lunedì 26 giugno 2017

L’etica dei principi vs. l’etica della responsabilità

In una conferenza ormai famosa tenuta nel 1919, dal titolo "La politica come professione", Max Weber distingue due modi di agire nella pratica politica: l'etica dei principi e l'etica della responsabilità.

Nella sostanza, chi si comporta secondo l'etica dei principi, non tiene conto delle conseguenze delle proprie idee. Cioe: fa delle scelte secondo i suoi ideali, agisce in un modo che ritiene giusto, e questo può bastare: le conseguenze che derivano da ciò che è stato fatto non interessano. Non riguardano colui che agisce; riguardano, dice Weber, il mondo, quindi, gli altri. Chi agisce secondo l'etica dei principi non si occupa del fatto che a seguito di una decisione giusta le circostanze possano peggiorare lo stato dei fatti; l'importante è aver preso la decisione giusta, in sintonia con i propri ideali.

L'etica della responsabilità, invece, per ogni decisione da prendere tiene conto delle conseguenze prevedibili. Ingloba, nell'idea di giustizia, anche le conseguenze...



La parola tedesca "Verantwortungsethik", tradotta in maniera letterale, vorrebbe dire "etica del rispondere di qualcosa"; o come dice il filosofo Salvatore Veca: etica della capacità di risposta. Quindi, l'etica della responsabilità valuta anche ciò che accadrà. Come dice Weber, tiene conto anche dei difetti degli esseri umani; e non attribuisce agli altri le conseguenze del proprio agire.

Chi fa politica secondo l'etica dei principi, segue le sue idee e tiene conto soltanto di quelle - in pratica si sottrae a un vero e proprio atto politico; chi fa politica secondo l'etica della responsabilità, si pone ogni volta il problema di ciò che accadrà in seguito a una sua decisione - in pratica mette in atto un'azione politica.

Francesco Piccolo (tratto da "Il desiderio di essere come tutti" - 2013 - Einaudi)
Fonte: laquartadimensionescritti.blogspot.it

Banalmente, l’etica dei principi è incarnata da chi lotta e agisce mosso dai soli principi che ritiene di custodire e voler concretizzare con le proprie azioni. Il soggetto che rispecchia tale descrizione è colui che, oltremodo, ritiene stupidi e ignoranti tutti coloro che la pensano diversamente da lui, che non hanno i suoi stessi principi e non sono mossi dallo stesso fervore. Oggi individuare tali soggetti non è per niente difficile, ma ci tornerò in un secondo momento.

L’etica della responsabilità, invece, è l’opposto di quella dei principi, se presa isolatamente: agire secondo responsabilità significa burocratizzare l’azione, renderla risultato di effetti concatenati, sviluppati a tavolino, strettamente legati ai loro effetti nella realtà. Agire secondo l’etica della responsabilità, oggi, significa approntare una mera azione amministrativa: per raggiungere l’obiettivo x devo fare y e z; per poter fare y devo ottenere a, b e c. Di questo modello di azione, a mio modo di vedere, ne è intrisa la classe politica attuale, classe di funzionari e burocrati della politica, ma non di politici di professione.

Per Weber, il politico di professione – quello vero – è colui che agisce sia secondo l’etica dei principi e sia secondo l’etica della responsabilità. Un sistema a due che offre, non soltanto, una capacità di lettura del mondo completa, ma le stesse etiche offrono al politico di svincolarsi dal mero corso della Storia e farsi Storia.

Oggi chi agisce secondo l’etica dei principi? E chi secondo quella della responsabilità? 

C’è qualcuno che rappresenta l’unione di entrambe? 
Chiaramente, al mondo, come in Italia, esistono tutti e tre gli esempi, ma dovendo individuare quale categoria oggi detenga il potere, la difficoltà nel farlo è pari a zero: oggi il potere è animato dall’etica della responsabilità. La classe politica è composta da funzionari e burocrati della politica, da quelli che Weber chiama anche imprenditori della politica, cioè coloro che credono di gestire un partito o una Nazione come un’azienda. L’agire della classe politica è assimilabile al concetto di semplice amministrazione, di mera gestione delle cose, ordinata o meno che sia. Questo metodo è sbagliato, come sbagliato è l’altro, basato sull’etica dei principi. Perché sono sbagliati entrambi? 

Perché una sola etica non porta da nessuna parte.

Ma se abbiamo individuato coloro che agiscono secondo l’etica della responsabilità, chi agisce secondo l’etica dei principi? Tutti coloro che definiremmo tifosi della politica. Ovviamente Weber non parla di tifo, ma osserva come chi è mosso da tale etica è munito da paraocchi, da una taratura culturale fittizia che impedisce ogni tipo di confronto, ogni tipo di scambio di idee. Chi la pensa diversamente da lui è il responsabile del male del mondo ed è uno stupido che merita di soffrire nel male da lui stesso provocato.

Fare due più due e subito l’associazione di idee giunge ad un risultato lampante: oggi chi agisce secondo l’etica dei principi (e basta) è colui che trova nomignoli offensivi a chi non è dalla sua stessa parte; è colui che al confronto sostituisce l’offesa personale e sociale; è colui che, trovandosi in una situazione che non rispecchia i suoi principi, preferisce scappare e non combattere per cambiarla.


In tutto questo, chi, invece, rappresenta l’unione delle due etiche? 

Oggi chi incarna l’etica dei principi e l’etica della responsabilità, insieme, è colui che vive la politica come un servizio civile permamente, ponendo la prospettiva al centro del suo pensiero politico. Oggi agisce con tale metodo chi guarda oltre l’utilitarismo, chi offre una prospettiva lungimirante, frutto di un sogno moderno, di un sentirsi parte del mondo. Oggi essere “bi-etico”, per dirla con una metafora, significa immaginare il mattone ideale e come costruirci una casa, e non meramente immaginare il mattone perfetto né, tantomeno, immaginare solamente come prendere un mattone e unirlo ad un altro con del cemento. Probabilmente l’esempio è un po’ tortuoso, ma, dal mio punto di vista, rende l’idea.

Oggi abbiamo paura a definirci politici di professione, perché la politica si è trasformata in un semplice insieme di privilegi e, quindi, il politico di professione viene visto come colui che di lavoro fa il “privilegiato”. 

Ma non confondiamo la politica come professione con i diversi ruoli che un politico può occupare. Il ruolo non fa il politico e viceversa. Si fa politica ogni giorno, indipendentemente dal ruolo ricoperto o dalla posizione nella società. Chiaramente, c’è chi sviluppa il proprio pensiero politico una volta all’anno (in media) – durante le elezioni, nella scelta del candidato da votare – e chi, invece, fa della politica la propria vita e del proprio pensiero politico il suo pane quotidiano e il perno su cui ruota il proprio agire. 

Non dobbiamo disprezzare né l’uno e né l’altro modo di intendere la politica – sono il risultato del libero arbitrio dell’uomo e del destino – chi di noi ha scelto la propria vocazione?. Il rispetto è cosa fondamentale per gettare le fondamenta di una società che spiani la strada al corso naturale delle cose e, magari, alla nascita di una classe politica “bi-etica” e non più “mono-etica”.
Tratto da: www.davidemontanaro.it

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