domenica 19 maggio 2019

Astrocat, un gatto nello spazio

Ai gatti riesce senza fatica ciò che resta negato all'uomo: attraversare la vita senza far rumore. (Ernest Hemingway)

Il mio nome è Félicette. Ho lasciato il pianeta terra due volte: la prima per compiere un breve viaggio nello spazio, la seconda quando voi umani mi avete uccisa.

Sì, sono l'unico gatto astronauta della storia, e nessun altro felino al mondo si è mai arrampicato indenne così in alto.

Sono nata a Parigi da genitori randagi, così sono diventata una randagia anch'io. Una vita non facile, certo, ma almeno libera. D'altronde cosa preme a un gatto, se non la sua libertà? Ho avuto le mie magagne, sì, ma anche buoni rifugi, compagni divertenti e topolini succulenti.

Poi un giorno sono arrivati gli umani. Hanno catturato me e altri 13 gatti, e non ho più fatto ritorno al mio amato quartiere. Ci hanno portati al Centre d'Enseignement et de Recherches de Médecine Aéronautique di Parigi, dicendoci che dovevamo prendere parte a un programma di formazione. Insomma volevano farci diventare astronauti! Ma quando mai un gatto fa l'astronauta?! ...



La verità è che ci hanno fregati rimpinzandoci di cibo.

Ecco com'è andata: ci hanno piantato degli elettrodi nel cranio, messi dentro a centrifughe e a camere di decompressione, ed è iniziata la giostra. Tutto un su e giù. 

Volevano monitorare la nostra attività neurologica e capire cosa sarebbe accaduto a un corpo in assenza di gravità. 

Non era affatto divertente, sapete? 

Per di più avevo nostalgia del mio vecchio quartiere. 

Dopo qualche mese di duri allenamenti, sono stata scelta per andare nello spazio. 

Mi hanno detto «Sarai famosa, Félicette». Capirete, cosa può fregare a un gatto della celebrità! 

Comunque io ci sono andata.

Il 18 ottobre 1963 sono partita a bordo di una sonda chiamata Véronique.

Un viaggio di 15 minuti, 5 dei quali in assenza di gravità, e un rientro turbolento con il paracadute. 

Ho avuto paura, molta paura, parola di gatto!

Quando sono rientrata, pensavo che mi avrebbero lasciata andare.

E invece no. Gli umani non erano ancora soddisfatti, volevano di più, volevano sottopormi ad altri esperimenti, fino a che, per studiare meglio il mio corpo, mi hanno soppressa.

La mia celebrità di "gatto che ha contribuito a far progredire gli studi sullo spazio", a distanza di più di 50 anni, è servita a raccogliere fondi per fare una statua che mi ricordi. Sai che bello!


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La gatta Félicette non fu l'unica a essere sacrificata per la ricerca spaziale. 

«Le chiesi di perdonarci, e ho pianto mentre l'accarezzavo per l'ultima volta», racconta la novantenne biologa russa Adilya Kotovskaya, l'ultima persona ad avere avuto un contatto con la cagnetta Laika (in russo "piccolo abbiatore" NdC) alla vigilia del suo lancio nello Spazio: il giorno dopo, il 3 novembre 1957, Laika diventava il primo terrestre in orbita attorno alla Terra.
Era un viaggio di sola andata, ed era previsto così fin da quando la missione era stata concepita dai sovietici, perché a quel tempo non c'era ancora modo di far tornare un essere vivente sano e salvo dallo Spazio. (articolo completo: www.focus.it)


Tutti ricordiamo la dolcissima cagnetta Laika, lanciata nello spazio sullo Sputnik 2 dai sovietici nel 1957, ma in pochi sanno delle tartarughe russe che, a bordo della navicella Zond 5, orbitarono intorno alla luna per poi ritornare sane e salve sulla terra; o delle due cagnoline, Belka e Strelka, tornate anch'esse indenni, lanciate in orbita sul prototipo di una capsula simile a quella che avrebbe condotto i primi russi nello spazio.

Per i loro esperimenti gli Stati Uniti privilegiarono invece macachi e scimpanzé. 

Tra questi ultimi il noto Ham, impiegato in un lancio balistico nel 1961 sulla capsula Mercury, tornato sano e salvo (seppur con qualche problema alle ossa) e divenuto una celebrità dello zoo di Washington. 

Per gli esperimenti dei primi moduli abitativi in orbita intorno alla Terra, la Nasa utilizzò topi, conigli, meduse e insetti di varie specie.
La Francia, oltre a Félicette, lanciò nello spazio un altro gatto che però morì nel corso della missione.

Fu anche grazie a questi animali che le esplorazioni spaziali furono possibili da parte dell'uomo. Purtroppo, trattandosi di cavie, andarono incontro ad alterne fortune.

Nel 1961 il russo Yuri Gagarin e in seguito l'americano Alan Shepard furono i primi uomini a volare nello spazio.

3 commenti:

  1. Avanti di puttanate firmate NASA complimenti per il discernimento :) :) :)

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    1. Purtroppo non è soltanto la NASA a utilizzare e sfruttare gli animali come fossero oggetti di consumo .. :/

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  2. Totalmente d*accordo con te Catherine,purtroppo non è solo la NASA a utilizzare i poveri animali inconsapevoli e innocenti per i propri scopi,ma anche una gran parte di questa allucinante e barbara Umanità.Emilio

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