venerdì 19 settembre 2014

Il Labirinto della “Mappa Mundi” di Hereford

Giancarlo Pavat

La terra dimentica dei Templari”, dedicato al misterioso “Cristo nel labirinto” di Alatri ed a un labirinto simile rintracciato a Grinstad in Svezia, pubblicato sul numero 42 dello scorso aprile, un lettore di FENIX di Roma, ci ha scritto segnalandoci l’esistenza di un ulteriore labirinto uguale a quello di Chartres e quindi a quelli di Alatri e della Scandinavia.

Questo labirinto, che il lettore ha visto durante una sua vacanza in Inghilterra, si trova effettivamente dipinto su una splendida mappa medievale conservata nella cattedrale di Hereford nel Regno Unito.
Eravamo ovviamente a conoscenza di questa vera e propria opera d’arte medievale ma ringraziamo comunque il lettore per averci dato l’occasione di parlarne.

Nota con il termine latino di “Mappa Mundi”, ovvero “Mappa del Mondo”, pur essendo senza data si ritiene sia stata dipinta tra il 1276 ed il 1283 in Inghilterra da Richard de Haldingham de Lafford, identificabile, secondo alcuni storici britannici, con “Riccardo de bello”, prebendario di Lafford nella diocesi di Lincoln e vissuto nella seconda metà del XIII secolo. Ma si ignora chi fossero i committenti.

La mappa ha un diametro di circa 1,58 metri e rappresenta il mondo allora conosciuto, secondo una convenzione che deriva dall’epoca romana ...

Particolare della Mappa Mundi di Hereford

Come leggiamo in una scritta nell’angolo destro, che recita “Descriptio Orosii de Ornesta sicut Ostenditur Mundi”, la “Mappa di Hereford” si basa soprattutto sul VII Libro dell’Ormesta, opera di Orosio, scrittore cristiano del V secolo d:C., in cui era contenuta una descrizione dell’Orbe. A sua volta Orosio si rifaceva sia ai contenuti della Bibbia e degli scritti del grande Plinio.

Il mondo della mappa è circolare, con Gerusalemme al centro. L’Asia (l’Oriente) è posta nella parte superiore della mappa; l’Europa (il Settentrione) nella parte sinistra e l’Africa (il Meridione) nella parte destra ...


Mappa Mundi di Hereford XIII secolo (UK)

Il modello della “Mappa di Hereford” forse fu l’enorme “Mappa di Ebstorf” (XIII secolo),


Anch’essa rotonda con un diametro di 3,6 metri, forse copia medievale di una mappa romana del IV secolo. Scoperta nel XIX secolo nel convento benedettino di Ebstorf in Bassa Sassonia (Germania), se ne sono perse le tracce in circostanze mai chiarite, forse è andata distrutta durante i bombardamenti del 1943.

Relativamente al labirinto segnalato dal lettore dobbiamo cercare sulla mappa la rappresentazione dell’isola di Creta. Sull’isola è stato dipinto il labirinto di Cnosso.
Non possiamo sbagliarci visto che le scritte, sorta di didascalie, non lasciano dubbi: Tra l’altro leggiamo la parola “Mons Ida”, la cima più alta di Creta e, soprattutto, la frase “labirintus id est domus Dedali”.

Particolare labirinto di Hereford – disegno di G. pavat

Il fatto è che Richard di Haldingham, per rappresentare il labirinto costruito dal mitico architetto Dedalo, nonostante tutte le descrizioni classiche lo indicassero avente forma quadrata o rettangolare e, ovviamente multicursale, ha scelto di utilizzare il cosiddetto modello Chartres, “Chartres type”, come dicono , impropriamente, gli Inglesi.

Labirinto di Chartres – disegno di G. Pavat


Labirinto di Chartres

Infatti, la mappa, citata dal Kern nel suo fondamentale studio sui labirinti del 1981 (edizione italiana: “Labirinti. Forme ed interpretazioni. 5000 anni di presenza di una archetipo”, Feltrinelli), proprio per la presenza del labirinto “Chartres-type”, viene compresa nell’elenco di questa tipologia di labirinti. Come, d’altronde, fa anche Jeff Saward, una delle massime autorità mondiali su questa tematica.

A questo punto si pongono alcuni quesiti tutt’altro che fine a se stessi. Perché Richard di Haldingham per dipingere il labirinto del mito classico scelse il modello della cattedrale di Chartres?
Siamo proprio sicuri che abbia voluto copiare proprio quell’esemplare?
Attenendoci all’elemento oggettivo delle date di realizzazione della “Mappa di Hereford” nulla impedisce che l’artista inglese abbia avuto modo di vedere il pavimento della navata della cattedrale francese. E questo prendendo per buona la datazione del labirinto di Chartres accettata da gran parte degli storici dell’arte. Ovvero la prima metà del XIII secolo.

Ma se osserviamo attentamente il dedalo di Hereford si vede che ha i meandri ad angolo retto, non ha la “rosa esalobata” al centro e nemmeno la ghiera dentata esterna.
Praticamente è identico all’esemplare di Lucca e a quello di Alatri. Quello sul taccuino dell’architetto francese di Villard de Honnecourt (XIII secolo), ricordiamolo, (sebbene venga indicato come “labirinto di Chartres”) è in realtà speculare ad esso.

Taccuino di Villard de Honnecourt

Con la massima cautela ci permettiamo di avanzare una ipotesi.

Forse Richard di Haldingham ha copiato quel modello di labirinto (che oggi identifichiamo, ripeto, impropriamente come “Chartres-type”, ma che all’epoca aveva probabilmente un altra denominazione) perché era, per così dire, di moda. Era il modello (non l’unico, ricordiamo che ce n’erano a che di ottagonali, esagonali e quadrati) più in voga che circolava in Europa al tempo
Oppure, come abbiamo già detto in altre sedi, venne scelto deliberatamente quel modello perché quel determinato percorso unicursale rimandava a significati noti soltanto ad un ristretta cerchia di iniziati, appartenenti a corporazioni di architetti, scalpellini, pittori.

Questo confermerebbe che il modello dei labirinti di Alatri, Santa Maria in Aquiro a Roma, Lucca, Pontremoli e Grinstad non è Chartres, ma un altro esemplare.

Forse solo disegnato su qualche pergamena o codice, oppure realizzato materialmente. In questo caso, se doveva rappresentare il concetto di labirinto oppure le allegoriche valenze di cui veniva investito, allora potrebbe essere stato verticale e non orizzontale. E quindi, ricollegandoci a quanto già esposto in precedenza, il più antico potrebbe proprio essere quello di Alatri.

Cristo nel labirinto di Alatri – Foto del Comune di Alatri

Oppure l’archetipo è da qualche altra parte. E se mai è esistito, potrebbe ancora attendere che qualcuno lo riporti alla luce. La ricerca continua.

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