martedì 9 settembre 2014

Curarsi con la candeggina?


(Introduzione tratta dal manuale pratico: CURARSI CON LA CANDEGGINA?)

E’ un vero piacere trovarmi a scrivere l’introduzione per questo Manuale pratico che vuole essere un’agevole guida sulle applicazioni topiche di Ipoclorito di Sodio, frutto di un enorme lavoro di ricerca solitaria che ho iniziato nell’ormai lontano 1991. Con l’osservazione clinica quotidiana e con il perfezionamento di questa metodica nel corso del tempo, mi sono formato una consapevolezza di quanto bene si possa apportare al prossimo con semplicità, gratuità e solidarietà unita ad una ferrea disciplina professionale e rigore scientifico.

L’ Ipoclorito di Sodio (NaOCl) è una molecola storicamente nota che è stata oggetto di numerosissimi studi e applicazioni, anche di alto profilo, sparsi in tutto il mondo; ora restringo al solo aspetto sanitario (poiché il prodotto in generale viene adoperato per migliaia di utilizzi) e qui riporto il mio contributo in ambito medico umano e veterinario. Con questo Manuale (che vuole essere alla portata di tutti) vengono descritte con semplicità le 99 patologie curabili o guaribili in poche applicazioni. Voglio fare una precisazione: dal Metodo Ruffini sono escluse le patologie dermatologiche a base genetica e autoimmune, le manifestazioni allergiche e quelle neurologiche (come ad esempio la neuropatia diabetica dalle manifestazioni ischemiche). Qui si tratta solo di patologie o disturbi dermatologici rigorosamente topici ad eziologia virale, microbica, micotica, protozoaria e parassitaria; sono incluse anche le reazioni acido-base (ad esempio da acido formico).

Senz’altro troverai difficile credere che una sola terapia possa debellare letteralmente moltissime forme di infezioni dermatologiche (batterica, fungina, parassitaria, virale). Hai tutto il diritto di essere scettico e incredulo, ma non lasciare che ciò ti freni dal leggere attentamente questo libro. Qui in Italia, e non soltanto, sono veramente poche le persone che conoscono l’effetto benefico di questa sostanza ...



Non c’è da stupirsi, perché i concetti e le soluzioni più semplici sono spesso quelli più veritieri ed efficaci, ma, nello stesso tempo, quelli più ignorati, e questo è particolarmente vero quando si tratta di argomenti che riguardano la salute. Siamo stati educati a credere che la soluzione dei nostri problemi fisici sia necessariamente monopolio di pochi, eppure la cura per una malattia non deve essere per forza costosa o complessa per essere veramente efficace.

Forse in questo momento sei alle prese con un problema della pelle che ti assilla da tempo. Provaci. Non é un esperimento per vedere se alla fine funziona oppure no, il Metodo Ruffini è, in effetti, un metodo terapeutico che ha portato beneficio a moltissime persone e ha prodotto risultati ben oltre quelli sperati.

E’ l’acido ipocloroso, in realtà, ad essere così determinante al disfacimento dei virus, delle cellule procariote, dei miceti, dei protozoi e dei parassiti. In effetti sono queste 5 famiglie di patogeni che, raggruppando ciascuna molte patologie dermatologiche, determinano di conseguenza il vasto elenco che in sincerità confermo nell’evidenza dei fatti. L’acido ipocloroso che si viene a formare come reazione all’ applicazione dell’ Ipoclorito di Sodio, ha la caratteristica di scindere i legami idrogeno di alcuni componenti della membrana e/o della parete cellulare compreso l’involucro virale (envelope).

Non appena scissi questi legami, l’acido ipocloroso ha estrema facilità nell’ incontrare altre componenti del microrganismo (come ad esempio per l’elicasi delle proteine dell’ HPV). A questo punto scinde anche i legami idrogeno del DNA disfacendolo e non concedendogli più alcuna possibilità di ripristino. I tempi di applicazione vanno da un minimo di 30 secondi ad un massimo di 90 secondi (in rari casi fino a 120 secondi). Questa variazione dipende dalla consistenza del tessuto (derma o mucosa) e dal tipo di struttura del patogeno.

L’ipoclorito di sodio, secondo le modalità descritte nel Manuale pratico CURARSI CON LA CANDEGGINA?, può trovare applicazione, naturalmente, anche come disinfettante negli ospedali. Se per evitare la diffusione di batteri multiresistenti, i cosiddetti superbatteri o batteri killer, come abbiamo visto, è raccomandato di evitare la somministrazione di antibiotici a largo spettro in modo preventivo rafforzando invece l’igiene, il nostro ipoclorito può essere un ottimo alleato “nelle mani”, è il caso di dire, degli operatori sanitari. Nulla di nuovo se già nell’Ottocento il medico ungherese Ignác Fülöp Semmelweis scoprì che bastava lavarsi le mani con un composto di cloro per prevenire la setticemia ovvero la febbre puerperale.

Al contrario di alcuni altri disinfettanti, l’ipoclorito di sodio non crea resistenze batteriche, ovvero la formazione di ceppi patogeni resistenti, perché non elimina quelli più deboli ma tutti: è certo che non c’è batterio, virus, fungo, protozoo o parassita che vi possa fisicamente resistere! Il Metodo Ruffini si è dimostrato sempre di più uno strumento efficace in un’ampia gamma di patologie dermatologiche, di pratico utilizzo, privo di effetti collaterali e a basso costo, derivandone quindi diversi vantaggi sociali. Innanzitutto, può rivelarsi una freccia in più nella faretra terapeutica del medico, importante sia da solo che come coadiuvante di una qualsiasi altra cura. Un altro vantaggio consiste nella riduzione del rischio di dover troppo frequentemente far ricorso ad antibiotici di sintesi, per esempio limitandone l’uso ai casi più gravi o a infezioni interne, al fine di arginare il fenomeno delle resistenze di cui si è ampiamente trattato. 

Ultimo, ma non da meno, il vantaggio economico.

Facciamo due conti:

Produrre 1 litro di ipoclorito (su grandi quantità, per uso comunitario) costa 70 centesimi di euro. Un litro equivale a 1.000 millilitri e una singola applicazione mediamente è di 5 ml/10ml, quindi, se la matematica non è un’opinione:
1.000 ml diviso 5 ml = 200 applicazioni e
1.000 ml diviso 10 ml = 100 applicazioni
dalle 100 alle 200 applicazioni al costo di produzione di 70 centesimi di euro.

Considerando, inoltre, che in molti casi una sola applicazione è risolutiva, si può arrivare a curare fino a 200 patologie (e relativi pazienti) con soli 70 centesimi.
Tuttavia, il costo modesto ha reso questo rimedio poco appetibile per le case farmaceutiche, non potendone fare un farmaco vendibile (i noti problemi di durata ne impediscono lo stoccaggio nei magazzini e nelle farmacie, come previsto dalla legge), quindi fuori commercio come farmaco. Questo è il motivo principale per cui il Metodo Ruffini non è di dominio pubblico e poco conosciuto al di fuori dei canali alternativi (Facebook, Youtube, Twitter, blog e forum vari), grazie ai quali, tuttavia, migliaia di persone si sono avvicinate ad esso, il tutto nel più assordante silenzio del mondo scientifico.

Tutto ciò è davvero inconcepibile, visto che il denaro risparmiato dal sistema sanitario nazionale sarebbe notevole (considerata la vasta quantità di patologie trattabili e la riduzione delle degenze dovute alle infezioni ospedaliere) e potrebbe essere dirottato verso la ricerca medico-scientifica o in un fondo da destinare, per esempio, ai servizi socio-sanitari e socio- assistenziali.

Auspico dunque che tale metodologia sia diffusa e adottata in ambito ospedaliero e ambulatoriale. Che L’Ipoclorito di Sodio sia reperibile in ogni farmacia nelle giuste percentuali e ad un prezzo equo considerato l’esiguo costo di produzione. Auspico altresì che il Metodo Ruffini sia inserito nei protocolli di uso quotidiano in ospedali, cliniche, comunità socio-assistenziali, nei mezzi di pronto soccorso e presso organizzazioni umanitarie. Sapete quanto aiuto si potrebbe offrire nei paesi del terzo e quarto mondo?

Vi chiedo di aiutarmi a divulgare tutto questo in quanto ritengo sia patrimonio dell’ umanità giovarsi di questa capacità terapeutica e che in nessun modo debba essere ostacolato da meri fini economici e opportunistici.

Infine voglio ringraziare mio figlio Paolo e il giornalista Valerio Droga che con passione, convinzione e pazienza hanno permesso la realizzazione di questo volume.

Dr Gilberto Ruffini, medico ematologo
www.metodoruffini.it
Pagine Facebook: Metodo Ruffini (trattamento dermatologico)



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