domenica 27 dicembre 2015

A che serve la follia?

A tante cose; anche perché sono tanti i significati che questo termine evoca. Da un punto di vista sociale l’essere “matti” può rivelarsi utile per evadere dalle convenzioni della società e dagli obblighi della vita quotidiana: come nel Berretto a sonagli di Pirandello.

Spesso poi si dà del folle a chi segue la propria strada senza troppo preoccuparsi di quale seguano gli altri. Ma chi fa parte del gregge difficilmente accetta i dissidenti, sicché a questi occorre o la forza di sopportare un certo ostracismo sociale, oppure un mucchio di quattrini (i miliardari notoriamente non sono matti, ma “originali”).

Se tuttavia riescono a persistere, la loro “follia” non è altro che libertà. Non a caso nell’URSS i dissidenti venivano internati nei manicomi: secondo le autorità pazzo era infatti chiunque non apprezzasse il sistema sovietico. Il paradosso era poi che, data la persecuzione cui costui era sottoposto, occorreva per affermare ciononostante la propria idea, essere o molto coraggiosi o… pazzi.

Spesso si dà del pazzo anche a chi ha idee troppo avanzate per essere capite, almeno dalla maggioranza. Molti anni fa, una signora anziana mi raccontava di avere visto in gioventù i contadini, che ascoltavano un oratore socialista sostenere idee oggi accettate da tutti, andarsene scuotendo la testa e dicendo “E’ un povero matto”.

In fondo, a guardar bene, il dare del matto è confortante: se matti sono gli altri, noi non lo siamo e quindi siamo dalla parte del giusto e della ragione. E’ questo il motivo per cui molti matti si laureano in psichiatria: se io sono il terapeuta, vuol dire che il matto sei tu e non io...


Da un punto di vista psichiatrico poi (qui il folle viene detto“psicotico”) la psicosi ha spesso la funzione di salvare il soggetto da una sofferenza troppo pesante, distaccando la sua mente dalla realtà e facendolo vivere o in un sogno delirante in cui le cose siano più accettabili, come nel caso di chi, per evitare l’angoscia di sentirsi troppo insignificante, allucini di essere un grande personaggio; oppure mettendolo in uno stato di confusione che, come una fitta nebbia, gli impedisca di vedere il proprio sfacelo.
Come tutte le astuzie della nostra ragione, anche questa funziona solo in parte: lo psicotico evita sì il peggio, ma il suo stato non ha niente a che vedere con quello di chi sappia  prendere atto del proprio problema e trovi la forza di affrontarlo.



Perciò ricordiamoci sempre che è assai ingeneroso prendercela con i nostri politici: se davvero prendessero coscienza delle loro reali dimensioni intellettuali e umane, potrebbero restarci talmente male…

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