalle eccezioni di sicurezza nazionale e di riservatezza previste dalla legge sulla protezione dei dati personali? Forse l'orrore si dissolve quando gli autori sono politici o burocrati? Ciò che è inaccettabile diventa improvvisamente accettabile quando riguarda chi scrive le regole?

Nella gerarchia dei diritti dell'UE, la tutela dei minori ha la precedenza sulla privacy, ma la tutela degli eurocrati ha la precedenza sulla tutela dei minori. In definitiva, la tecnologia moderna offre ai politici opportunità senza precedenti di monitorare i cittadini, sottraendosi al contempo a qualsiasi controllo.

Al momento non si parla – per quanto ne sappiamo – dell'introduzione di misure simili negli Stati Uniti. Tuttavia, dalla tassa patrimoniale alla regolamentazione dell'intelligenza artificiale – e persino alle origini dello stato amministrativo americano – le cattive idee provenienti dall'Europa hanno la brutta abitudine di attraversare l'Atlantico.

Traduzione di Francesco Simoncelli
Articolo completo: www.francescosimoncelli.com


Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.