giovedì 30 luglio 2015

L'origine delle fate - tra folklore e letteratura

Ecco come James Matthew Barrie descrive l’origine delle fate nella sua opera più famosa “Peter e Wendy”:

“Quando il primo bambino rise per la prima volta, la sua risata si sbriciolò in migliaia di frammenti che si sparpagliarono qua e là. Fu così che nacquero le fate.”

Chiara Cianniello

La vera origine delle fate è antichissima e si perde nel tempo. La concezione delle fate come esseri a metà strada fra il divino e l’umano e la loro rappresentazione a metà fra il femminile e l’animalesco deriva molto probabilmente dalle società primitive, che utilizzavano pratiche sciamaniche per connettersi con la natura e penetrarne i segreti.

Sono residui di remote credenze, gli spiriti invisibili delle forze elementali, custodi di segreti che solo pochi umani potevano conoscere e costoro erano per l’appunto gli sciamani. In tal senso si spiegherebbe la natura lunatica delle fate in letteratura, che talvolta dispensano ricchezza e prosperità ed altre volte castighi e maledizioni...


Differenti culture, diversi tipi di fate

Non tutte le fate sono uguali, ogni cultura ha un modo differente di rappresentarle. Le fate orientali sono diverse da quelle occidentali e persino la fata francese è diversa dai “fairies” dell’immaginario collettivo inglese, esserini minuscoli e graziosissimi, dotati di ali di farfalla e vestiti con foglie, che si ritrovano in Shakespeare. Altre volte si presentano come delle semplici mutaforma, come nel motivo fiabesco della fanciulla cigno, una vergine che viene costretta a sposare l’umano dopo aver perso la possibilità di cambiare aspetto.

(foto: ninfe dei boschi nella cultura greca)

Inquietante invece è la figura di Melusina, una fata metà donna metà “draconem” ossia serpente, dominata dal desiderio di integrarsi nel mondo umano. Essa si presenta al futuro marito sotto le spoglie di una bellissima e nobile fanciulla e gli assicura felicità e prospera discendenza. 

Nel momento esatto in cui il suo vero aspetto viene rivelato, scompare via. 

Anche la classicità ha avuto le sue fate. Si tratta delle ninfe, delle nereidi e delle driadi, tutte creature semi divine legate alla natura e ai suoi elementi. Sono famose per la loro natura schiva e la capacità di incantare con la propria bellezza.

Rappresentazioni letterarie della fata

Le fate in letteratura sono state descritte sia come benevoli madrine, che come creature mostruose. La scrittrice medievale Maria di Francia nei suoi “lais” ci rappresenta la fata come donna procace, quasi reale, un’autentica seduttrice, che offre il suo amore e la sua protezione ad un cavaliere, scelto fra tanti per la sua nobiltà e la sua cortesia. Se analizzata attentamente si scorgeranno molti rimandi alla semi- demoniaca fata melusiniana ma nel complesso è essenzialmente un personaggio benigno, così come lo è la dama del lago del ciclo arturiano. Anche lei è un prototipo di fata buona, dispensatrice di amore materno.

La sua controparte negativa è Morgana, l’incarnazione del desiderio. In verità i racconti che la vedono protagonista ce la presentano in maniera piuttosto eterogenea, come fata, maga, fattucchiera o guaritrice a seconda dei casi e non come esclusivamente cattiva. Nel “Lancelot” la si dice esperta delle arti magiche, che la tengono ai margini della società e per questa sua attività solitaria molti la chiamarono dea. Tutt'oggi è fra le figure fantastiche più affascinanti ed apprezzate nel cinema e nella letteratura.

Le misteriose fate di Cottingley
(Foto: Gli scatti incriminati)

Effettuò anche delle ricerche sulla famiglia Wright tramite Edward Lewis Gardner, che andò a conoscerli di persona. Soltanto molti anni più tardi la scontata verità venne a galla, le foto erano dei falsi, le due ragazzine avevano utilizzato delle figurine di carta ritagliate e fissate con dei fermacapelli appuntiti ma Frances insistette fino all’ultimo nel rivendicare l’autenticità di una quinta foto, che a suo dire ritraeva delle vere fate. Nel 1917 scoppiò lo straordinario caso mediatico delle fate di Cottingley.

Elsie Wright e la cugina Frances Griffith si presentarono a casa con delle foto che le ritraevano in compagnia di alcuni esserini fatati, quando le fotografie emersero, l’opinione pubblica fu subito catturata da questa curiosa vicenda. La voce giunse fino alle orecchie di Sir Arthur Conand Doyle, che addirittura gli dedicò un libro inchiesta “The Coming of the Fairies”. Inaspettatamente lo scrittore sostenne a lungo la veridicità delle immagini.

Questo episodio attesta l’attaccamento dell’opinione pubblica per le fate. Questo archetipo affascina talmente tanto da spingere una buona fetta di popolazione a lasciarsi abbindolare e a credere nell’assurdo, ad ignorare i segni degli aghi, la palese bi-dimensionalità degli esserini fotografati e la loro somiglianza con le immagini che solitamente si trovano nei libri per bambini. A quanto pare le persone vogliono credere nelle fate.

Bibliografia:
- Alle origini della fata, la donna e la sua psiche allo specchio- Carla Lomi
- Il meraviglioso nella letteratura francese medievale del medioevo- Daniel Poirion
- Il medioevo e il fantastico - J. R.R Tolkien

Sitografia:
http://www.cottingleyconnect.org.uk/fairies.shtml

Fonte: www.lacooltura.com

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