martedì 3 luglio 2018

Intervista al Dr. Paul Byrne sulla “morte cerebrale”

Decretata per evitare agli espiantatori la galera per omicidio ..

In questa intervista il Dr. Paul Byrne, massima voce nel dibattito internazionale, con eccezionale chiarezza smaschera concetti e parole del sistema sanitario-giuridico istituzionale che ha imposto il dogma della cosiddetta “morte cerebrale” dichiarata sui vivi che hanno perso la coscienza.

Tale simulazione ha equiparato la pseudo morte cerebrale a cuore battente alla Morte vera in arresto cardio-circolatorio e respiratorio protratti, per sviluppare la pratica affaristica degli espianti-trapianti di organi vitali nonché l’eliminazione autoritaria di malati affetti da lesioni encefaliche gravi, come nel caso del piccolo Alfie, così da evitare agli espiantatori la galera per omicidio.

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“VISITAI ALFIE: IL PROBLEMA E’ LA MORTE CEREBRALE”

Intervista a Paul Byrne, di Benedetta Frigerio

Da dove nasce l’approccio medico svelato al mondo in maniera palese dal piccolo Alfie Evans? La risposta per il dottor Paul Byrne, neonatologo di fama internazionale, che nel dicembre del 2017 chiamato dalla famiglia del bambino volò a Liverpool per visitarlo, è chiara da anni: «Tutto nasce dalla definizione di morte, non più clinica ma cerebrale, sancita nel 1968 da una commissione medica di Harvard» ...


Dottor Byrne, ci spieghi perché lei differenzia la morte reale dalla morte cerebrale e quali implicazioni ha questa distinzione?

Ho avviato una terapia intensiva per bambini malati nel 1963 presso il Cardinal Glendon Hospital for Childrend di St. Louis, ero profondamente animato dall’intenzione di sostenere la vita in ogni modo possibile. Durante questo periodo, sono state scoperte nuove terapie. Ma pochi anni dopo cominciò a diffondersi una nuova definizione di morte: il paziente non era più considerato morto solo dopo la cessazione delle funzioni cardiache e circolatorie, quindi anche respiratorie e del sistema nervoso, ma bastava rilevare l’assenza di attività dell’encefalo per dichiararlo morto. Nel 1975 nel mio reparto fu ricoverato un bimbo nato prematuro, Joseph. Venne ventilato e poi dichiarato cerebralmente morto perché il suo elettroencefalogramma non dava segni di attività. Ma Joseph era vivo, quindi continuai a curarlo: oggi è padre di tre figli. Da quel momento ho cominciato a interrogarmi sulla definizione di morte cerebrale, scoprendo che era una bugia.

Cosa c’entra tutto questo con Alfie che non era stato dichiarato “cerebralmente morto”?


Questa visione ha un impatto enorme sui pazienti come Alfie. Se concepiamo le persone morte, e quindi non più degne di cure, quando il loro cervello non dà segnali di attività, si arriva a pensare che la persona con attività cerebrali minime abbia minore dignità. Se la misura della vita è il cervello allora diventa normale pensare che siccome parte del cervello di Alfie non appariva normale (aveva anche le convulsioni), allora il bambino era quasi morto e quindi non degno di cure. Non a caso, anche se Alfie era vivo, invece che ricevere la tracheostomia e le cure, hanno deciso, come se fosse normale, di farlo morire. Quando poi lo hanno visto respirare per quattro giorni anche senza la ventilazione, i medici, pur sorpresi, sapevano che avrebbe faticato a riprendersi senza cure adeguate.

Come si sarebbe comportato come medico di fronte ad Alfie?

Tutti i medici sanno che dopo due o tre settimane di ventilazione, e certamente dopo un anno e mezzo come per Alfie, è necessario praticare la tracheostomia. Non sappiamo se poi Alfie avrebbe respirato più a lungo con la tracheostomia. L’unico modo per saperlo era curarlo. I genitori di Alfie hanno combattuto contro questa visione riduttiva e falsa e hanno svelato a molti la verità che il mondo, immerso nella cultura della morte, non vede più. O meglio la vedono le persone normali che non sono state ancora indottrinate, come la gente che ha protestato a Liverpool.

Come le sono apparsi Alfie e la sua famiglia?

Siamo immersi nella cultura della morte e Alfie è stato chiamato a farcelo capire grazie ai suoi genitori che si sono posti contro un sistema medico e giuridico gigantesco, non diverso da quello canadese e americano. La morte cerebrale è un’imitazione della morte, non è morte reale. Ma è utile al mercato degli organi, che spinge a guardare le persone il cui sistema circolatorio è attivo come non persone e il loro corpo come un insieme di pezzi da ricambio.

In poche parole sta dicendo che la cultura della morte nasce dalla donazione di organi di persone vive.

Non è possibile espiantare gli organi da un cadavere. 

Per farlo c’è bisogno di una persona viva, che però bisogna chiamare morta per giustificare questa prassi. In questo modo si comincia a pensare che la vita c’è ed ed degna solo se una persona ha le funzioni cerebrali almeno minimamente attive, altrimenti perde di dignità. Questa visione è parziale ed elimina la concezione di anima.

Dottore, qual è invece la sua concezione?

La vita di ogni persona è un continuum dal concepimento alla morte reale (mors vera), che ha dignità anche se la condizione in cui si trova non ci piace. Si deve continuare a curare ogni persona finché le sue funzioni respiratorie, cerebrali e circolatorie non sono tutte cessate.

Pensa che sia una coincidenza che la definizione di “morte cerebrale” e il primo trapianto si siano verificati uno in fila all’altro nel 1967-68?

I ricercatori si erano accorti dell’impossibilità di praticare espianti di organi da cadaveri. L’unico modo per riciclarli era quello di prenderli da persone vive. Così oggi è pieno di gente giudicata morta de medici o giudici, che invece è viva. Ho visitato in Canada Taquisha Mckitty, viva nel suo letto ma dichiarata cerebralmente morta il 24 settembre 2017: la Corte Suprema deciderà a breve se è viva o morta e quindi se ha i requisiti per essere curata. Andai in California a visitare Jahi McMath dichiarata cerebralmente morta nel 2013. Jahi fu poi trasferita in New Jersey, grazie alla battaglia legale della famiglia, dove ha ricevuto la tracheostomia e la peg. Jahi oggi vive.

La cronaca riporta diversi casi di gente dichiarata morta cerebralmente che poi si è risvegliata. Ogni volta i medici sostengono che ciò sia avvenuto per via di un errore nella diagnostica di accertamento della morte cerebrale che deve confermare l’assenza di respiro, di funzioni cerebrali (compreso il tronco encefalico) e di percezione del dolore.

Quando accade dicono che c’è stato un errore nella diagnostica, ma il vero problema è nella loro concezione di vita e di morte.

Per negare questa evidenza c’è persino chi, magari anche ateo, grida al miracolo.

I miracoli possono accadere, ma sono tali perché contraddicono le leggi naturali. In questi casi non c’è contraddizione. La verità è che tutti questi pazienti dichiarati morti non lo erano. Il loro cuore non era fermo e la loro circolazione non era cessata da ore. Non erano corpi in decomposizione. Di miracoloso c’è quindi che nessuno ha toccato gli organi di quelle persone prima che si risvegliassero. 

In Gran Bretagna, e ora anche in Italia, la legge dice che si può chiedere di non essere “resuscitati” o “rianimati”, che significa?

I medici non hanno il potere di resuscitare nessuno, anche se si parla di “resurrezione” o “rianimazione”: o sei vivo e quindi ti curo o sei un cadavere e nessuno può prendersi più cura di te. Se sei un cadavere ti può resuscitare solo Dio.

Se in questo momento si trovasse davanti ad un paziente incapace di respirare da solo, di reagire agli stimoli o di provare dolore e le cui funzioni cerebrali apparissero del tutto nulle, cosa farebbe?

Non lo dichiarerei mai morto. Incoraggio sempre ad esaminare la tiroide del paziente, se poi la tiroide non funziona bisogna somministrare le cure per la tiroide, che così può magari aiutare il cervello a guarire o portare all’alimentazione e la respirazione autonome. Ci sono molte cose da fare per aiutare una persona a vivere finché non muore veramente. Recentemente un ragazzino di 9 anni, dichiarato cerebralmente morto, è stato curato e ora sta bene.

Perché se l’esperienza nega la definizione di morte cerebrale è così difficile tornare indietro?

Solo nel 2017 in America il mercato degli organi ha fatturato 34 bilioni dollari. È un mercato globale, presente anche in Italia.

(…) Il punto è che sono stati adottati tanti criteri diversi di “morte cerebrale”. Nessuno di questi però è fondato su evidenze: quando qualcuno viene dichiarato cerebralmente morto e poi si risveglia certi diranno che non sono stati rispettati i criteri esatti o che ci sono stati errori diagnostici. Ma quello che sappiamo è che questi pazienti si sono risvegliati perché i parenti si sono opposti ad una definizione che giudica morto chi ha il cuore che batte.

(La Nuova Bussola Quotidiana – 3 giugno 2018)

Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente
www.antipredazione.org
Comunicato stampa della Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente.



Ricordiamo che due anni fa gli scienziati avrebbero ottenuto il via libera per una ricerca allo scopo di "resuscitare i morti" attraverso un mix di terapie, tra cui lʼiniezione di staminali ...

Fu annunciato che la società biotech Bioquark aveva ricevuto l'approvazione dal governo Usa, inclusa la possibilità di reclutare (con permessi speciali ottenuti dalle famiglie) 20 pazienti clinicamente morti a seguito di una lesione cerebrale traumatica.

"La tecnica è nuova e non testata, probabilmente lo studio sarà controverso.
Impiantando cellule staminali nel cervello del paziente, oltre a curare il midollo spinale con infusioni di sostanze chimiche e tecniche di stimolazione del nervo (entrambi i quali hanno dimostrato di portare le persone fuori dal coma), sperano di riavviare il cervello e far ripartire attività neurale.

Il risultato? Potrebbe essere riportare le persone in vita."

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Finora non ho trovato nulla sugli eventuali risultati di tale sperimentazione. 
Se qualcuno avesse qualche elemento in più, grazie di condividerlo. ^_^
Catherine


8 commenti:

  1. non c'è bisogno di essere scienziati per capire che una persona o altro animale è morta quando il cuore è fermo. si capisce subito che mirano ad espiantare gli organi da un vivo, altriemtni pren derebbero gli organi dei morti a cuore fermo. Ovvio, alimentare Watson. Ce lo dice la Logica della Ragione, detto volgrmente Buon Senso o Intuito Culturale.

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    1. Sicuramente, ma non viene detto esplicitamente e tanti non lo vogliono sapere..
      Invece sono del parere che ogni decisione dovrebbe essere presa consapevolmente.
      Forse sbaglio eh! ^_^

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  2. Ho sempre trovato la questione trapianti un abominio vero e proprio, per me gente che attende che altra gente muoia per vivere egoisticamente con organi altrui non dovrebbe avere alcuna possibilità di sopravvivere, e non temo di suonare orribile perché mi fa profondamente schifo e orrore tutto ciò che gira intorno al mondo della medicina ufficiale, quella svenduta e asservita alle multinazionali farmaceutiche e al profitto sulla pelle degli esseri umani.
    Sto lasciando detto e scritto a chi di dovere che se dovesse accadermi qualcosa non in tarda età non devono espiantare i miei organi perché io non voglio salvare nessuno, sono fieramente egoista in questo caso, e di accertarsi che io sia davvero morta, ovvero che il mio cuore abbia cessato di battere.

    Siamo circondati da masse di automi, come li chiama Magnet giustamente, ma noi dobbiamo lottare per noi stessi, per non essere MAI dalla parte di questo sistema criminale e demoniaco.

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    1. Non penso si possa dire che qualcuno "attende che altra gente muoia per vivere egoisticamente con organi altrui", penso, al massimo, che non ci pensa proprio, non si pone il problema in questi termini! E lo fa in buona fede.
      Dopo tutto è la scienza che propone i trapianti e, si sa, la scienza non sbaglia! ;)

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    2. Beh ma chi attende il trapianto sa perfettamente da dove arrivano gli organi che verranno trapiantati: Da persone morte (o appunto, ora sappiamo presunte tali). E non si pongono il problema o non ci pensano proprio?
      Bene, è proprio questa ahimè la discriminante naturale tra persone consapevoli ed automi, ripeto mi spiace suonare tanto perentoria, ma quando si butta letteralmente nella pattumiera la vita di un comatoso col cuore che batte senza dargli il tempo e la possibilità di autoguarirsi (non succede spesso, è vero, ma merita un discorso a parte perché chi è in coma da 10-20 anni ovviamente è soggetto a decisioni diverse da parte dei familiari) per correre ad espiantargli gli organi con il solo scopo di trarne profitto si deve essere perentori e determinati.

      Oltretutto, non ho voluto affrontare l'argomento per non andare troppo oltre, a livello esoterico trasferire sangue e organi da un corpo ad un altro è una catastrofe.

      A.

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    3. Secondo me stiamo dicendo la stessa cosa. :)
      Il problema è che si tende sempre a credere a ciò che ci fa più comodo. In questo caso alla "scienza" - e alle sue fumosità - che ci libera dallo scomodo senso di responsabilità...
      Ma tu pensi che se le persone che attendono un trapianto si ponessero il problema e sapessero che in realtà non si tratta di organi prelevati su persone defunte cambierebbe qualcosa?
      Io, che sono ottimista, tutto sommato penso di si.
      Se tanti si ponessero il problema, in qualche modo la ricerca sarebbe costretta, prima o poi, a cercare altre vie. Ed è quello che spero.

      Per quanto riguarda il trasferimento del sangue sono anch'io molto guardinga, e conosco il problema da tempo, anche se non l'ho mai approfondito a dovere (se hai qualche link o lettura da consigliare ti ringrazio in anticipo se ti va di condividerli qui) ... purtroppo ho un sangue che fa gola .. ;)

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    4. Sei RH-?

      Si, credo anch'io che stiamo dicendo in modo diverso la stessa cosa adesso, lì per lì avevo pensato fosse una critica - il che ci sta, ovviamente- rivolta a quella mia frase che ripeto, sono perfettamente cosciente di quanto sia forte e perentoria ma la questione è davvero più che delicata, davvero di vita o di morte senza esagerazioni...
      Comunque eccoti un link di un articolo del Prof. Viacava, biologo nutrizionista e psicologo che spiega molto bene il legame vibrazionale tra un essere umano e il suo sangue, dal punto di vista scientifico ed esoterico.
      E' molto interessante e consiglio anche a chi segue il tuo blog di leggerlo ed eventualmente confutare o discutere eventuali contraddizioni.

      Te ne fornirò altri, ne sto cercando uno in particolare ma non lo trovo, appena riesco te lo linko.

      http://www.viacavaclaudio.it/il-sangue-umano-nella-fisiologia-sottile/

      Di libri sul significato occulto delle trasfusioni e dei trapianti al momento non so dartene, li cerco anch'io, ma sui rituali di sangue e la sua importanza nel mondo dell'occulto hanno scritto Steiner ("Il Sangue è un Succo Molto Peculiare" tratto da una sua conferenza del 1906) Crowley, Gurdjeff, Evola, Guenon, e svariati altri.

      A.

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    5. Yes I am. ;)

      Forse sono stato poco precisa nel risponderti comunque, andavo di fretta e ho soltanto voluto precisare un aspetto del tuo commento dimenticando di dire che per il resto ero d'accordo, e dandolo per scontato!

      Si, avevo letto qualcosa proprio di questi autori ma per quanto riguarda Steiner ...ha scritto troppo, non ce la farò mai! Ahahah!
      Grazie mille per le dritte e per il link! Ora è tardi ma domani lo leggerò.
      Ciao ^_^

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