giovedì 5 novembre 2026

I fisici del Cern raggiungono lo zeptoverso: osservato un rarissimo decadimento

Con un livello di precisione senza precedenti, i fisici del Cern hanno documentato per la prima volta un decadimento subatomico che si verifica con una probabilità di una volta ogni dieci miliardi di eventi. 

Il fenomeno, osservato nell’ambito dell’esperimento LHCb (Large Hadron Collider versione migliorata) rappresenta un traguardo cruciale per la comprensione delle interazioni fondamentali a scale infinitesimali, nell’ordine dello zeptometro – un miliardesimo di miliardesimo di millimetro – e apre la strada allo studio del cosiddetto zeptoverso.

Il decadimento in questione coinvolge un mesone B neutro, una particella composta da un quark beauty e un antiquark down, che si trasforma in una coppia di muoni. 

La rarità del processo lo rende estremamente sensibile ad eventuali influenze di particelle non ancora identificate, permettendo così di testare le previsioni del Modello Standard e di esplorare possibili estensioni della teoria... 


Secondo i principi della meccanica quantistica, infatti, questo decadimento può essere alterato dalla presenza di nuove particelle, ancora sconosciute, che potrebbero spiegare enigmi come la natura della materia oscura o le asimmetrie tra materia e antimateria nell’universo primordiale.

Il risultato, ottenuto grazie a un lavoro collaborativo che ha coinvolto fisici di Italia, Regno Unito, Germania, Spagna e Paesi Bassi, si basa su dati raccolti tra il 2011 e il 2018, integrati con le misurazioni più recenti del 2024 e 2025. 

L’accumulo di informazioni ha permesso di superare la soglia di significatività statistica necessaria per confermare l’osservazione, consolidando la validità del fenomeno. 

Nonostante il risultato non sia ancora stato sottoposto a revisione paritaria per una pubblicazione ufficiale, i dati presentati durante un seminario al Cern confermano la coerenza con le previsioni teoriche attuali.

Lo studio assume particolare rilevanza in vista delle future generazioni di acceleratori di particelle, come il successore dell’LHC previsto per la seconda metà del secolo. 

Le evidenze raccolte potrebbero infatti guidare la ricerca verso la scoperta di nuove particelle o forze fondamentali, aprendo nuove frontiere nella comprensione dell’universo a scale mai esplorate finora.

Fonte: www.hot-news.it

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