mercoledì 6 aprile 2016

Lo Zed, per molti la colonna vertebrale di Osiride


Abbiamo tentato di identificare l’epoca in cui si sarebbe potuto verificare la presenza anunnaka sul nostro pianeta e, dalla letteratura esistente ad oggi, non abbiamo trovato alcun elemento valido a supportare un principio di cadenza temporale che abbinasse alcune manifestazioni, dall’apparenza misteriose, con la presenza di esseri collegabili al X Pianeta ed in ogni caso, estranei al sistema Terra.

Ci è sembrato alquanto logico prendere in considerazione un simbolo, in qualche caso anche materializzato in oggetti in argilla, che gli Egizi univano alla tradizione religiosa del culto di Osiride e che è unico nel suo genere.

Questo simbolo misterioso è lo Zed o meglio, colonna Dyed.
Questo che noi abbiamo chiamato “simbolo” potrebbe essere anche, salvo smentite archeologiche, una torre granitica formata da un numero considerevole di blocchi monolitici e che potrebbero costituire, secondo alcuni, la parte centrale della piramide di Cheope.

Secondo costoro lo scopo principale della Piramide sarebbe stato quello di proteggere questo simbolo o meccanismo dall’usura del tempo e nasconderlo alla vista di tutti ...


Per questo scopo, secondo alcuni, furono utilizzati oltre 2 milioni di blocchi calcarei che costituiscono la struttura esterna della piramide.


(FOTO: LA PIANA DI GIZA E LE PIRAMIDI)
La forma di questa torre è corrispondente a quella dell’amuleto più noto e sacro del periodo egizio che va sotto il nome di “Antico Regno”, tempo in cui i Faraoni semi dei avrebbero vissuto e governato sull’intero Egitto.

Essa racchiude in se il simbolismo della resurrezione, della vittoria sulla morte e dell’eternità concetti questi che furono e rimasero fortemente radicati nel culto religiose egizio dove il Faraone era la divinità vivente.

Nel famoso “Libro dei morti” (Pre-em-Ra il cui significato è “uscita verso la luce”) si legge di una cerimonia in uso molto prima della costruzione delle piramidi, dove l’immagine di Osiride distesa, viene verticalizzata: - Questo rito veniva denominato “Raddrizzamento dello Zed”.

Nel poema sumero babilonese di Ghilghamesh il cui contenuto verrà trattato più avanti, si fa accenno ad una collana comprendente quattro torri di lapislazzuli che nella forma rassomigliano molto allo Zed e che farebbe pensare che già nel periodo sumero e precedente, il simbolo Djed era una realtà materializzata.

Esso lo ritroviamo rappresentato in diversi affreschi tombali egizi in periodi molto differenti tra loro ed un significato certo, ad oggi non si è riusciti ad attribuirgli. -

Di questo simbolo si hanno diverse rappresentazioni strutturali che riguardano i piani orizzontali della sommità o terrazze che agli attuali reperti variano di numero partendo da un minimo di tre per arrivare a cinque mentre non è venuto ancora alla luce nessuna rappresentazione o oggetto con livelli di numero inferiore.





Di questo ultimo tipo ovvero del simbolo a cinque livelli, ne esiste ad oggi solo uno che viene conservato al Museo del Louvre di Parigi. -











SULLA DESTRA: STATUETTA DJED A 5 LIVELLI (Museo del LOUVRE)

Dello Zed, in pratica si sa ben poco e molto si è cercato di comprendere e capirne la provenienza nonchè la funzione.

Qualche cenno si troverebbe nel Libro di Enoc di cui però non abbiamo trovato alcun riscontro, secondo cui il monolito sarebbe stato ridotto in blocchi megalitici (epoca non precisata) e, dalla Mesopotamia l'insieme dei blocchi siano stati trasferiti successivamente in Egitto.

Qualche autore ritiene che la colonna Djed sia stata un manufatto monolitico a cui venivano attribuiti poteri che oggi sfuggono alla mente umana, ma che all’epoca dei semidei doveva conferire ai possessori di questo poderoso blocco di granito, capacità collegate al soprannaturale e, forse in grado di modificare qualche grandezza fisica, per esempio, il Tempo come accennato da qualche egittologo moderno con basso livello di credibilità.

Siamo dell'avviso di escludere che esso possa essere un qualcosa che modifichi il Tempo come grandezza fisica e riteniamo forse più probabile ed attinente che lo Zed possa essere stato un qualcosa che indichi un collegamento riferito agli Anunnaki secondo il loro arrivo e presenza sul nostro pianeta; non è da escludere anche un collegamento a qualcosa come la Torre di Babele richiamata dalla Bibbia o Torah.

In sintesi, dovrebbe essere un manufatto in granito rosso, inizialmente monolitico che dal lontano Oriente prima e dalla Mesopotamia poi, fu trasferito in Egitto dopo essere stato sezionato in blocchi con una tecnologia che per il momento non si riesce ad individuare.

Anche su questa ipotesi siamo perplessi in quanto ci sembra più probabile che gli Egizi ed in particolare, i Sacerdoti Architetti fossero a conoscenza di un procedimento tecnologico che consentisse loro di ottenere blocchi di pietra, intendendo per pietra non solo composti di calcare, ma anche di granito.

La sua collocazione iniziale in Egitto la si vorrebbe ricomposta alla sommità della Piramide a gradoni o Piramide di Zoser e, successivamente, inserita nella Piramide di Cheope nella cui parte centrale ed antecedente alla Prima Mensola, sembrerebbe essere stata ricavata la camera del Re.







Di questo argomento non si ha certezza, ma quanto riportiamo è frutto degli studi del prof. Pincherlè autore di scritti, esperienze acquisite nel corso di viaggi in Egitto e pubblicazioni riguardanti appunto lo Zed.

Non attribuiamo a questo monolito alcuna funzione specifica relativa alla modifica del tempo come viene da molti ventilato, ma solamente un simbolo tangibile di eventi che possono aver influito sull'evoluzione della nostra Terra e sull'Umanità tutta.

Nel capitolo precedente abbiamo preso come oggetto del contendere il Pianeta Nibiru e gli Anunnaki considerando veritiere le tavolette in argilla incise in caratteri cuneiformi, nonché le traduzioni del dott. Sitchen.

Proseguiamo sulla stessa linea già tracciata e consideriamo la colonna Dyed o Zed nella forma d’affresco tombale a completamento d’altre informazioni che gli affreschi ci forniscono oggi.

L'Archeologia ortodossa Egizia lega lo Zed al rituale religioso della divinità Osiride, ma non vediamo il perché questa colonna è rappresentata con tre, quattro ed in un solo caso riscontrato, a cinque mensole, questo ultimo conservato ed in mostra al Museo del Louvre di Parigi (V. foto n. 2.1).

Abbiamo ricevuto ultimamente da un lettore del sito una foto di un oggetto molto rassomigliante alla colonna Djed.

Tale oggetto è stato trovato da un lettore del libro in una bottega del Cairo.

Tutte le ipotesi possono essere utili anche quelle al limite della credibilità e proprio su questo argomento abbiamo spinto l'indagine osservando per prima cosa, in quali tombe questo simbolo o oggetto è stato riscontrato ed in base a ciò abbiamo formulato una ennesima teoria che a prima impressione potrebbe sembrare assurda.

Questa si basa per analogia anche sul fatto che gli antichi padri di Israele usavano un bastone (Pastorale) sul quale riportavano, tramite incisioni, quasi come simboli cuneiformi, la loro storia ed esso, alla morte del capo tribù o Patriarca, passava come testimone e segno di comando a chi era stato prescelto alla successione che, generalmente era il primogenito e che doveva conoscere gli eventi salienti del passato in ordine cronologico, conservare la memoria e tramandarla a sua volta.

Pensiamo che una funzione simile abbia avuto lo Zed, ma con una individuazione specifica dei periodi ciclici di avvicinamento alla Terra del pianeta Nibiru e conseguente sbarco o ricambio di Anunnaki. -

Il ritrovamento del simbolo Zed nei siti sepolcrali indicherebbe, secondo noi, la discendenza del personaggio defunto da esseri arrivati sulla Terra nei tempi riportati dalla posizione dell'ultima mensola indicata dalla colonna, praticamente, uno scadenziario temporale.

Dalla consultazione delle diverse documentazioni pertinenti lo Zed siamo stati colpiti dall’immagine riscontrata al Museo parigino dove è riprodotta con grande abbondanza di particolari “la Stanza degli Avi” ritrovata dagli Archeologi in Egitto ed attribuita al periodo del Faraone Tuthmosi III.

Particolare dalla Stanza degli Avi voluta dal Faraone Tuthmosi III (1479 al 1424 a. C.) ricostruita con estrema fedeltà al Museo del Louvre di Parigi (V. fig. n.2.2 e 2.3). –


FIGURA n.2.2
E' visibile il segno del Potere e, superiore allo Zed, il Triangolo Piramidale con il vertice rivolto verso il simbolo alato.

In alcune rappresentazioni tombali il simbolo Zed risulta rappresentato più di una volta, generalmente accoppiato orizzontalmente.

L'interpretazione che attribuiamo a questo simbolismo come il più consone all'identificazione temporale del defunto è che egli potesse appartenere alla seconda generazione del quarto periodo Djed.

Una figurazione anomala riguarda i disegni di Dendera dove tra i simboli raffigurati sembra di vedere due ampolle vitree, che molti interpretano come probabili lampade a scarica elettrica nel gas, sorrette da un lato da due colonne Djed a quattro livelli.

Ad oggi non è stata data alcuna identificazione certa del significato e tanto meno può essere paragonata con altri disegni simili in quanto quelli di Dendera sono unici nel loro genere.

Come abbiamo accennato nella prima parte e facendo riferimento alla visita dei Magi in terra di Palestina come ci viene riferito dai Vangeli del Nuovo Testamento, consideriamo la quinta mensola dello Zed concomitante con la nascita di Gesù che portiamo come inizio di una nuova e forse, ultima era, come Tempo Zero o punto di riferimento per una visione retrograda degli eventi come essi ci sono stati riportati da reperti archeologici e documenti storici.

Andando a ritroso nel tempo secondo il nostro metro e considerando il periodo temporale di 3600 anni il ciclo di incontro del Pianeta Nibiru con l’orbita terrestre, troveremo che al Quarto livello corrisponderà il periodo inerente all'Antico Egitto (dal Periodo Predinastico fino al 2510 a. C.) dove riscontriamo i primi Faraoni (Horus) per terminare poi, con Cheope, Micerino e Shepseskaf (2510 a. C.).

Per una migliore visione del periodo storico, occorrerà trasformare il periodo dell'anno solare in quello lunare perché le indicazioni degli scritti Sumeri tenevano conto appunto dell'anno lunare.

Per rendere al lettore un'idea circa il Calendario Lunare, prendiamo ad esempio quello etiopico che si compone di 13 mesi: - In pratica, si tratta di dodici (12) mesi di 29 giorni (ciclo lunare) ed un mese di 12 giorni. –

La somma dei giorni è 360 che corrisponde ad un anno etiope. -

Da Erodoto apprendiamo come gli Egizi fossero stati i primi ad "Inventare" l'anno in funzione della conoscenza degli astri e da quanto tramandato dagli avi e dai re dei. –

Erodoto riporta:

- A seguito del mio soggiorno a Memfi (Melfi) ed a seguito di conferenze avute con i sacerdoti di Vulcano, sennonché què di Eliopoli essendo di fama dei più capaci di tutti gli Egizi, mi recai nella loro città, anziché a Tebe, onde conoscere se i discorsi loro concordassero con quelli dei Sacerdoti di Memfi. –
Di quanto eglino mi raccontarono io non rapporterò altro fuorchè i nomi degli dei, persuaso tutti gli uomini averne la conoscenza medesima; e, se io toccherò qualcosa della religione, ciò non interverrà che quando vi sarò tratto dalla ragione del mio discorso. -

Rispetto alle cose umane mi dissero tutti unanimamente prima gli Egizi avere inventato l'anno e distribuitolo in dodici parti, in conseguenza della conoscenza ch'eglino avevano degli astri; ed in questo mi paiono di molto innanzi ai Greci, i quali per conservare l'ordine delle stagioni aggiungono un mese intercalare al principio del terzo anno, mentre per converso gli Egiziani hanno ciascun mese di trenta giorni, ed ogni anno v'aggiungono cinque giorni sopranumerari, pel quale provvedimento tutte le stagioni ritornano allo stesso punto. -
Mi dissero parimenti primi gli Egizi essersi serviti dei nomi dei dodici dei, e che i Greci tolsero da loro questi nomi; - ch'eglino primi innalzarono agli dei altari, statue e templi, e che primi scolpirono in marmo le forme di animali; e mi offersero prove incontrovertibili la maggior parte di questi fatti esser di tal modo. –

Aggiunsero che Manete fu il primo uomo, il quale regnasse in Egitto, che regnando costui, levatone il nome tebaico, l'Egitto intero non era che un acquitrino, chè allora non si vedeva punto di tutte le terre che si veggono oggidì al di sotto del lago di Meride, quantunque, v'abbiano sette giorni di navigazione dal mare a questo lago andando a ritroso del fiume. -


Queste sono le notizie tramandate da Erodoto e riportate nella loro forma originale.

Nella prima parte abbiamo preso in esame il Pianeta Nibiru o dodicesimo del sistema Solare ed i suoi molto probabili abitanti, con il Pilastro Djed abbiamo cercato di attribuire alle mensole dello Zed o livelli, l'appartenenza di taluni eventi ad un dato periodo di arrivo dei visitatori.

In pratica, per facilitare l’interpretazione che stiamo elaborando, poniamo come tempo Zero di partenza il 5° livello della colonna Zed, praticamente l’ultima superiore ed arretriamo con un passo temporale di 3600 anni lunari a cui corrispondono 3550 anni circa secondo il calcolo del tempo che usiamo oggi.

Passiamo poi ad osservare quanto emerge dalla storia e dalla preistoria tenendo conto anche di elementi inseriti e presenti in lontane leggende che, in qualche modo possono essere di aiuto per comprendere alcuni eventi a dir poco, strani e misteriosi.

Mantenendo lo stesso metro, facciamo un salto indietro nel tempo e cerchiamo di raggruppare ed illustrare un aspetto del tutto particolare che ci porta a constatare che su tutto il nostro pianeta esistono delle costruzioni megalitiche che, collocate nel tempo storico secondo il nostro metro, risultano semplicemente impossibili.

Non ignoreremo neanche quanto ci riferisce il filosofo Platone circa l’esistenza, in tempi remoti, del cosiddetto continente scomparso a cui fu dato il nome di Atlantide che, secondo il racconto del filosofo, doveva trovarsi oltre le Colonne d’Ercole intese come limite del mondo conosciuto da coloro che informarono lo stesso Platone, ma che secondo noi non dovevano riguardare il punto geografico che oggi è riconosciuto secondo quanto ci ha tramandato la storia e che viene così definito ed accettato dalla scienza ufficiale.

Tutti questi eventi o notizie dall’apparenza misteriose ed assurde non lo sarebbero più se però teniamo per corretto e fonte di informazione le "Sacre Scritture Ebraiche" della Genesi quando si parla della Creazione fino ai Giganti che, in progressione temporale, occupano un periodo antecedente al cataclisma che va sotto il nome di "Diluvio" ed il fatidico Patriarca Noè. -

Ecco, quindi che potremo collocare il periodo megalitico proprio nel tempo antecedente al Diluvio la cui posizione temporale dovrebbe essere tra gli 11000 ed i 13000 anni dalla nascita di Gesù.

Il periodo megalitico dovrebbe segnare anche un altro evento ed esso riguarderebbe la limitazione del tempo di vita dei "Visitatori” ovvero degli "Anunnaki. – (Ved. foto n. 2.6 – 1.6 bis – n.2.7 – n. 2.8)

Ci siamo avventurati nella ricerca di quale sia stata la ragione che portò il "Signore Creatore" a manifestare rammarico per aver creato quel tipo di essere vivente tanto da limitarne la durata della vita privandolo della immortalità di cui aveva goduto fino ad allora.

Le religioni parlano del “Peccato Originale” come l’unione sessuale tra maschio e femmina umano, ma con tutta la buona volontà non possiamo ammettere che quanto fu assegnato all’uomo per riempire questo pianeta, si sia ritorto contro l’uomo stesso.

Spingiamo quindi, l’indagine verso un qualcosa che effettivamente abbia potuto offendere la Volontà Suprema ed Assoluta del vero Dio Creatore.

Escludendo quanto abbiamo già menzionato, supponiamo che l'origine di questa maledizione risieda nella contaminazione degli esseri terrestri da parte di certe entità Anunnake o Nephilim che, manifestandosi agli uomini primordiali appena emersi dalla specie animale ed in successione, addirittura forzandone il processo in essere con modifiche genetiche, li trascinarono lontani del processo evolutivo in atto secondo l'armonia della natura terrestre in cui l’evoluzione non era ancora assurta ad una compatibilità generale tra esseri umani, mondo animale, mondo vegetale e la Terra nella sua struttura definitiva.

Supponiamo che l'inizio delle azioni, diciamo, di trasgressione coincida con la prima mensola inferiore del Pilastro Djed e che la lunghezza della parte inferiore dello stesso pilastro stia ad indicare il tempo antecedente alla trasgressione iniziale prima della quale la presenza Anunnaka poteva essere cooperante con il sistema evolutivo in atto su questo Pianeta Terra.

Con questo stiamo ammettendo che le visite di "Coloro che sono sopra" siano avvenute anche in tempi remoti e cioè, prima che si verificasse una manipolazione del genere umano e che dal frutto successivo delle azioni anunnake anche genetiche si siano prodotti degli esseri ibridi come per esempio, i Semi Dei dall’apparenza umana che insieme agli stessi Anunnaki si collocarono nella condizione di divinità per i restanti esseri umani molto limitati di conoscenze e di durata della vita.

Con la formazione e, tramite gli ibridi, imposero anche agli altri esseri umani ancora allo stato primitivo, di servire ed adorare loro, "Dei falsi e bugiardi" sovrapponendosi alla volontà del vero "Dio Creatore.

Dalle testimonianze dei residui megalitici riteniamo possibile risalire ai molteplici luoghi dove si verificarono i più significativi inquinamenti genetici che, in successione diedero origine anche ai diversi aspetti del genere umano.

Da quanto risulta dal ritrovamento di costruzioni megalitiche nessun continente terrestre è privo di documentazioni tangibili ed esse si differenziano soltanto per alcuni particolari che riguardano il processo di lavorazione della pietra.

In effetti, questo periodo comprende la costruzione di siti come Stonehenge che certamente non è tra i primi ad essere stato eretto, per proseguire all'edificazione di mura ciclopiche in cui si evidenziano gli incastri realizzati tra le pietre di grande dimensione e peso che conferiscono al sistema murario una stabilità capace di sopravvivere alla forza degli elementi della natura per tanti millenni. – (V. foto n. 2.9 – n. 2.10 – n.2.11)

Dello stesso periodo e successivo in senso evolutivo, è quello riguardante i disegni megalitici non solo di Nazca, ma anche la realizzazione della Sfinge e successivamente in ordine di tempo, le statue dell'isola di Pasqua (i Moai) che con la loro posizione ed orientamento degli occhi potrebbero essere stati concepiti per ricordare coloro che vennero dal cielo e l'imponenza corporea che li caratterizzò. – (V. foto n. 2.12)

Dopo queste opportune riflessioni, ci focalizziamo sulla prima mensola inferiore Djed che, secondo noi, indica il tempo in cui ha inizio l'opera di accrescimento umano e l'azione dell’apporto esterno si concretizza sugli esseri evoluti, già eretti che diventano Homo Sapiens e Sapiens Sapiens in un limitato arco di tempo e che, in successione cronologica, subiscono una distribuzione non contemporanea, nelle più disparate lande del Pianeta Terra.

Da questa azione emergerebbe dal nulla o meglio, dal "Genere Animale" l'uomo primordiale arricchito di capacità in grado di crescita ed apprendimento rapido delle informazioni che i "Visitatori" potevano elargire secondo le loro necessità di asservimento, forse spinti da una necessità di mano d'opera ambientata e consone al nostro pianeta.

Chiamiamo questo passaggio quello che viene ricordato con l'appellativo di "Anello Mancante.

Sicuramente tra le prime informazioni travasate vi fu il "Fuoco" e l'utilizzo che quegli esseri umani ne avrebbero potuto fare.

Con il Fuoco, secondo noi, inizia la deificazione degli esseri estranei che hanno sempre più la necessità di sottomissione incondizionata dell'uomo terrestre per inserirsi in modo stabile nelle sembianze dell'uomo stesso e confondersi con questi ultimi. -

Fonte: www.gaeword.it

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