venerdì 8 aprile 2016

Imparare è bello, studiare no!

La critica di Silvano Agosti alla scuola: imparare è bello, studiare no!

Silvano Agosti (1938) ha scritto più volte della scuola, condannandola senza mezzi termini. La sua visione pura dell'esistenza non può tollerare alcuna violenza nei confronti dell'essere umano, quindi la scuola gli appare come una cosa abominevole.
La stampa ufficiale quando riporta le considerazioni con cui Agosti condanna la scuola prova a depotenziarne il valore defininendole "provocazioni". Le sue lucidissime e naturalissime considerazioni non hanno, in realtà, nulla di provocatorio. Provocatori continuano invece ad apparire i campi di reclusione scolastici.
In un suo breve saggio del 2007 intitolato Il genocidio invisibile Agosti ha illustrato con parole semplici e chiare il modo in cui le scuole, privilegiando lo studio rispetto all'apprendimento, si trasformano in luoghi di tortura.

Accade quindi che istituzioni nate per soccorrere l’uomo finiscano per danneggiarlo o addirittura sopprimerlo, o che l’infinito piacere di imparare venga sostituito dalla pratica poco amata dello “studiare”.
“Imparare” è pratica naturale di evoluzione e crescita della personalità e procura emozioni delicate e favorevoli, a volte perfino ineffabili.
“Studiare” ovvero inserire di forza nel proprio apparato percettivo una serie di concetti e nozioni non chiamate dal desiderio, si rivela invece a lungo andare una pratica perversa, capace solo di annullare qualsiasi reale desiderio di conoscere.

Ma l’imparare nasce dalla brezza del desiderio e offre una risposta voluta, accolta con gioia e con la partecipazione attiva di tutta la personalità.
“Studiare” per contro “costringe” una mente spesso riluttante, spesso estraniata, ad applicarsi a nozioni e dati che non suscitano il minimo interesse e che quasi sempre sono lontani dalle reali necessità della persona.
Per questo le scuole di ogni ordine e grado, pubbliche o private, tradizionali e
sperimentali, a un attento esame delle loro strutture operative rivelano inquietanti analogie con gli istituti di pena e a volte perfino con i campi di sterminio...


Costrizione e obbligo, parole d'ordine nella pratica scolastica, non hanno nulla a che vedere con l'apprendimento, che invece si basa sulla curiosità, sull'emozione, sul desiderio. La natura ci porta ad imparare in breve tempo ciò che artificialmente ci sforziamo di studiare a lungo.
Ma proseguiamo con la lettura di Agosti, perché la sua consapevolezza dei perversi meccanismi scolastici è completa.

La scritta “il lavoro rende l’uomo libero” di sinistra concezione nazista, posta all’ingresso dei campi annunciati all’inizio come “campi di rieducazione” e divenuti ben presto campi di sterminio, potrebbe dunque trovare un perfetto analogo nella scritta “lo studio rende l’uomo libero”.
Lo studio, nato per promuovere ed estendere la creatività e divenuto ben presto uno strumento capace di estirpare qualsiasi creatività e di demolire ogni desiderio naturale di apprendere.
Imparare, apprendere, ampliare le proprie conoscenze del mondo si rivela come uno dei massimi piaceri che la natura offre, mentre “studiare” è ormai divenuto un tormento permanente. Cercherò di esemplificare una distinzione fondamentale tra i due procedimenti.
Imparare corrisponde grosso modo al piacere di nutrirsi, magari scegliendo i cibi a seconda dei propri desideri, che poi assai spesso corrispondono alle necessità dell’organismo.
Studiare invece corrisponde a un “trattamento sanitario obbligatorio” come se qualcuno lo programmasse così: ore otto pane, ore 9 pasta, ore 10 carne, ore 11 verdure, ore dodici frutta. E così ogni giorno e, di fronte a tentativi legittimi di disperazione o di ribellione della vittima di turno, l’”ingozzatore” non senza innocente cinismo enunciasse la sua verità: “Guarda che se non ti nutri muori”.

Un'evidente analogia accade nel nutrire spietata osservanza “dei programmi”. Sì, i ragazzi a scuola si annoiano, fingono di ascoltare, sono sempre meno capaci di esprimere una loro visione del mondo, ma “il programma è stato rispettato e ultimato”. Pian piano si è praticamente estinto ogni naturale desiderio di sapere, e smarrito per sempre il piacere di “conoscere”.

Studiare è un tormento. Imparare è un grandissimo piacere. 

Colpa dei programmi scolastici, che costringono studenti e insegnanti ad un penoso teatrino che si rinnova annualmente, una recita al termine della quale tutti hanno fatto il proprio dovere, tutti sono più vuoti di prima, e tutti sono invariabilmente felici di aver posto fine all'annuale tormento.
I programmi scolastici andrebbero definitivamente aboliti: questo lo aggiungiamo noi, convinti che Agosti sia più che d'accordo.

Antonio Saccoccio

Fonte: descolarizzazione.blogspot.it

Ecco l'esempio di uno stato che ha provato a cambiare il proprio sistema scolastico.


Il video con sottotitoli in italiano QUI

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