venerdì 4 aprile 2014

Tempo: realtà o illusione?

Le teorie del Vuoto Quantistico e della Gravità Quantistica stanno rivoluzionando i concetti tradizionali di tempo, spazio e della realtà, aprendo scenari scientifici e filosofici inattesi e sorprendenti

Luigi Maxmilian Caligiuri

Che cos’è il tempo? È reale o è soltanto un prodotto della nostra immaginazione? Esiste un inizio ed una fine del tempo? Perché il tempo scorre sempre in avanti? Perché ricordiamo il passato e non il futuro? Può il concetto di tempo fornire la base per la tanto agognata Teoria del Tutto?

Sant’Agostino, nelle Confessiones, afferma: “Allora che cosa è il tempo? Se nessuno me lo domanda, lo so. Se voglio spiegarlo a chi me lo domanda, non lo so più” e, più recentemente, il fisico Julian Barbour: “possiamo riconoscere e misurare il tempo ma non lo comprendiamo” ed è “significativo che c’è un così debole accordo su cosa esso sia realmente e su come cercare una soluzione a tale domanda”.

La scienza moderna ha sinora adottato, nei confronti del tempo, un approccio sostanzialmente “operazionale”, limitato cioè alla sua misurazione, relegando ad un livello secondario il problema della comprensione profonda del suo significato. In effetti le leggi del moto di Newton, la relatività generale di Einstein e la meccanica quantistica non richiedono la conoscenza della natura del tempo per fornire previsioni corrette. Nondimeno è possibile individuare una caratteristica fondamentale del tempo sulla quale tutti non possiamo che concordare e che ci può fornire un indizio sulla direzione in cui cercare una risposta alle nostre domande: la possibilità di misurare il tempo esiste solo ove vi sia “cambiamento”, ossia in corrispondenza alla variazione dello stato di un dato sistema.

Se esaminiamo il funzionamento di un generico orologio, notiamo che questo è basato sulla presenza di parti mobili (le oscillazioni di parti meccaniche o le vibrazioni di cristalli di quarzo negli orologi tradizionali, l’emissione di una particella da parte di atomi radioattivi, etc.) e sul cambiamento di una qualche configurazione fisica. Ma la possibilità di misurare il tempo da sola non fornisce indicazioni sul suo significato più profondo e soprattuto sulla questione se il tempo sia reale (a livello fondamentale) o se sia soltanto un’illusione o una costruzione della nostra mente ...


Nella fisica classica il tempo è assoluto ed indipendente dai fenomeni fisici che avvengono nell’Universo e dalle caratteristiche dell’osservatore, esso pertanto ha un’esistenza propria e costituisce una proprietà fondamentale dell’Universo. Come noto, la teoria della relatività di Einstein (TR) rivoluziona tale concezione non solo generalizzando il principio di relatività galileiana ma privando di autonomia ed assolutezza il concetto stesso di tempo che diventa, al pari dello spazio, una variabile dello spaziotempo (ST), ossia dell’arena all’interno della quale avvengono tutti i fenomeni fisici e che dipende sia da questi ultimi che dallo stato dell’osservatore.

Una delle conseguenze più rilevanti della TR è che il ritmo con cui il tempo “scorre” cambia a seconda del sistema di riferimento utilizzato e che solo lo ST stesso può fornire un utile sistema di riferimento rispetto al quale descrivere i fenomeni fisici. Tuttavia, sebbene privato di assolutezza, lo ST conserva una propria esistenza fisica fondamentale.
Un punto di vista alternativo è basato sull’idea che in realtà il tempo non abbia una realtà autonoma, essendo reale soltanto il cambiamento, e che esso emerga dunque semplicemente dal tentativo della nostra mente di descrivere ed interpretare tale cambiamento. Entrambe tali concezioni, tuttavia, sono caratterizzate da profondi problemi interpretativi e da conseguenze radicalmente differenti rispetto alla descrizione della realtà, in particolare l’assumere l’uno o l’altro approccio può avere, come vedremo, effetti determinanti sulla possibilità di elaborare una cosiddetta Teoria del Tutto (TDT), in grado di spiegare l’esistenza ed il comportamento di tutte le particelle, le forze, lo ST ed, infine, la nascita ed il destino dell’Universo.

L’origine del tempo
Nella cosmologia del Big Bang (BB), basata sulla Relatività Generale (RG) e la Meccanica Quantistica (MQ), l’origine del tempo, dello spazio e della materia (quantomeno di quella osservabile) viene fatta risalire ad un evento “esplosivo” avvenuto da dieci a venti miliardi di anni fa. Nella teoria del BB, dunque, non ha senso chiedersi cosa sia avvenuto prima di tale evento o in corrispondenza ad esso, essendo questo un evento singolare (ossia caratterizzato da densità, temperatura e curvatura spazio-temporale teoricamente infinita) in corrispondenza del quale le leggi stesse della fisica perdono di significato. Per poter affrontare la questione dell’inizio del tempo è dunque essenziale la formulazione di una teoria che sintetizzi la RG e la MQ, ossia della cosiddetta teoria della Gravità Quantistica (GQ) che dovrà costituire una parte essenziale di qualsiasi TDT. Una delle candidate più quotate quale TDT è la Teoria delle Stringhe (TDS), di particolare eleganza e complessità matematica, in grado di interpretare lo “zoo” di particelle elementari che originano particelle e campi, inclusa la gravità, come vibrazioni di stringhe infinitesimali.

Tuttavia essa pone dei seri problemi: il primo è che la TDS prevede la presenza di 10 o 11 (a seconda delle versione della teoria) dimensioni spazio-temporali extra (oltre alle 4 dello spazio-tempo visibile) non direttamente accessibili; il secondo è che non è in grado di spiegare la natura stessa dello ST. Infatti, se la RG interpreta la gravità come curvatura dello ST, una teoria della GQ, che possa spiegare l’origine del tempo, deve essere in grado di dedurre il comportamento dello ST, inteso come sistema quantistico (caratteristica essenziale in ambito cosmologico). Pertanto diverse TDT alternative sono state recentemente proposte, la più importante della quali è certamente quella della gravità quantistica ad anelli (loop quantum gravity o LQG) secondo la quale lo ST avrebbe, a livello fondamentale (ossia su scale inferiori della cosiddetta lunghezza di Planck pari a cm), una struttura “granulare” composta da “atomi di spaziotempo” in cui sia lo spazio che il tempo risultano quantizzati e non più continui.

5 commenti:

  1. Per ampliare il "concetto" Spazio-tempo.... Parte 1°

    Pensiero, memoria, spazio-tempo…miraggi?
    di Isabella di Soragna

    Sono cosciente, esisto...ma solo se lo “penso”, se “lo so”.

    Il pensiero crea, definisce, inquadra una certezza, quella di esistere. Ma... se non c'è pensiero, esisto o no? ( Prima dei due anni il bambino non ha la sensazione dello spazio e del tempo, non sa di esistere perchè non lo “pensa”.)

    Se elimino pensiero, associazioni, etichette, memorie... esisto? non esisto? o nessuno dei due? Al risveglio la mattina, vi è per primo una sensazione di “esserci”(che è il primo concetto anche se vago), poi i pensieri appaiono a profusione dopo la prima auto-convinzione-definizione che ‘'esisto''... come pesci che guizzano e poi scompaiono, come farfalle o moscerini che - grazie alla memoria - continuano a farmi immaginare e a convincermi che ‘'sono un corpo e una mente”, mentre invece fanno parte del film che mi sono inventato, subito dopo l'apparizione del primo pensiero che ricopre o nasconde all'istante questo ‘'non-so-che-non-so'' in cui poi mi ri-immergo addormentandomi. Tutto o.k. ma perchè prendersi per quello che non siamo? In realtà continuo a dormire anche... al risveglio, ma non lo realizzo!

    Anche se i neo-advaitin ti ripetono fino alla nausea che “non sei l'agente'' e vi è solo l'emozione di tristezza, paura o collera ecc. è ancora il più gran tranello mentale! CHI OSSERVA L'EMOZIONE? CHI REAGISCE PUR NASCONDENDOLO? è IL PRIMO PENSIERO: ‘'IO”(ben camuffato ma ben reattivo!). Anche l'affermare “non c'è un io che reagisca'' è un'ipocrisia tipicamente mentale. Per smantellare totalmente l'ego ci vuole un agguerrito Sherlock Holmes della Realtà! Si può solo “vivere” ogni istante l'Assoluto(che già siamo), non saperlo o immaginarlo attraverso una camuffamento di “realizzazione”.

    Il pensiero quindi è “tempo”. Non si può ”pensare”, se non vi è una nozione di tempo quindi di spazio e dunque di “memoria”. (v. articolo sul sito ‘'Tempo/ eternità - Spazio/infinito)

    Vediamo cos'è in fondo la memoria. Grazie all'aiuto di eminenti cibernetici e scienziati, in un lungo e complesso articolo ”Avant la vie la Mèmoire”(tr. Prima della vita, la memoria), Ida Rabinovich fa un'analisi approfondita della memoria, base di ogni manifestazione di vita senza alcuna intenzione o scopo. La memoria si manifesta sia nel riflesso di un cane che difende il padrone, che nello spermatozoo che corre al traguardo dell'ovulo o ancora negli elettroni che cercano uno spazio libero verso il quale possono satellizzarsi. Cito alcune sue affermazioni, abbreviandole:

    “La messa in evidenza di una MEMORIA contenuta nel profondo dell'attività della materia, permette di intravedere una continuità con i fenomeni della vita: dal “ricordo degli elettroni” della calamita all'organizzazione delle api, all'istinto di sopravvivenza degli uccelli migratori, all'architettura della tela di un ragno... fino al funzionamento della corteccia cerebrale umana... si tratta di valutare le scoperte dell'eminente biologo Jacques Benveniste all'INSERM. L'articolo apparso sul giornale ‘''Le Monde'' nel 1988, LA MEMORIA DELLA MATERIA descrive tale approccio che potrebbe sconvolgere i fondamenti della fisica.”

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  2. Parte 2°
    “Cos'è la memoria? Una funzione psichica particolare che permette di conservare idee, immagini ecc. acquisite anteriormente. è dunque un ritorno all'indietro nel tempo, un tempo negativo che si è accumulato.Il ricordo sarebbe l'espressione di questo tempo potenziale. Gli psichiatri e altri scienziati sono invece persuasi che il tempo vada sempre nello stesso senso, poichè è dimostrabile che tutto si dirige verso un'irreversibile disorganizzazione, l'entropia e la morte. Se questo fosse vero, non ci sarebbe posto per la memoria! Nessun movimento relativo tra gli elementi, gli astri, gli oggetti potrebbe essere percepibile! La memoria dunque esiste. E sappiamo quanto sia indispensabile nel quotidiano! Vi è anche una memoria istintiva per così dire, come quella del bebè che fa il suo primo respiro o succhia il latte materno, memoria che è genetica. Essa è indispensabile ad ogni forma di vita: ma... è proprio l'esclusiva di ogni forma di vita? Ogni memoria implica una retroazione, cioè una reazione in senso inverso al tempo positivo a cui siamo abituati. Come se il tempo rifiutasse di scorrere totalmente nello stesso senso. Sono fenomeni assai abituali. Se butto in aria una palla, quando l'impulso per mantenerla in aria si affievolisce, essa retroagisce ridiscendendo come per ritrovare il suo equilibrio inziale. Se rimbalzando dovesse trovare per terra uno scalino, essa obbedisce ad una memoria dell'equilibrio che deve ritrovare. Tutti i fenomeni atmosferici (maree, temporali, piogge, ecc.) sono dovuti ad una serie di reazioni e retroazioni di elementi che cercano di equilibrarsi: si traducono in movimenti cibernetici continui e legati tra di loro sempre alla ricerca di un equilibrio. Quindi alla domanda se la memoria è un'esclusiva del mondo vivente, si può già intravedere una risposta negativa.

    LE MACCHINE DELLA MEMORIA.

    Verso il 1950 un neurofisiologo inglese Grey Walter, cercando di riprodurre i movimenti del cervello umano in modo meccanico, inventò delle piccole “tartarughe” semoventi a rotelle che eseguivano un movimento cibernetico. Si tratta di una serie di sistemi legati a catena in modo che la perturbazione in un elemento si ripercuote su tutta la serie: arrivata all'ultimo elemento, ritorna indietro fino al primo, seguendo la catena. Si tratta dunque di una serie di retroazioni che si perpetuano fino a ritrovare l'equilibrio iniziale.

    Ecco la descrizione della tartaruga o strumento cibernetico. Vi è un occhio elettronico ruotante e sensibile alla luce collegato a due accumulatori, a loro volta collegati, uno alle due ruote motrici, l'altro allo sterzo, che dà la direzione. L'equilibrio è solo raggiunto se i due accumulatori sono carichi. L'occhio cerca una sorgente luminosa e si fissa sulla direzione di questa appena la scorge. La corrente passa e le ruote si mettono in movimento. La tartaruga si dirige verso la lampada che è l'esca.

    Prima esperienza: si frappone un oggetto tra la luce e la tartaruga. L'oggetto fa ombra ed essa si ferma. Le ruote si dirigono poi a caso di qua e di là come in un valzer lento, finchè per caso l'occhio ritrova la luce ed essa riprende il cammino.

    Seconda esperienza: si rimette l'oggetto allo stesso posto tra la lampada e la tartaruga e ci si accorge che il tempo di esitazione per evitare l'oggetto è sempre più corto e deciso. Una sola conclusione: si ricorda. Senza silicio o tessuto nervoso.... ma solo elementi cibernetici capaci di reazioni e retroazioni nella ricerca di un equilibrio.

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  3. Parte 3°

    Terza esperienza: si aggiunge un altro senso alla tartaruga, l'udito. Si pone un microfono presso la lampada, collegato all'occhio elettronico. Si fischia. Nessuna reazione naturalmente. Si cerca di “educarla”: si accende la luce e si fischia allo stesso tempo. La tartaruga va verso la luce. Si ripete l'esperienza molte volte. Poi si fischia senza accendere la luce. La tartaruga rotola verso la luce... spenta! Essa ha dunque associato il suono alla luce e ha obbedito ad un vero riflesso condizionato. Detto altrimenti, ha acquistato due memorie diverse e le ha associate, realizzando una funzione psichica molto più complessa di una semplice memoria.

    Sembra dunque fuori dubbio che la memoria esiste al di fuori del mondo vivente: si tratta di ritrovare un sistema retroattivo e un equilibrio da raggiungere.”

    Ora riassumo: Vi sono molti altri esperimenti nella fisica quantica che dimostrano che gli elettroni retroagiscono e collegano gli atomi tra di loro. Si è potuto costatare che l'elettrone conserva la memoria della forma degli atomi e dell'equilibrio da raggiungere. Si viene a formare quindi un ricciolo o anello fino a creare una spirale. Ogni spirale, ogni anello è l'espressione di un tempo negativo memorizzato che serve da trampolino all'anello successivo, in un susseguirsi di tempi negativi e positivi. Continuando così le molecole si complicano da una retroazione all'altra e immagazzinano memorie fino all'apparizione di questa enorme molecola fatta di miliardi di atomi: il DNA, la prima molecola (che definiamo) viva. Una meraviglia cibernetica, capace di andare a ritroso nel tempo e diventare sempre più complessa: da uno sviluppo al seguente, si finisce per arrivare all'ISTINTO, straordinaria somma di memorie, indispensabile alla vita. Inoltre avviene un costante conflitto tra la resistenza per la durata e l'entropia, la distruzione e di nuovo la resurrezione dalle ceneri. Si arriva quindi alla nascita della coscienza che è solo una retroazione esclusivamente psichica che la obbliga a dare uno sguardo a quest'enorme massa di memorie e memorie di memorie, accumulate nell'inconscio. Non è solo l'inconscio degli psicanalisti, ma dei geni che uniscono l'uomo ai suoi avi, non solo fino al DNA ma anche alle infime particelle di cui il cosmo è composto: “L'uomo è fatto della stessa sostanza delle stelle”. Tutto è collegato. L'uomo è lo specchio del cosmo nella sua unicità.

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  4. 4° e ultima parte

    James Jeans noto fisico dice: “L'universo comincia a presentarsi più come un grande pensiero che come una grande macchina”. (Una convenzione, una realtà consensuale di un fatto meccanico energetico, inquadrato nello spazio-tempo apparente e che si rivela vuoto... di concetti, ma pieno dell'Inconcepibile ...che siamo)

    Questo significa che l'energia psichica è anch'essa capace di retroagire con tutto ciò che la circonda, essendo anch'essa un unico campo psichico. Se riusciamo a capire il funzionamento delle stelle è perchè le stelle seguono in qualche modo la nostra logica! Se la logica non fosse universale come potremmo capire qualcosa? Einstein si meravigliava che il nostro mondo fosse comprensibile!...Il riferimento al Summum energetico di Lupasco, memoria assoluta dell'equilibrio, ma integralmente potenziale, fa pensare a quell'Assoluto di cui parlano i mistici. Si tratta di un ESSERE-NON-ESSERE - Somma e Sorgente di Tutto, allo stesso tempo Infinito e Vuoto. Un po' come il “Vuoto-pieno” scoperto in fisica quantica.

    “Il vuoto fluttua in maniera aleatoria tra essere e non-essere... nella scala quantica il vuoto è pieno” afferma il noto fisico Basarab Nicolescu.

    Poichè la ricerca dell'equilibrio è ineluttabile e può solo passare da retroazioni e sviluppi senza fine, l'uomo un giorno può solo scomparire materialmente, fondersi cioè con le energie incommensurabili che lo bagnano... nella psiche cosmica. Sarà dunque sparito o piuttosto finalmente REALIZZATO? Sono proprio queste energie che hanno forzato l'uomo a levare gli occhi verso le stelle o a tuffarlo nelle profondità delle onde-particelle di cui TUTTO è FATTO!”

    Questo è stato solo un breve riassunto dell'articolo di Ida Rabinovich.

    Per concludere e in sintesi, direi che è chiaro che la “memoria” è qualcosa di meccanico e che in definitiva il DNA è frutto di questo meccanismo di base. Lo spazio-tempo che permette l'inizio e lo svolgersi sia del primo pensiero ‘'esisto'' che della memoria, si è rivelato una convenzione apparentemente lineare, ma in realtà anche retroattivo e circolare. Anzi come ora sappiamo, relativo a un punto di riferimento immaginario. In sostanza però se lo spazio-tempo è apparente, relativo, quindi illusorio, dove va a finire la memoria, i miliardi di anni e il futuro delle guerre stellari? Nel qui-ora, sempre presente. Non c'è passato, non c'è futuro e...nemmeno presente, tranne che per consenso collettivo, di comunicazione.

    Ancora una volta mistici, fisici e neuro-scienziati s‘incontrano senza conoscersi. Siamo ancora nell'ambito del senso di essere, che è ancora una definizione, un'affermazione mentale. L'attimo del concepimento contiene già tutta la potenzialità del (presunto) divenire. Le memorie legate al periodo del parto (“Regni dell'inconscio” Stan Grof* )confermano che gli tsunami, le guerre, le violenze, il senso di strada senza uscita( ma anche le estasi) sono già sperimentate in dettaglio dal feto e che si protrarranno in vario modo durante tutto l'arco della sua esistenza! Non osserveremo MAI NULLA DI NUOVO! Una volta rivissute perdono forza. Ciò dimostra che l'adesione a “ciò che è” per quanto orrendo ci appaia è un tentativo di neutralizzare, aderendovi, il film “horror” che ci siamo creati e che abbiamo memorizzato e soppresso nell'inconscio.

    QUELLO che siamo REALMENTE è prima del girotondo di memorie, di spazio-tempo inventato e di dimensioni immaginate. Gli oggetti (dalla madre al granello di polvere) sono sperimentabili solo nel cerchio della temporalità: se questa si rivela solo “una convenzione apparente” che cosa rimane?

    Il sapere di essere potrà continuare il suo carosello e le sue fantasmagorie, ma non saremo più identificati ad esso. Alice** non avrà più paura di sparire se “sveglierà il re che dorme” perchè ora sa che...non è mai esistita, tranne se lo pensa e se lo ricorda.

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  5. Grazie per il prezioso contributo Oldleon. E a Isabella Soragna!
    Forse conserverò questo articolo riproducendolo qui. :)

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