mercoledì 11 marzo 2015

Noam Chomsky - La democrazia dello spettatore e il gregge smarrito

In una democrazia sana ci sono cittadini di diverse classi.

La prima, che deve avere un ruolo attivo nella conduzione degli affari generali, è la classe specializzata, costituita da persone che analizzano, eseguono, prendono decisioni e gestiscono il sistema politico, economico e ideologico. Naturalmente si tratta di una minoranza esigua, ma chi sostiene tali teorie ne fa sempre parte e si pone il problema di che cosa fare per gli altri, quelli che sono al di fuori del gruppo, cioè la maggioranza della popolazione, definita da Lippmann “il gregge smarrito”: dobbiamo guardarci “dallo scalpitio e dai belati del gregge smarrito”. 

Dunque in una democrazia ci sono due “funzioni”: quella dirigenziale, svolta da una classe specializzata, dagli uomini responsabili che pensano, pianificano e comprendono gli interessi comuni, e quella svolta dal gregge smarrito la funzione dello “spettatore”, di colui che non partecipa all’azione. Anzi, poiché viviamo in una democrazia, le funzioni della maggioranza sono molteplici: di tanto in tanto le è concesso di dare il suo appoggio a uno o all’altro dei membri della classe specializzata, di dire: “Vogliamo che sia questo il nostro capo “, oppure “vogliamo che sia quello”. Dal momento che il nostro non è uno stato totalitario, ci sono le elezioni. 

Ma, una volta che ha dato appoggio all’uno o all’altro membro della classe specializzata, la maggioranza deve farsi da parte e diventare spettatore dell’azione, rinunciando alla partecipazione. 

Questo è ciò che accade in una democrazia che funziona a dovere ... 


Dietro a tutto ciò vi è una logica, addirittura un assunto morale imprescindibile, ed è il seguente: il popolo è troppo stupido per capire; se cerca di partecipare alla gestione dei propri interessi, combinerà senz’altro dei guai; di conseguenza sarebbe immorale e ingiusto consentirgli di farlo. Dobbiamo ammansire il gregge smarrito, impedirgli di aggirarsi scalpitante e selvaggio e di distruggere tutto. 

È la stessa logica che vieta di lasciare che un bambino di tre anni attraversi da solo la strada: non gli si concede questo tipo di libertà perché non è capace di usarla ...

Quindi dobbiamo trovare un sistema per ammansire il gregge, e questo sistema rappresenta una rivoluzione nell’arte della democrazia: la costruzione del consenso.

I media, la scuola e la cultura popolare devono dunque essere tenuti separati: alla classe politica e a chi gestisce il potere devono garantire un certo senso della realtà (non eccessivo), ma anche trasmettere le giuste convinzioni. A questo proposito esiste un tacito presupposto (e anche gli uomini responsabili devono scoprirlo da soli) sul modo di raggiungere la posizione che conferisce l’autorità decisionale: il solo modo, naturalmente, è servire chi detiene il potere reale, un gruppo molto ristretto di persone. 

Se un membro della classe specializzata si fa avanti e dichiara: “Sono in grado di servire i vostri interessi”, entra per certo a far parte del gruppo decisionale. Ma affinché questo sia possibile, deve prima aver interiorizzato le dottrine e le ideologie che serviranno gli interessi del potere privato. Se quest’uomo non ha tali capacità, non entrerà a fare parte della classe specializzata. Dunque c’è un sistema scolastico destinato agli “uomini responsabili”, che dovranno essere profondamente indottrinati sui valori e sugli interessi del potere privato e del legame tra stato e affari che lo sostiene. 

Così si diventa membri della classe specializzata. Il resto della popolazione dev’essere principalmente distratto.

Bisogna sviarne l’attenzione, distoglierlo dai guai, assicurarsi che rimanga il più possibile spettatore dell’azione, permettendogli però di tanto in tanto di appoggiare l’uno o l’altro dei veri leader tra cui gli è consentito di scegliere. […] 

Non dobbiamo soccombere al “dogmatismo democratico” secondo cui gli uomini sono i migliori giudici dei propri interessi, perché è infondato: noi siamo i migliori giudici degli interessi pubblici, quindi, per una questione di ordinaria moralità, dobbiamo assicurarci che questi uomini privi di giudizio non abbiano l’opportunità di agire. 

In quelli che oggi sono chiamati “stati totalitari” , o “regimi militari”, è facile: basta impugnare il manganello e colpire chi esce dai ranghi. Ma quando la società è più libera e democratica occorre rinunciare a questa opportunità e adottare le tecniche della propaganda. La logica è chiara: la propaganda è per la democrazia quello che il randello è per lo stato totalitario. 

E’ una cosa buona e giusta perché, come sappiamo, gli interessi comuni sfuggono al gregge smarrito, che non riesce nemmeno a immaginarli.”

Nessun commento:

Posta un commento