domenica 15 marzo 2015

La Torah e la vita extraterrestre

Uno degli aspetti unici del Giudaismo è la sua universalità di vasta portata. Non solo il Giudaismo fornisce una lezione per ogni essere umano, ma i suoi insegnamenti si estendono ai confini stessi dell’Universo.

Si tratta di un assioma del Giudaismo il quale afferma che l’intero Universo è stato creato per il bene dell’uomo. In un punto, il Talmud calcola che ci sono alcune (dieci elevato alla diciottesima potenza) stelle dell’Universo osservabile, e afferma esplicitamente che sono state tutte create per il bene dell’uomo. Inoltre va ad affermare che tutti gli angeli e mondi spirituali esistono anche solo per questo scopo.

Naturalmente, questo pone immediatamente una domanda che molti trovano molto difficile. Come è possibile che l’uomo, che vive su un granello di polvere chiamato pianeta Terra, dovrebbe essere il centro dell’Universo? I nostri Saggi hanno realizzato il vasto numero di stelle nell’Universo, e anche reso conto che molte di esse erano di ordine di grandezza maggiori della Terra (Maimonide – Fondamenti della Torah 3:8).

… Dovrebbe essere abbastanza semplice da capire che la dimensione e la quantità da sole sono prive di significato a un Dio infinito. Non c’è assolutamente alcun dubbio che il cervello umano sia di gran lunga più complesso di quanto lo sia la più grande galassia, e, inoltre, che contiene più informazioni di tutto l’Universo osservabile inanimato. Oltre a ciò, l’uomo è dotato di un’anima divina che sovrasta persino le più alte gerarchie di angeli ...



Anche se la creazione di un tale vasto Universo per il bene dell’uomo non sfida la logica, abbiamo ancora bisogno di cercare una ragione per la sua necessità. Alcune fonti affermano che contemplando la grandezza dell’Universo, si può cominciare a capire di Dio, e in tal modo temerlo tanto di più (Maimonide – Fondazioni della Torah 2:2).

Tuttavia, se si parla della possibilità di vita extraterrestre, dobbiamo approfondire la questione un pò di più.

LA QUESTIONE DEL LIBERO ARBITRIO
Uno dei primi a discutere la questione della vita extraterrestre in generale fu il Rabbino Chasdai Crescas (Or Hashem 4:2). Dopo una lunga discussione, giunse alla conclusione che non c’è nulla nella teologia ebraica che precluda all’esistenza di vita su altri mondi. Come possibile evidenza per la vita extraterrestre, cita l’insegnamento Talmudico (Avoda Zara 3b) che “Dio vola attraverso 18.000 mondi “.

Dal momento che si richiede la sua Provvidenza, si può supporre che essi siano abitati.

Naturalmente, questa citazione Talmudica non è un mezzo assoluto di prova, perché può riferirsi a mondi spirituali, di cui un numero infinito è stato creato.
Si potrebbe anche tentare di sostenere questa opinione dal versetto (Salmi 145:13), “Il tuo regno è un regno di tutti i mondi“. Tuttavia, anche qui, può anche essere che si stia parlando di universi spirituali.

Di parere esattamente opposto è quello del Rabbino Yosef Albo, autore dello “Ikkarim“. Egli afferma che, poiché l’Universo è stato creato per il bene dell’uomo, nessun altro può esistere in possesso di libero arbitrio. Dal momento che ogni vita extraterrestre sarebbe non in possesso del libero arbitrio, né in grado di servire una creatura con il libero arbitrio (come gli animali e le piante terrestri servono ad un uomo terrestre), non avrebbero ragione di esistere e quindi del tutto superflue.

Si potrebbe portare un po' di supporto al secondo parere proveniente dalla dottrina Talmudica che ogni terra in cui non è stata decretata per l’uomo di viverci, non è mai stata in seguito abitata. Tuttavia, in questo caso, non è la prova assoluta, dal momento che questo può solo fare riferimento al nostro pianeta.

LA STELLA DI MEROZ

Tra questi due estremi, troviamo il parere del Sefer Habris che afferma che la vita extraterrestre esiste, ma che non possiede il libero arbitrio. Quest’ultimo è di possesso esclusivo dell’uomo, per il quale l’Universo è stato creato. I 18.000 mondi accennati in precedenza, a suo parere, sono mondi fisici abitati. La prova che egli porta per la sua tesi è più geniale. Nella canzone di Deborah, troviamo il versetto, “Maledetto è Meroz … maledetti sono i suoi abitanti” (Giudici 5:23). Nel Talmud, troviamo l’opinione che Meroz è il nome di una stella. In base a tale parere, il fatto che la Scrittura affermi, “Maledetto è Meroz … maledetti sono i suoi abitanti” è la prova evidente di vita extraterrestre, direttamente dalle parole provenienti dei nostri Saggi.

Naturalmente, anche questa prova è soggetta a confutazione, per lo Zohar segue anche l’opinione che Meroz sia una stella, ma si afferma che la frase “i suoi abitanti” si riferisca al suo “campo“, cioè, molto probabilmente, per i pianeti che la circondano.

Tuttavia, il semplice significato del versetto sembra supportare il parere del Sefer Habris.

Il Sefer Habris continua a dire che non dovremmo aspettarci che le creature di un altro mondo assomiglino alla vita terrestre, non più di quanto le creature marine rassomiglino a quelle della terraferma.

Inoltre egli afferma che, anche se le forme di vita extraterrestri possono possedere l’intelligenza, di certo non possono avere la libertà della volontà. Il secondo elemento è un esclusivo attributo dell’uomo, a cui è stata data la Torah e i suoi comandamenti.

Egli dimostra la tesi sulle basi della sopra menzionata dottrina Talmudica, la quale afferma che tutte le stelle dell’Universo osservabile sono state create per il bene dell’uomo.

ALI PER FUGGIRE DALLA TERRA
… La premessa di base della esistenza di vita extraterrestre è fortemente sostenuta dallo Zohar. Il Midrash ci insegna che ci sono sette terre. Anche se l’Ibn Ezra cerca di sostenere che queste si riferiscono ai sette continenti, lo Zohar afferma chiaramente che le sette terre sono separate da un firmamento e sono abitate. Anche se non sono abitate dall’uomo, sono il dominio di creature intelligenti. Troviamo pertanto la tesi di base del Sefer Habris, supportate da una serie di chiare dichiarazioni dei nostri Saggi. Ci possono anche essere altre forme di vita intelligente nell’Universo, ma forme di vita del genere non hanno il libero arbitrio, e, pertanto, non hanno una responsabilità morale.

La libertà di volontà, tuttavia, non è affatto una quantità osservabile. Anche nell’uomo, la sua esistenza è stata oggetto di accesi dibattiti dei filosofi laici. Infatti, la prova principale che l’uomo ha davvero il libero arbitrio deriva dal fatto che Dio gli ha dato la responsabilità morale, vale a dire la Torah. E’ in questo sublimare, ancora di qualità non osservabile, che l’uomo è unico.

Tuttavia, se si assume che questo possa essere vero, ci sarebbe utile tornare alla questione fondamentale del Rabbino Yosef Albo, accennata in precedenza: se tali creature non hanno alcuna utilità per l’uomo, qual’è la loro ragione d’esistere?

Troviamo una risposta più affascinante a questa domanda nello Tikunei Zohar.

Parlando del versetto (Canto dei Canti 6:8), “Mondi senza numero“, nello Tikunei Zohar si afferma: “Le stelle sono certamente senza numero, ma ad ogni stella si richiama un mondo separato. Questi sono i mondi innumerevoli...”.

Inoltre nello Tikunei si afferma che ogni Tzaddik (persona onesta) regnerà su di una stella, e quindi in possesso di un mondo per se stesso. Il quesito dei 18.000 mondi menzionati sopra sarebbe pertanto risolto dichiarando che il numero di stelle, sopra presieduto dai 18.000 Tzaddikim, viene accennato nel versetto (Ezechiele 48:35), “Intorno a Lui sono 18.000.” Tuttavia, essi possono fare riferimento solo a questi mondi visitati quotidianamente dalla presenza divina, ma ci possono essere innumerevoli mondi per lo Tzaddikim minore.

Abbiamo dunque un motivo più affascinante per cui sono state create le stelle, e perché contengono forme di vita intelligente. Dal momento che una Terra sovrappopolata non darà l’ampiezza dello Tzaddikim di cui hanno bisogno, ad ognuna sarà dato il suo pianeta, con tutta la sua popolazione per migliorare la sua crescita spirituale.
Una volta che sappiamo che le stelle e i loro pianeti sono stati creati come una dimora per lo Tzaddikim, viene naturalmente spontaneo chiedersi come saranno trasportati ad essi. Tuttavia, il Talmud fornisce anche una risposta a questa domanda.
Discutendo il passaggio (Isaia 40:31), “Essi si alzano in volo come aquile”, il Talmud afferma che nel mondo futuro, Dio concederà le ali Tzaddikim per fuggire dalla Terra.

Lo Zohar fa un passo avanti e afferma che “Dio darà loro ali per volare attraverso l’intero Universo“.

In un certo senso, questo insegnamento prevede l’avvento dei viaggi nello spazio. Ma più di questo, ci fornisce almeno uno dei motivi per cui il volo spaziale sarebbe inevitabile come parte del preludio dell’era messianica.
Questo, naturalmente, potrebbe portarci ad una discussione generale del ruolo della tecnologia moderna nella prospettiva della Torah, un lungo argomento a sé stante.

Traduzione a cura di Antonio De Comite
www.tanogabo.it

Si può anche leggere:
Gli Elohim della Bibbia

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