venerdì 11 marzo 2016

Essere ciò che siamo – Riscoprire la naturalezza


Smettere di alimentare il disagio

In noi esiste immutevole e indissolubile il sentimento di appartenenza alla creazione: noi siamo esseri all’interno dell’Universo.

Altrettanto non siamo in grado di accogliere questa conoscenza, questa rivelazione in noi.

Non sappiamo riconoscere le cose per quello che sono, così semplicemente. Non siamo mai appagati da quello che la natura dispiega davanti ai nostri sensi. Non “vediamo” il mondo per “come è” ma dobbiamo interpretarlo attraverso la nostra mente e cioè pensandolo; adattandolo a quello che secondo noi “dovrebbe essere”.

Questo atteggiamento genera aspettative e sofferenza, è così che la nostra mente produce una dualità, un conflitto tra “ciò che è” e “ciò che dovrebbe essere”. Lo potremmo definire disagio esistenziale. Infatti le nostre emozioni determinano la nostra personale immagine di esistenza.

I nostri pensieri creano il nostro mondo e le emozioni sono le reazioni che vengono generate da risposte negative o positive dalla nostra mente pensante, dal nostro Ego (L’Ego è l’Io individualizzato, limitato e narcisista – Ken Wilber); le emozioni quindi seguono uno schema di idee e preconcetti di realtà definiti dalla nostra mente.

Si è felici (emozioni positive) se la vita rispecchia queste idee e schemi, invece si è infelici (emozioni negative) quando siamo contraddetti dalle circostanze. Le emozioni sono le parti visibili delle opinioni, delle preferenze, delle abitudini e delle consuetudini. Se non avessimo opinioni, preferenze e quindi in assenza di una condizione di giudizio, la vita non potrebbe contraddirci ne potremmo avere emozioni negative. Inoltre sappiamo ormai bene che le emozioni hanno sempre un supporto nel corpo fisico....



Se non vogliamo vivere in un perenne conflitto, non ci resta che “vedere” il mondo come è, smettendo di alimentare il disagio.

Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno per questo risveglio interiore è di essere vigili il più tempo possibile durante la nostra giornata.

Riposare nella presenza dell’essere

Vigilare è semplicemente osservare e ascoltare, è portare una pratica di “ascolto” consapevole nel quotidiano. Ciò non significa una ricerca spasmodica di correggere, di cambiare noi stessi, bensì il concederci di lasciare che la nostra natura emerga. Nell’essere naturali non esiste alcun concetto di migliorarsi, esiste soltanto quello di conoscersi e di risvegliarsi.

La pratica è diventare ciò che si è

Praticare questa via è contemplare, osservare se stessi ed il mondo senza desiderio di cambiare quello che c’è, senza giudicare, nella più ampia possibilità di agire.

Non siamo liberi se agiamo con uno scopo, con l’idea del fare per ottenere una ricompensa o al contrario con la paura di una punizione. Tutte le azioni che sottendono una ricompensa futura sono condizionate da forme di attaccamento e controllo.

Questo principio annulla la libertà, la creatività

Non ci sono discipline da seguire per ottenere una liberazione, non ci sono piani da adottare, la strategia è abbandonare il bisogno di controllare la nostra vita; possiamo così liberare energie impegnate nel pensare continuamente a ciò che è bello e ciò che è brutto, a ciò che è bene e ciò che è male. Possiamo invece essere presenti , vigili, attimo per attimo, qui ed ora.

La scoperta della mente naturale

L’ascolto di questo nostro stato di vigilanza tranquilla, col tempo permetterà di percepire il sorgere di una tensione. Con la pratica saremo in grado di riconoscere questa tensione durante i diversi momenti della giornata, si arriverà alla percezione di modificazioni fisiche ed emozionali anche impercettibili.

Applicando un’ attenzione diversa dal solito, entriamo in contatto con quel senso di “disagio” e notiamo che il disagio altro non è che quella tensione (conflitto) tra i due poli opposti, tra ciò che è presente nell’istante e ciò che vorremmo cambiare. Lo stato di vigilanza, di presenza dell’essere, osserva in quiete la mente oscillare all’interno del suo conflitto. Non è cosa abituale prestare attenzione a questa bipolarità ed osservarla senza giudicarne le diversità e le identificazioni opposte, ma lasciando emergere questa tensione, ci viene messa a disposizione una spinta, un’energia che conduce alla rivelazione della presenza, all’incontro con una saggezza naturale, intuitiva; siamo così d’innanzi alla “mente naturale”

Questo stato di percezione non duale, non mediata dal mentale, ci accompagna nell’ immergerci nella “grazia”, nella sfera della possibilità creatrice.

Buona vita

Franco H. il tantrika
Fonte: ascoltiprofondi.wordpress.com

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